Nobento, finestra aperta sul futuro dell’industria
di Giovanni Bua
La ditta di serramenti di Alghero, in zona San Marco, in 3 anni è “resuscitata”. Il suo amministratore racconta il miracolo: «Qui c’è tutto quello che serve»
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ALGHERO. Una finestra sul futuro. Costruita nel cuore della zona industriale di San Marco, a pochi chilometri dalla Riviera del Corallo. Nei 25mila metri quadri dello stabilimento di Nobento, che dal 2014 sta vivendo un incredibile miracolo.
Il nodo scorsoio. A raccontarlo l’amministratore unico della società che solo qualche anno fa era avviata a una mesta chiusura, stritolata dai soliti problemi di valore aggiunto minimo, costo dei trasporti massimo e concorrenza “sleale” dell’Est Europa. Un margine operativo lordo negativo di un paio di milioni, qualche decina di dipendenti rimasti da avviare in cassa integrazione. Le banche e i fornitori che iniziano a stingere il nodo scorsoio su fidi e anticipi. Lo stabilimento tirato a lucido con un investimento di fondi europei milionario solo pochi anni prima, che si apprestava a diventare l’ennesimo capannone vuoto nelle scalcagnate zone industriali isolane.
Il romagnolo. A sparigliare le carte arriva però Andrea Alessandrini, manager romagnolo. Che da Cesenatico porta in dote un’esperienza in ambito produttivo meccatronico ad alto valore innovativo ma soprattutto una innata capacità di fare impresa. «Quando i proprietari di Nobento mi hanno proposto questa avventura – racconta il 45enne – non nascondo che mi è sembrata una follia. non nascondo che mi è sembrata una follia. Non conoscevo il contesto sardo, perlomeno di questo tipo. Non sapevo se fosse adatto il luogo, dove trovare le competenze, ma qualcosa mi ha spinto a lanciarmi in questa avventura. E ora, a quattro anni di distanza, ammetto, di esserne felice».
Industria 4.0. Alessandrini non era esperto nel ramo serramenti, mercato in cui Nobento si confrontava con alterne fortune e una produzione di circa 11mila pezzi. Ma aveva un’idea in testa: «Vedevo chiaramente, e per fortuna con un po’ di anticipo, le potenzialità dell’industria 4.0. Dell’automazione spinta che non vuol dire cedere ai robot il lavoro dell’uomo, ma delegare alle macchine operazioni alienanti riservando all’uomo più alte competenze di monitoraggio, creatività e progettazione. Non è stato semplice crederci sino a farlo divenire realtà, e per farlo è servito il lavoro di una squadra determinata e coesa, che scegliesse di non arrendersi. E così è stato».
I rami secchi. Il risultato è immediato ed entusiasmante. Per prima cosa si tagliano i processi obsoleti: «Quando sono arrivato avevamo sei camion, che dovevano trasportare tutti i serramenti su e giù per l’Italia con costi insostenibili. Li ho subito venduti. Ora usiamo l’enorme mole di trasportatori che scaricano le merci nell’Isola e ripartono vuoti. Erano vuoti, noi ora li riempiamo». Poi lo show room in azienda. «L’ho chiuso immediatamente. Non ha senso che io abbia un dipendente che si occupa di far vedere in giro a clienti finali un serramento. Non ci interessa, non serve, è un enorme spreco di forza lavoro. Noi vendiamo alla grande distribuzione e ai terzisti. Con loro siamo pronti alla massima customizzazione del prodotto. Ma vendere finestre al dettaglio è il loro lavoro».
La spinta. Da lì si riparte, con una cura maniacale nell’innovazione del prodotto, e la formazione “spinta” di tutto il personale. Che viene assunto giovanissimo, e portato al massimo. «L’aria è molto informale – racconta Alessandrini – ci chiamiamo per nome, ci guardiamo in faccia. Tutti partecipano alle riunioni, sono informati di quello che succede, si sentono parte di qualcosa. Ci sono ruoli precisi, ci mancherebbe, ma non potentati. Chi fa bene cresce, se tutti fanno bene si guadagna di più. Ogni nuovo cliente è un successo di tutti, e tutti ne hanno qualcosa».
Si corre. I risultati arrivano in un lampo. La produzione sale da 12mila serramenti nel 2014 a 24mila nel 2015, 54mila nel 2016, una proiezione di 80mila nel 2017. E si siede di diritto al tavolo dei leader nazionali dell’industria del serramento in Pvc, con le prime grosse commesse internazionali (una per quattro torri a Manchester) che arrivano. Una torta, solo in Italia, da 800 milioni l’anno di cui Nobento mangia ogni anno fette sempre più grosse: 7, 11, 15 milioni. Con i dipendenti che crescono da 20 a 75, per arrivare a 130. «Il nostro obiettivo per il 2022 è di raddoppiare l’attuale organico – dice Alessandrini – lo spazio di mercato c’è. E grazie alla produzione di un prodotto assolutamente innovativo rappresentato dal materiale in Termofibra con il quale stiamo realizzando i nuovi infissi, siamo convinti di potere scalare il mercato nazionale. Per ora abbiamo avviato una seconda linea di produzione. E messo sul tavolo della Regione le nostre proposte di investimenti».
