La Nuova Sardegna

L'ambasciatore del Qatar: «Pronti a investire ancora in Sardegna»

di Luca Rojch
Abdulaziz Bin Ahmed Al Malki
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Abdulaziz Bin Ahmed Al Malki

Abdulaziz Bin Ahmed Al Malki: Meridiana sarà una compagnia internazionale. Il Mater Olbia sarà un centro di riferimento mondiale. Ma serve meno burocrazia

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ROMA. Il primo azionista dell’economia sarda arriva dall’altra parte del mondo. Il Qatar pezzo dopo pezzo è diventato sempre più una colonna del sistema Sardegna. Dall’acquisto della Costa Smeralda nel 2012, al salvataggio del San Raffaele alle porte di Olbia, ora ribattezzato Mater Olbia. Fino all’acquisizione di Meridiana, perfezionata qualche mese fa. Lo Stato grande come la Basilicata, ma con il più alto reddito pro capite al mondo, ha una quantità sterminata di denaro da investire. E la Sardegna sembra essere uno dei suoi obiettivi strategici. Il fondo sovrano del Qatar, Qia, fattura 170 miliardi di euro all’anno. E l’emirato che possiede il più vasto giacimento di gas naturale al mondo ha deciso di diversificare sempre più il suo business. Ma sugli assetti del Qatar e sui suoi possibili investimenti pesano diverse incognite. Dall’incertezza dei rapporti con gli Stati vicini, alle questioni di casa nostra. Il grande azionista straniero guarda con interesse alle scelte politiche. Promette, e spende, per offrire un futuro da leader dei cieli a Meridiana. E spiega come trasformerà il Mater in un centro di eccellenza medica internazionale.

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Abdulaziz Bin Ahmed Al Malki, l’ambasciatore del Qatar a Roma, presenta le nuove iniziative imprenditoriali del Qatar in Sardegna. Parla non solo dei rapporti dello stato Mediorientale con l’Italia e la Sardegna, ma anche dei delicati assetti internazionali. Le tensioni con i Paesi vicini si abbattono come un effetto domino sulla Sardegna e su tutti gli stati in cui il Qatar ha interessi. La sfida è dei 4 paesi arabi: Arabia Saudita, Emirati, Egitto e Bahrein, che hanno bloccato le frontiere, i voli aerei e i rapporti economici. «Sono trascorsi ormai mesi dal blocco dichiarato dai “paesi dell’assedio” come li chiamo io, un’azione messa a punto a tavolino e lanciata col pretesto di rispondere ad alcune fake news che sono state infilate sui siti Internet del Qatar. Ma dopo 4 mesi il Qatar è ancora in piedi, più forte che mai, capace di sviluppare le sue relazioni internazionali, di essere presente sulla scena internazionale e di difendere i suoi interessi. Lavoriamo con i nostri alleati per ristabilire la realtà delle cose, per questo l’emiro ci ha dato una road map da seguire per la gestione di questa crisi. Dall’inizio della crisi noi siamo sempre stati disposti a negoziare, dialogare con gli altri paesi arabi, a patto che non venga danneggiata la nostra sovranità».

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Il blocco ha provocato ripercussioni sulla vita del Qatar?

«Ci sono 20mila famiglie che sono state coinvolte da questo blocco, famiglie in cui uno dei partner è un qatarino. La sicurezza alimentare del paese è stata da subito garantita, abbiamo importazioni da altri paesi dell’area. Ma con le frontiere chiuse, il blocco dei voli, il congelamento dei contatti politici, del business, il danno ai contatti familiari è stato rilevante. Anche per questo lavoriamo perché questo blocco sia levato, per aiutare la condizione di queste 20 mila famiglie miste di arabi e qatarini che sono danneggiate da questa misura insana».

Tutto è nato da alcune dichiarazioni attribuite all’emiro e pubblicate su siti ufficiali del Qatar. Dichiarazioni di apertura all’Iran e di critica ad altri paesi arabi.

«Abbiamo chiesto aiuto all’Fbi americano per capire chi è stato a compiere questo hackeraggio, attendiamo i risultati e la nostra polizia li passerà al Procuratore generale. Quella era una provocazione per far partire un piano che prevedeva il blocco, l’assedio del mio paese. Stiamo reagendo, innanzitutto spiegando al mondo la realtà delle cose. Nel mondo sta crescendo la consapevolezza delle ragioni del Qatar, e molti ci riconoscono il fatto che il paese sta affrontando la crisi con saggezza e maturità per le procedure che sono state indicate dall’emiro. È una crisi provocata ad arte dai “paesi dell’assedio”, senza prove contro di noi, senza un vero, reale motivo politico che non sia comprimere la nostra libertà di movimento politico. L’Italia ha capito, ha salutato la mediazione kuwaitiana, favorito un dialogo diretto per risolvere la crisi, senza intaccare la sovranità di nessuno».

