La Nuova Sardegna

taglio del nastro con imbarazzi 

E a Ottana inaugurata la centrale finita nelle carte dell’inchiesta

di Paolo Merlini

INVIATO A OTTANA. Inaugurare un’opera pubblica a 48 ore dalla notizia di un’inchiesta della magistratura su un giro di mazzette legate alla sua costruzione è un po’ come celebrare un matrimonio...

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INVIATO A OTTANA. Inaugurare un’opera pubblica a 48 ore dalla notizia di un’inchiesta della magistratura su un giro di mazzette legate alla sua costruzione è un po’ come celebrare un matrimonio nonostante uno dei due coniugi sia stato appena scoperto in flagrante adulterio. Eppure si decide di andare avanti: le partecipazioni sono già state ricevute, il pranzo di nozze pagato, molti invitati sono arrivati persino dall’estero, e il tradimento viene rapidamente archiviato alla voce imprevisti. Resta un discreto d’imbarazzo tra i presenti, anche se i fatti al centro dell’indagine si riferiscono a un periodo – l’inizio del 2014 – in cui gli intervenuti all’apertura del modernissimo impianto per la produzione di energia solare non ricoprivano ancora quel ruolo: dagli assessori regionali all’Industria Maria Grazia Piras e ai Lavori Pubblici Edoardo Balzarini al nuovo amministratore unico dell’Enas Giovanni Sistu, subentrato da 2015 nella carica a Davide Galantuomo, figura chiave dell’inchiesta dei giudici di Cagliari.

Ed è proprio lui, Galantuomo, il convitato di pietra della mattinata, nonostante i suoi rapporti con l’Enas si siano interrotti da due anni e da martedì si trovi agli arresti domiciliari. Sistu lo dice a chiare lettere pur senza soffermarsi a lungo: «Le ultime due giornate sono state molto dure per l’ente, non posso nasconderlo, ma sento ancora di più la responsabilità di rappresentare in questa sede i lavoratori che ogni giorno si impegnano per garantire un bene primario per la nostra regione qual è l’acqua. Persone che in tutti questi anni hanno portato a casa il risultato di eccellenza che vediamo oggi, operando con trasparenza e onestà».

Dopo questa doverosa premessa, l’inaugurazione entra nel vivo con l’illustrazione delle caratteristiche dell’impianto, unico in Europa a detta dei progettisti che hanno lavorato fianco a fianco con la facoltà di ingegneria di Cagliari, rappresentata dal docente Alfonso Damiano. «Un impianto unico nel suo genere sia per dimensioni contenute e livelli di potenzia sia per l’integrazione delle tecnologie», dice Damiano. La centrale unisce infatti fotovoltaico e termodinamico, è dotata di un buon numero di pannelli che seguono i raggi solari, e consente inoltre di gestire e conservare energia grazie a due sistemi di accumulo caratterizzati da speciali batterie. È in grado di produrre 1600 megawattora annui e ha un sistema di gestione che tiene conto delle diverse condizioni metereologiche.

Che utilizzo avrà? Principalmente ridurre gli enormi costi di energia che l’Enas sostiene per garantire la messa in pressione dell’acqua proveniente dalle tante dighe sparse nell’isola (9 milioni di euro l’anno). Ma non solo, perché l’assessore Piras auspica che l’impianto funga da volano per il settore agroalimentare verso il quale la giunta Pigliaru vorrebbe dirottare il futuro della piana di Ottana, dopo il fallimento della grande industria. L’impianto, ha continuato Piras, si inserisce a pieno titolo nel cambio di rotta che la giunta regionale ha adottato sul fronte delle politiche energetiche. «L’isola produce già il 25% di energia con fonti rinnovabili, il nostro obiettivo è portarla al 50 entro il 2050, superando il 40 richiesto dall’Unione europea. La Sardegna ha finalmente un piano energetico che consentirà di abbattere i costi per le imprese e le famiglie. Lavoriamo su più fronti: portando il metano, con l’efficientamento energetico dei nuovi edifici pubblici e puntando sulle rinnovabili». Concetti ribaditi dall’assessore ai Lavori Pubblici, Balzarini, che vede nell’impianto «un punto di partenza verso traguardi ancora più importanti». Per lo stesso impianto di Ottana si prevede una spesa complessiva di poco inferiore ai 60 milioni, con altri tre lotti successivi al primo, inaugurato ieri, costato circa 15 milioni.

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