Qualità governi regionali l’isola come la Romania
Pollice verso dalle mappe contenute nel “Rapporto sulla coesione politica” La Sardegna è agli ultimi posti, rischia di essere inserita tra le aree sottosviluppate
3 MINUTI DI LETTURA
SASSARI. Altro che ripresa economica, la Sardegna è stretta nella morsa della crisi. Mentre le altre regioni europee, dopo la grande crisi, sono ripartite, l’isola è ferma al palo. Anzi, in questi ultimi cinque anni, gli indicatori sono peggiorati. Il reddito procapite è crollato, la disoccupazione giovanile è salita alle stelle e, soprattutto, la qualità della amministrazione regionale è peggiorata scendendo al livello delle regioni bulgare e rumene. È l’istantanea della Sardegna scattata dal settimo “Rapporto sulla politica di coesione” pubblicato qualche giorno fa dalla Commissione europea. In tutte le mappe regionali contenute nel rapporto la Sardegna fa una pessima figura.
Ora toccherà alla Commissione, dopo aver fatto verificato lo stato di salute delle regioni europee, individuare nuovi criteri per la ripartizione dei fondi strutturali tra gli Stati membri per dirottare, dal 2020 in poi, le risorse dai paesi dell’Est, quelli che in questi anni hanno più goduto degli aiuti europei, agli Stati membri che più hanno sofferto la crisi, come l’Italia e la Spagna. A beneficiare dei fondi sarebbero le regioni più in difficoltà, come la Sardegna, appunto, che dal livello di “regione in transizione” – come è classificata oggi dalla Commissione europea – potrebbe precipitare, visti i dati negativi, a quello delle “regioni meno sviluppate”.
Dal rapporto della Commissione emerge che la situazione nell’isola è davvero preoccupante, da qualunque indicatore la si guardi. Il reddito procapite è al di sotto della media europea, con un crollo del 10% dopo la doppia recessione del 2008 e del 2011. Il tasso di disoccupazione è alle stelle, in particolare quello giovanile: quasi il 50%, come in Grecia e in Macedonia. «Una situazione che aumenta il rischio di povertà e spinge le persone a spostarsi per cercare lavoro», sottolinea Commissione Ue. Per non parlare dei “Neet”, i giovani tra i 15 e i 24 anni che non studiano né lavorano né seguono corsi di formazione: sono il 30%. Ma l’indice che colpisce di più è quello sulla qualità dell’amministrazione regionale: la Sardegna è agli ultimi posti, insieme alla Sicilia e al pari delle peggiori regioni bulgare e rumene. Secondo la Commissione «una scarsa qualità di governo frena lo sviluppo economico e riduce l’impatto degli investimenti pubblici». Ovviamente le regioni che hanno sistemi di governo più efficienti sono anche quelle più ricche: come accade nei paesi nordici, in Olanda e in Germania. Per questo la Commissione esorta i paesi a migliorare la qualità dei governi locali e a rafforzare la capacità amministrativa: è da qui che bisogna partire se si vuole dare una speranza alla Sardegna. Anche perché, come sottolinea la Commissione, «le regioni in transizione, come la Sardegna, non hanno fatto quasi nessun progresso in questi anni e, se la tendenza si mantiene, sarà superata da quelle meno sviluppate entro il 2020». (g.z.)
Ora toccherà alla Commissione, dopo aver fatto verificato lo stato di salute delle regioni europee, individuare nuovi criteri per la ripartizione dei fondi strutturali tra gli Stati membri per dirottare, dal 2020 in poi, le risorse dai paesi dell’Est, quelli che in questi anni hanno più goduto degli aiuti europei, agli Stati membri che più hanno sofferto la crisi, come l’Italia e la Spagna. A beneficiare dei fondi sarebbero le regioni più in difficoltà, come la Sardegna, appunto, che dal livello di “regione in transizione” – come è classificata oggi dalla Commissione europea – potrebbe precipitare, visti i dati negativi, a quello delle “regioni meno sviluppate”.
Dal rapporto della Commissione emerge che la situazione nell’isola è davvero preoccupante, da qualunque indicatore la si guardi. Il reddito procapite è al di sotto della media europea, con un crollo del 10% dopo la doppia recessione del 2008 e del 2011. Il tasso di disoccupazione è alle stelle, in particolare quello giovanile: quasi il 50%, come in Grecia e in Macedonia. «Una situazione che aumenta il rischio di povertà e spinge le persone a spostarsi per cercare lavoro», sottolinea Commissione Ue. Per non parlare dei “Neet”, i giovani tra i 15 e i 24 anni che non studiano né lavorano né seguono corsi di formazione: sono il 30%. Ma l’indice che colpisce di più è quello sulla qualità dell’amministrazione regionale: la Sardegna è agli ultimi posti, insieme alla Sicilia e al pari delle peggiori regioni bulgare e rumene. Secondo la Commissione «una scarsa qualità di governo frena lo sviluppo economico e riduce l’impatto degli investimenti pubblici». Ovviamente le regioni che hanno sistemi di governo più efficienti sono anche quelle più ricche: come accade nei paesi nordici, in Olanda e in Germania. Per questo la Commissione esorta i paesi a migliorare la qualità dei governi locali e a rafforzare la capacità amministrativa: è da qui che bisogna partire se si vuole dare una speranza alla Sardegna. Anche perché, come sottolinea la Commissione, «le regioni in transizione, come la Sardegna, non hanno fatto quasi nessun progresso in questi anni e, se la tendenza si mantiene, sarà superata da quelle meno sviluppate entro il 2020». (g.z.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
