Bilancio, arriva il via libera della giunta
Le entrate sono cresciute di 120 milioni. Uffici al lavoro sulla Finanziaria: nessun aumento di tasse
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CAGLIARI . Prima di scrivere quanti saranno i miliardi in gioco nella Finanziaria 2018, la grande novità è che il bilancio è stato approvato dalla giunta 24 ore fa. È un record. L’anno scorso il via libera, a Villa Devoto, fu fra Natale e Capodanno, con poi tre mesi di esercizio provvisorio fino al sì finale del Consiglio regionale, in primavera. Stavolta tutto dovrebbe filare liscio e da gennaio, al netto del voto dell’Aula che deve ancora esserci, la Finanziaria andrà di pari passo con l’anno solare.
I numeri. Tutto compreso sono 7 miliardi e 724 milioni quelli messi nel conto dall’assessore al bilancio Raffaele Paci. In attesa del dettaglio, annunciato a giorni, la primizia è che le entrate da un anno all’altro sono aumentate di 120 milioni. Il che vuol dire: i sardi hanno versato più soldi nelle casse dell’Erario ed è aumentato anche il gettito dell’Iva.
Le tasse. Come si sapeva da tempo, non aumenteranno le imposte regionali Irpef e Irap. Secondo le stime dell’assessorato, vorrà dire che nelle tasche delle famiglie rimarranno, o meglio ancora non dovranno sborsare, 130 milioni e 100 milioni le aziende, proprio per la conferma delle aliquote. L’indiscrezione. Si sa che fra le novità è previsto un piano straordinario per svecchiare il parco macchine della protezione civile, dell’antincendio e dell’Agenzia Forestas. L’acquisto sarà in leasing.
Le conferme. Buona parte delle risorse, come in ogni Finanziaria, sarà assegnata ai grandi capitoli: sanità, che farà la parte da leone con oltre il 40 per cento delle entrate, poi enti locali, intorno ai 600 milioni, scuola, lavoro, agricoltura e turismo. Il resto sarà suddiviso fra gli assessorati, mentre un’altra fetta importante sarà destinata alle immancabili spese generali e fisse: dagli stipendi della macchina Regione alla rata del mutuo per le infrastrutture.
Accantonamenti. La seconda riunione per l’ultima vertenza aperta con il governo, ci sono 684 milioni, era prevista oggi a Roma, ma è stata rinviata. Il motivo: impegni improvvisi del sottosegretario Gian Claudio Bressa. Sarebbe dovuto essere lui, a una settimana dal primo incontro, a dare la risposta alla proposta della Regione: metà degli attuali accantonamenti, o comunque un taglio di almeno 200 milioni rispetto al contributo, è lo stesso da 3 anni, che la Sardegna versa suo malgrado per ridurre il debito pubblico nazionale. Come ha ripetuto anche di recente Pigliaru, nessuno nega che anche «la nostra Regione debba contribuire, ma è sproporzionata la quota di entrate che non ci sono trasferite dallo Stato».
Agenzia entrate. Il 24 ottobre, davanti alla Corte costituzionale, è confermato che la Regione ci sarà, per contrastare la decisione del governo d’impugnare parte della legge approvata un anno fa dal Consiglio regionale. Proprio l’Agenzia sarda delle entrate è al centro del recente testa a testa fra Pigliaru e il Partito dei sardi. Dalla presidenza confermano che «le nostre controdeduzioni sono molto dettagliate e puntiamo a vincere il contenzioso col governo».
I numeri. Tutto compreso sono 7 miliardi e 724 milioni quelli messi nel conto dall’assessore al bilancio Raffaele Paci. In attesa del dettaglio, annunciato a giorni, la primizia è che le entrate da un anno all’altro sono aumentate di 120 milioni. Il che vuol dire: i sardi hanno versato più soldi nelle casse dell’Erario ed è aumentato anche il gettito dell’Iva.
Le tasse. Come si sapeva da tempo, non aumenteranno le imposte regionali Irpef e Irap. Secondo le stime dell’assessorato, vorrà dire che nelle tasche delle famiglie rimarranno, o meglio ancora non dovranno sborsare, 130 milioni e 100 milioni le aziende, proprio per la conferma delle aliquote. L’indiscrezione. Si sa che fra le novità è previsto un piano straordinario per svecchiare il parco macchine della protezione civile, dell’antincendio e dell’Agenzia Forestas. L’acquisto sarà in leasing.
Le conferme. Buona parte delle risorse, come in ogni Finanziaria, sarà assegnata ai grandi capitoli: sanità, che farà la parte da leone con oltre il 40 per cento delle entrate, poi enti locali, intorno ai 600 milioni, scuola, lavoro, agricoltura e turismo. Il resto sarà suddiviso fra gli assessorati, mentre un’altra fetta importante sarà destinata alle immancabili spese generali e fisse: dagli stipendi della macchina Regione alla rata del mutuo per le infrastrutture.
Accantonamenti. La seconda riunione per l’ultima vertenza aperta con il governo, ci sono 684 milioni, era prevista oggi a Roma, ma è stata rinviata. Il motivo: impegni improvvisi del sottosegretario Gian Claudio Bressa. Sarebbe dovuto essere lui, a una settimana dal primo incontro, a dare la risposta alla proposta della Regione: metà degli attuali accantonamenti, o comunque un taglio di almeno 200 milioni rispetto al contributo, è lo stesso da 3 anni, che la Sardegna versa suo malgrado per ridurre il debito pubblico nazionale. Come ha ripetuto anche di recente Pigliaru, nessuno nega che anche «la nostra Regione debba contribuire, ma è sproporzionata la quota di entrate che non ci sono trasferite dallo Stato».
Agenzia entrate. Il 24 ottobre, davanti alla Corte costituzionale, è confermato che la Regione ci sarà, per contrastare la decisione del governo d’impugnare parte della legge approvata un anno fa dal Consiglio regionale. Proprio l’Agenzia sarda delle entrate è al centro del recente testa a testa fra Pigliaru e il Partito dei sardi. Dalla presidenza confermano che «le nostre controdeduzioni sono molto dettagliate e puntiamo a vincere il contenzioso col governo».
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