Cento opere pubbliche incompiute: la Sardegna da record
Dalle scuole alle case popolari tanti i lavori mai ultimati. Il primato è della diga di Cumbidanovu che aspetta da 30 anni
SASSARI. L'isola delle 100 incompiute conquista la maglia nera a livello nazionale. È la Regione italiana – insieme alla Sicilia – dove è cresciuto di più il numero di opere pubbliche ferme: progetti finanziati e lasciati a metà, oppure mai iniziati, o addirittura terminati ma mai utilizzati perché non collaudati. Nell’elenco ci sono strade, strutture sportive, impianti idrici e fognari, scuole, chiese, teatri, case popolari, cimiteri, piste ciclabili. Per la maggior parte non è all’orizzonte alcun taglio del nastro: quasi sempre i lavori sono stati interrotti prima della scadenza contrattuale e non ci sono le condizioni per farli ripartire.
Le ragioni sono diverse: fallimenti delle imprese, problemi nelle gare d’appalto, cambiamento di strategie nella pianificazione comunale o regionale e quindi rinuncia all’esecuzione degli interventi. Lo stop ai cantieri si traduce nel blocco degli investimenti: nell’isola le opere incompiute tengono in freezer 360 milioni di euro. Sardegna in testa. Da sola l’isola mette insieme poco meno di un settimo delle incompiute presenti a livello nazionale. Il totale delle opere pubbliche ferme è 752 con una flessione del 14 per cento rispetto al 2015, quando erano 874. Significa che nella maggior parte delle Regioni c’è stato un calo perché una parte delle opere è stata ultimata o resa fruibile.
In Sardegna il caso record è quella della diga di Cumbidanovu a Orgosolo, destinata a risolvere i problemi idrici isolani, ma che dopo trent'anni è stata realizzata a metà. A quarant'anni è giunta l'attesa per la realizzazione del nuovo percorso stradale Sassari-Tempio, il cui primo lotto è stato completato dieci anni fa. A proposito di colllegamenti, tra ferrovie e strade in Sardegna sono in piedi ben 99 cantieri. L'intervento più importante in corso è la 4 corsie Sassari-Olbia.
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