Abbanoa, ultimatum dell’Anac alla Regione
Un mese e mezzo di tempo per restituire a Egas e Comuni i poteri di controllo sulla società in house
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CAGLIARI. L’Egas non può esercitare il controllo analogo sugli atti di Abbanoa, non ha voce in capitolo quando si tratta di nominare gli amministratori perché è la Regione a decidere, i comuni sono soci della più grande compagine in house dell’isola ma non contano nulla e sono costretti a subire ogni scelta malgrado la legge li coinvolga pienamente anche nel potere di vigilanza. Le lunghe e articolatissime controdeduzioni trasmesse da Abbanoa e dalla Regione non hanno modificato di una virgola il parere che l’Anac - l’Autorità nazionale anticorruzione - aveva anticipato a luglio scorso e quel parere si è trasformato in una delibera formale firmata di pugno dal presidente Raffaele Cantone e depositata il 27 settembre. Sono dodici cartelle in cui il magistrato esamina sotto ogni profilo le criticità a suo tempo segnalate da ventitrè consiglieri regionali capeggiati da Antonio Gaia e si allinea alle conclusioni dell’Agcm - l’Autorità garante della concorrenza e del mercato - offrendo all’azionista di maggioranza di Abbanoa, l’amministrazione Pigliaru, non più elementi di riflessione ma un mese e mezzo di tempo per comunicare come e quando le criticità saranno rimosse. E’ un ultimatum pacato ma fermo, di cui la Regione dovrà tener conto e che potrebbe condurre a una completa revisione delle gerarchie di potere all’interno del sistema idrico integrato della Sardegna, segnato da conflitti durissimi fra società e organismo di controllo sui quali adesso sembra sia arrivata una parola autorevole e definitiva.
Dalla lettura della delibera appare chiaro come le argomentazioni giuridiche proposte da Abbanoa e dalla Regione in difesa dello status quo non abbiano convinto il presidente dell’Anac, che scrive: «Dall’esame delle controdeduzioni da ultimo acquisite, l’Autorità ritiene che non emergano significativi elementi a discarico rispetto ai rilievi formulati in Cri (nelle risultanze istruttorie, ndr)».
Ma quali sono gli aspetti cruciali al centro del confronto? Sono due, che Cantone illustra nel dettaglio dopo aver ripercorso fin dalle origini la storia della società concessionaria del servizio idrico sardo: la quota di maggioranza di Abbanoa spa (il 68,11%) è in mano alla Regione, il resto delle azioni è «eccessivamente parcellizzato» e il che «comporta un significativo affievolimento, se non azzeramento, dei poteri di controllo dei comuni sardi rispetto alle attività della società in house da essi compartecipata». Il controllo da parte dei comuni «assume i connotati - scrive l’Anac - di assoluta ininfluenza». Come dire: i comuni sono soci di Abbanoa ma è come se non lo fossero. L’altro punto riguarda l’Egas, l’ente che ha sostituito nel compito di controllo la vecchia Aato: Cantone osserva che non ha «poteri di nomina e di revoca dei vertici societari di Abbanoa spa, ancorché investito delle attività di programmazione, organizzazione e controllo nei confronti di quest’ultima». In altre parole: grazie al superpotere della Regione, che esclude dalla partita decisionale i comuni, Abbanoa detiene un livello di autonomia in contrasto con l’esistenza di un ente deputato a controllarne gli atti e a gestirne i vertici. Scrive Cantone: «Emerge per tabulas che i comuni sardi non esercitano il controllo analogo su Abbanoa», vale a dire «il controllo che l’ente proprietario della società in house deve esercitare su quest’ultima con caratteri di incisività e dominanza analoghi a quelli che si rinvengono nel controllo che lo stesso esercita sui propri servizi». Non solo: «Esso - aggiunge il magistrato dell’Anac - è strutturato in modo anomalo e non in linea coi requisiti che dovrebbero caratterizzarlo, in quanto in prevalenza incentrato sulla Regione, che lo esercita di fatto mediante i poteri di nomina e di revoca che le competono per statuto e in modo residuale e apparente su Egas». (m.l)
Dalla lettura della delibera appare chiaro come le argomentazioni giuridiche proposte da Abbanoa e dalla Regione in difesa dello status quo non abbiano convinto il presidente dell’Anac, che scrive: «Dall’esame delle controdeduzioni da ultimo acquisite, l’Autorità ritiene che non emergano significativi elementi a discarico rispetto ai rilievi formulati in Cri (nelle risultanze istruttorie, ndr)».
Ma quali sono gli aspetti cruciali al centro del confronto? Sono due, che Cantone illustra nel dettaglio dopo aver ripercorso fin dalle origini la storia della società concessionaria del servizio idrico sardo: la quota di maggioranza di Abbanoa spa (il 68,11%) è in mano alla Regione, il resto delle azioni è «eccessivamente parcellizzato» e il che «comporta un significativo affievolimento, se non azzeramento, dei poteri di controllo dei comuni sardi rispetto alle attività della società in house da essi compartecipata». Il controllo da parte dei comuni «assume i connotati - scrive l’Anac - di assoluta ininfluenza». Come dire: i comuni sono soci di Abbanoa ma è come se non lo fossero. L’altro punto riguarda l’Egas, l’ente che ha sostituito nel compito di controllo la vecchia Aato: Cantone osserva che non ha «poteri di nomina e di revoca dei vertici societari di Abbanoa spa, ancorché investito delle attività di programmazione, organizzazione e controllo nei confronti di quest’ultima». In altre parole: grazie al superpotere della Regione, che esclude dalla partita decisionale i comuni, Abbanoa detiene un livello di autonomia in contrasto con l’esistenza di un ente deputato a controllarne gli atti e a gestirne i vertici. Scrive Cantone: «Emerge per tabulas che i comuni sardi non esercitano il controllo analogo su Abbanoa», vale a dire «il controllo che l’ente proprietario della società in house deve esercitare su quest’ultima con caratteri di incisività e dominanza analoghi a quelli che si rinvengono nel controllo che lo stesso esercita sui propri servizi». Non solo: «Esso - aggiunge il magistrato dell’Anac - è strutturato in modo anomalo e non in linea coi requisiti che dovrebbero caratterizzarlo, in quanto in prevalenza incentrato sulla Regione, che lo esercita di fatto mediante i poteri di nomina e di revoca che le competono per statuto e in modo residuale e apparente su Egas». (m.l)
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