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La maggioranza a pezzi Pd compatto con Pigliaru

La maggioranza a pezzi Pd compatto con Pigliaru

I democratici replicano all’attacco del Partito dei sardi sulla vertenza con lo Stato Sedda (Pds) minimizza: nessuna crisi ma vogliamo evitare gli errori del passato

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CAGLIARI. Il soccorso è scattato immediato. Dopo l’attacco frontale del Partito dei sardi al governatore Francesco Pigliaru, gli ha contestato la gestione deelle trattative col governo Gentiloni, il Pd è sceso in campo compatto a sostegno della coalizione. Il messaggio lanciato dal partito di maggioranza relativa è stato subito forte: «Oggi intrappolarci in una crisi politica sarebbe inutile e pericoloso», e, allo stesso tempo, ha invitato «il Pds ad abbassare i toni della polemica, per riaprire invece i canali del dialogo». Un dialogo, a questo punto, sembra sempre più necessario fra tutti i partiti che fanno parte della coalizione del 2014. Anche se in queste ore solo l’Upc si è preoccupato di schierarsi dalla parte di Pigliaru, mentre gli altri alleati sono rimasti in silenzio e questo silenzio qualcosa vorrà dire. Questo: che ancor prima di votare la riorganizzazione della rete ospedaliera, è in discussione in Consiglio regionale e le divisioni sono ancora molte, la maggioranza ha bisogno di una robusta manutenzione. A cominciare da quando? Da subito, e infatti un vertice straordinario della coalizione sarebbe stato organizzato per lunedì, alla vigilia della ripresa del confronto in aula sulla sanità.

Il Pd in campo. Oltre al segretario regionale Giuseppe Luigi Cucca e al capogruppo in Consiglio Pietro Cocco, anche il presidente della commissione bilancio, Franco Sabatini, ha provato a rimettere in equilibrio i rapporti col Pds. Dopo aver ribadito che «finora Pigliaru ha compiuto i passi giusti nel braccio di ferro sul peso sproporzionato degli accantonamenti sulle entrate della Regione» e sostenuto che «la giunta non ha alcuna intenzione di accettare condizioni sfavorevoli», Sabatini ha lanciato un appello a gli alleati: «Non è questo il momento delle polemiche, ma della massima unità delle forze politiche che devono stringersi intorno al presidente Pigliaru e sostenerlo nella trattativa appena cominciata con il governo». È lo stesso concetto espresso a caldo da Cucca e dal capogruppo Cocco, che però hanno ricordato come «i rapporti con Palazzo Chigi abbiano prodotto anche risultati che il Partito dei sardi non dichiara o fa finta di non conoscere». È stato proprio Cocco a rinfrescare la memoria agli alleati ribelli: «Siamo riusciti a strappare le norme che regolano finalmente il trasferimento del gettito fiscale dallo Stato alla Regione, abbiamo ottenuto 900 milioni di arretrati e 150 milioni in più di entrate certe ogni anno, Inoltre, non vanno certo dimenticati i 3 miliardi del Patto per la Sardegna.

L’Upc contro il Pds. «La nostra non è una difesa d'ufficio ma un convinto sostegno. Pigliaru è stato ingiustamente accusato di debolezza e inerzia, e addirittura di timida sottomissione col governo», hanno scritto Antonio Satta e Pierfranco Zanchetta, segretario e consigliere regionale dell’Upc. Per poi aggiungere: «Noi non stiamo certo con i demolitori e neanche con i rampanti della politica distruttiva. Noi prendiamo le distanze da chi è già in campagna elettorale e da chi usa il maglio per sfasciare il difficile lavoro del centrosinistra di ricostruire la Sardegna».

I principi del Pds. Accusato da più parti, il Pds si è fatto avanti col segretario Franciscu Sedda: «Alcuni hanno ritenuto il nostro comunicato sui rapporti tra Regione e governo italiano, il preludio all'apertura di una crisi, o un attacco personale al presidente Pigliaru. Non c'è una crisi in corso – ha proseguito – ma l'ennesimo tentativo da parte nostra di rimarcare principi, metodi e valori fondamentali per la Sardegna. Il nostro gruppo ha solo ribadito quello che ripetiamo con grande sincerità e serenità da molto tempo al presidente, e cioè la necessità di lavorare insieme per evitare che si ripetano gli errori del passato», Per concludere: «L’evidente slealtà dello Stato italiano la possiamo combattere se ragioniamo e agiamo insieme. Ecco perché l’andare a Roma per incontrare ministri, o l'idea di una seduta straordinaria del Consiglio regionale davanti a Palazzo Chigi, ci sembrano, anche simbolicamente, i soliti metodi dell'autonomismo che non portano a nulla. Oggi serve altro».

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