Da poco è stato annunciato un accordo importante fra Italia e Qatar, avete acquisito il 49% della compagnia aerea Meridiana.

«A livello di cooperazione bilaterale con l’Italia devo dire che il rapporto è in crescita costante. A livello politico-diplomatico abbiamo aperto un Consolato Generale a Milano, qui a Roma abbiamo aperto l’ufficio dell’Addetto militare. Per Meridiana ci sono stati 3 anni di negoziato, e finalmente con il grande apporto del ministro Graziano Delrio siamo riusciti a raggiungere un accordo che farà di questa compagnia aerea un asset strategico per il sistema del trasporto aereo costruito da Qatar Airways. Meridiana è un elemento importante per l’economia della Sardegna, ma ne faremo un vettore italiano, europeo, in grado di collaborare con la struttura messa in piedi da Qatar Airways. Seguiamo molto le condizioni della Sardegna; ci avviamo ad aprire l’ospedale di Olbia, il Mater Olbia, poi seguiranno altri progetti, presto mi vedrò con il sindaco e con il governatore della Sardegna. Noi puntiamo molto sulla diversificazione degli investimenti. Con il 49% di Meridiana il nostro obiettivo è quello di far crescere la compagnia fino a farla diventare un vettore europeo a tutto campo: coprirà l’Europa, 150 destinazioni, lavoreremo per migliorare il livello dei servizi, appoggiandoci a una squadra di piloti, di tecnici di altissimo livello, che hanno una grande motivazione, un grande attaccamento a questa compagnia».

Il Qatar è il primo investitore straniero in Sardegna, attraverso il fondo sovrano o altre società possiede la Costa Smeralda, controlla Meridiana e sta per aprire un hub sanitario di livello internazionale. Ora pensa a nuovi investimenti?

«Siamo molto vicini alla Sardegna: crediamo che sia una terra straordinaria con un potenziale ancora molto alto. Parte della sua bellezza e del suo valore è proprio il suo essere “a misura d’uomo”, la sua bassa densità abitativa, la sua bellezza paesaggistica. Perciò, nel pieno rispetto dei suoi abitanti e del suo governo, siamo entrati in punta di piedi, senza imporci. E vorremo continuare a farlo. Il nostro ingresso in Meridiana ne è una prova concreta».

Il salvataggio di Meridiana sembra coincidere con un rilancio della società. È così?

«Certamente e proprio in questi giorni si stanno definendo i prossimi passi del piano industriale. Una cosa è certa: Meridiana manterrà la sua indipendenza pur avendo alle spalle un socio che rappresenta l’eccellenza del trasporto aereo. Il primo passo sarà l’ammodernamento della flotta: nei prossimi mesi arriveranno nuovi aerei per il lungo e medio raggio, come i Boeing 787 Dreamliner, gli Airbus 330, fino ai Boeing 737 Max. Resteranno i B737 mentre entro l’anno usciranno gli ultimi MD80».

Come vede il futuro di Meridiana?

«Sarà molto più internazionale: si punterà sul medio e lungo raggio con voli in Cina, Africa, Cuba, Stati Uniti, anche con voli charter. Meridiana continuerà a essere una compagnia italiana, con una vocazione internazionale. Oggi i dipendenti di Meridiana hanno di fronte una prospettiva di crescita».

Meridiana manterrà il suo cuore in Sardegna?

«Crede sia possibile abbandonare una terra così bella?»

Si parla molto della legge urbanistica. Gli ambientalisti sostengono che la giunta regionale l’abbia modellata dietro le spinte del Qatar che chiede di poter rinnovare i propri hotel in Costa Smeralda e di poterli ampliare. È così?

«Quando investiamo conosciamo bene il nostro ruolo: non ci inseriamo nelle decisioni politiche ma osserviamo le scelte e, se invitati, entriamo nel dibattito. Rispettiamo i ruoli e sappiamo che chi governa la Sardegna ha una visione e una strategia. Sappiamo che ogni luogo ha le proprie leggi che prescindono dagli investitori. Sarebbe un errore entrare in campo e voler cambiare le regole del gioco».

Secondo lei si deve mantenere il vincolo di inedificabilità nella fascia dei 300 metri dal mare?

«Questo non è né il mio campo di azione, né di competenza. Credo che la qualità sia sempre più importante della quantità ma non mi addentro in campi che non mi appartengono».