Le banche. Investimenti che ora trovano magicamente sponda, tra fornitori, partner, istituti di credito. «Noi sappiamo ci è stato vicino nel momento in cui c’era da scommettere. E chi invece ci ha messo il cappio al collo. Nessuna vendetta, ma anche nessun interesse a lavorare con il settore del credito a livello locale. Per finanziare la nostra crescita ci rivolgeremo ai migliori player del settore. Che mi spiace dirlo, non sono qui».
Il paradiso. Per il resto non sembrerebbe mancare nulla. «La posizione di Nobento, e della zona di San Marco in generale, è eccezionale. Abbiamo porto, aeroporto. Una location mozzafiato in cui portare i nostri investitori. Una squadra di professionisti altamente specializzata che è il cuore pulsante di Nobento e di cui vado fiero. Ci sono grosse opportunità di sostegno all’impresa, basta essere imprenditori e non prenditori. L’industria 4.0, che per assurdo sta già per cedere il passo, annulla poi tutta una serie di distanze fisiche che un’isola come la Sardegna subiva».
Le nuvole. «Internet of things, cloud manufacturing, advanced automation – continua Alessandrini – solo alcune caratteristiche su cui dovrà fondarsi l’industria del futuro. Un modello agile e interconnesso, capace di traslare le operatività dal piano fisico a quello virtuale, ottimizzando il processo produttivo».
Si vola sulle nuvole della rete, insomma, che non hanno problemi a solcare il mare. «È evidente che si può migliorare. Serve un indotto più vicino, che grazie a noi si sta sviluppando, ma per il quale serve aiuto e volontà. Serve coraggio, innovazione e formazione. Perché non è sulla quantità, o sul basso costo che si può competere. Servono professionisti specializzati con problem solving, capacità di elaborazione dei dati, pensiero critico e spirito di collaborazione. Servono tante cose, ma sono tutte qui. Sono l’unico non sardo in azienda. E qui ho trovato voglia, serietà e preparazione. Vedo crescere eccellenze, che si affermano a livello globale. Se tutti sono a terra e sei più veloce a rialzarti non c’è limite a dove puoi arrivare. E io sono convinto che per Nobento, per Alghero, per la Sardegna, sia solo l’inizio».
Il nodo scorsoio. A raccontarlo l’amministratore unico della società che solo qualche anno fa era avviata a una mesta chiusura, stritolata dai soliti problemi di valore aggiunto minimo, costo dei trasporti massimo e concorrenza “sleale” dell’Est Europa. Un margine operativo lordo negativo di un paio di milioni, qualche decina di dipendenti rimasti da avviare in cassa integrazione. Le banche e i fornitori che iniziano a stingere il nodo scorsoio su fidi e anticipi. Lo stabilimento tirato a lucido con un investimento di fondi europei milionario solo pochi anni prima, che si apprestava a diventare l’ennesimo capannone vuoto nelle scalcagnate zone industriali isolane.
Il romagnolo. A sparigliare le carte arriva però Andrea Alessandrini, manager romagnolo. Che da Cesenatico porta in dote un’esperienza in ambito produttivo meccatronico ad alto valore innovativo ma soprattutto una innata capacità di fare impresa. «Quando i proprietari di Nobento mi hanno proposto questa avventura – racconta il 45enne – non nascondo che mi è sembrata una follia. non nascondo che mi è sembrata una follia. Non conoscevo il contesto sardo, perlomeno di questo tipo. Non sapevo se fosse adatto il luogo, dove trovare le competenze, ma qualcosa mi ha spinto a lanciarmi in questa avventura. E ora, a quattro anni di distanza, ammetto, di esserne felice».
Industria 4.0. Alessandrini non era esperto nel ramo serramenti, mercato in cui Nobento si confrontava con alterne fortune e una produzione di circa 11mila pezzi. Ma aveva un’idea in testa: «Vedevo chiaramente, e per fortuna con un po’ di anticipo, le potenzialità dell’industria 4.0. Dell’automazione spinta che non vuol dire cedere ai robot il lavoro dell’uomo, ma delegare alle macchine operazioni alienanti riservando all’uomo più alte competenze di monitoraggio, creatività e progettazione. Non è stato semplice crederci sino a farlo divenire realtà, e per farlo è servito il lavoro di una squadra determinata e coesa, che scegliesse di non arrendersi. E così è stato».