Cosa serve alla Costa Smeralda per mantenere la sua rilevanza internazionale in campo turistico?

«La bellezza della terra e del mare sono già un ottimo punto di partenza: il rispetto con il quale si è costruito in questa fascia di terra “creata” dall’Aga Khan è la terza gamba del tavolo. La quarta è data dal servizio al turismo internazionale di alto livello: la diversificazione dell’offerta, l’allungamento della stagione, trasporti efficienti e di qualità e su questo il mio Paese è al lavoro».

Quando il Mater Olbia aprirà le porte e quale apporto potrà portare alla sanità?

«Mi ricollego alla domanda precedente. Avere una sanità efficiente è importante anche per il turismo: sia per i turisti che già sono in Sardegna e che si possono sentire rassicurati da una buona sanità, soprattutto nell’ottica di un allungamento di stagione e di richiamo di fasce di età più elevate, sia per il turismo sanitario che viaggia, spesso spendendo molto denaro, per trovare particolari terapie. Il Mater Olbia offrirà molto a questo turismo. Al contrario, fino a oggi, molti sardi hanno dovuto abbandonare la propria casa per farsi curare in altre Regioni con costi economici e psicologici enormi. Non accadrà più. La scelta principale effettuata nel definire gli obiettivi del Mater è stata indirizzata a offrire l’eccellenza e il diritto di essere curati vicino alla propria famiglia. L’elemento importante è la struttura a rete del Mater Olbia. Collegato, grazie alla nostra rete di relazioni scientifiche, con i più qualificati centri di ricerca internazionali, sarà in grado di offrire un supporto quotidiano ai presidi sanitari locali. Darà vita a un sistema sinergico senza pari. Sui tempi, le rispondo con assoluta chiarezza: da parte nostra si sta lavorando a ritmo serrato rispettando le tappe».

In questi anni il Qatar ha dialogato a lungo con il governo Italiano e con la giunta Regionale, quali sono i principali ostacoli che un investitore straniero incontra in Italia?

«Abbiamo uno straordinario rapporto sia con il governo centrale che con la Regione Sardegna. Il nostro dialogo è costruttivo e di mutuo supporto. Se dobbiamo parlare degli ostacoli temo di non essere originale: i tempi sono spesso un problema. Le decisioni strategiche sono veloci, ma l’iter per realizzarle spesso è troppo lungo. E spesso inutilmente».

Ambasciatore, vi hanno accusato di avere sostenuto Hamas, di avere appoggiato l’Isis in Libia, elementi di Al Qaeda in Siria.

«I paesi dell’assedio continuano ad accusarci di appoggiare il terrorismo senza alcuna prova per minare la nostra sovranità, per assicurarsi in modo ipocrita la simpatia dell’occidente. Per fortuna queste accuse non hanno avuto ascolto perché le società occidentali proprio come noi non accettano di lanciare accuse di terrorismo per una semplice divergenza politica tra le parti. Il Qatar combatte il terrorismo senza tregua, ospita la base americana da cui si combatte l’Isis e le altre formazioni terroristiche. Il mio Paese, lavora per sanare le radici di questo fenomeno con il rafforzamento dell’istruzione, il consolidamento dei valori quali la tolleranza ed il dialogo, con la creazione dei posti di lavoro per i giovani, non solo in Qatar ma in tutto il mondo».

Il presidente Trump inizialmente sembrava aver dato spazio alle ragioni dei sauditi.

«Ma poi l’amministrazione nel suo complesso ha dimostrato di sapere vedere le cose nella loro realtà. Il segretario alla Difesa Jim Mattis ha incontrato a Washington il nostro ministro, con il quale ha firmato un accordo per la fornitura di 36 caccia f-15 a Doha. La più grande base americana nel Golfo è in Qatar, è una base essenziale per la lotta all’Isis, e la collaborazione con militari Usa schierati nel nostro paese è esemplare. È chiaro, i paesi dell’assedio hanno presentato con forza le loro posizioni all’amministrazione Usa, ci sono state posizioni iniziali, ma ora tutto è molto più chiaro».

Un effetto di sicuro c’è stato: siete stati costretti ad avvicinarvi ancora di più all’Iran, per le vostre forniture alimentari ma forse anche politicamente.

«Noi rispettiamo l’Iran come partner della regione. Ma le dichiarazioni di schieramento totale sull’Iran sono state anche in questo caso montate ad arte dalla campagna di false notizie e dichiarazioni orchestrate contro di noi. Se poi vogliamo parlare di interscambio economico, non è con noi che l’Iran ha il suo interscambio economico più forte fra i paesi arabi del Golfo».
 

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