I rami secchi. Il risultato è immediato ed entusiasmante. Per prima cosa si tagliano i processi obsoleti: «Quando sono arrivato avevamo sei camion, che dovevano trasportare tutti i serramenti su e giù per l’Italia con costi insostenibili. Li ho subito venduti. Ora usiamo l’enorme mole di trasportatori che scaricano le merci nell’Isola e ripartono vuoti. Erano vuoti, noi ora li riempiamo». Poi lo show room in azienda. «L’ho chiuso immediatamente. Non ha senso che io abbia un dipendente che si occupa di far vedere in giro a clienti finali un serramento. Non ci interessa, non serve, è un enorme spreco di forza lavoro. Noi vendiamo alla grande distribuzione e ai terzisti. Con loro siamo pronti alla massima customizzazione del prodotto. Ma vendere finestre al dettaglio è il loro lavoro».
La spinta. Da lì si riparte, con una cura maniacale nell’innovazione del prodotto, e la formazione “spinta” di tutto il personale. Che viene assunto giovanissimo, e portato al massimo. «L’aria è molto informale – racconta Alessandrini – ci chiamiamo per nome, ci guardiamo in faccia. Tutti partecipano alle riunioni, sono informati di quello che succede, si sentono parte di qualcosa. Ci sono ruoli precisi, ci mancherebbe, ma non potentati. Chi fa bene cresce, se tutti fanno bene si guadagna di più. Ogni nuovo cliente è un successo di tutti, e tutti ne hanno qualcosa».
Si corre. I risultati arrivano in un lampo. La produzione sale da 12mila serramenti nel 2014 a 24mila nel 2015, 54mila nel 2016, una proiezione di 80mila nel 2017. E si siede di diritto al tavolo dei leader nazionali dell’industria del serramento in Pvc, con le prime grosse commesse internazionali (una per quattro torri a Manchester) che arrivano. Una torta, solo in Italia, da 800 milioni l’anno di cui Nobento mangia ogni anno fette sempre più grosse: 7, 11, 15 milioni. Con i dipendenti che crescono da 20 a 75, per arrivare a 130. «Il nostro obiettivo per il 2022 è di raddoppiare l’attuale organico – dice Alessandrini – lo spazio di mercato c’è. E grazie alla produzione di un prodotto assolutamente innovativo rappresentato dal materiale in Termofibra con il quale stiamo realizzando i nuovi infissi, siamo convinti di potere scalare il mercato nazionale. Per ora abbiamo avviato una seconda linea di produzione. E messo sul tavolo della Regione le nostre proposte di investimenti».
Le banche. Investimenti che ora trovano magicamente sponda, tra fornitori, partner, istituti di credito. «Noi sappiamo ci è stato vicino nel momento in cui c’era da scommettere. E chi invece ci ha messo il cappio al collo. Nessuna vendetta, ma anche nessun interesse a lavorare con il settore del credito a livello locale. Per finanziare la nostra crescita ci rivolgeremo ai migliori player del settore. Che mi spiace dirlo, non sono qui».
Il paradiso. Per il resto non sembrerebbe mancare nulla. «La posizione di Nobento, e della zona di San Marco in generale, è eccezionale. Abbiamo porto, aeroporto. Una location mozzafiato in cui portare i nostri investitori. Una squadra di professionisti altamente specializzata che è il cuore pulsante di Nobento e di cui vado fiero. Ci sono grosse opportunità di sostegno all’impresa, basta essere imprenditori e non prenditori. L’industria 4.0, che per assurdo sta già per cedere il passo, annulla poi tutta una serie di distanze fisiche che un’isola come la Sardegna subiva».
Le nuvole. «Internet of things, cloud manufacturing, advanced automation – continua Alessandrini – solo alcune caratteristiche su cui dovrà fondarsi l’industria del futuro. Un modello agile e interconnesso, capace di traslare le operatività dal piano fisico a quello virtuale, ottimizzando il processo produttivo».
Si vola sulle nuvole della rete, insomma, che non hanno problemi a solcare il mare. «È evidente che si può migliorare. Serve un indotto più vicino, che grazie a noi si sta sviluppando, ma per il quale serve aiuto e volontà. Serve coraggio, innovazione e formazione. Perché non è sulla quantità, o sul basso costo che si può competere. Servono professionisti specializzati con problem solving, capacità di elaborazione dei dati, pensiero critico e spirito di collaborazione. Servono tante cose, ma sono tutte qui. Sono l’unico non sardo in azienda. E qui ho trovato voglia, serietà e preparazione. Vedo crescere eccellenze, che si affermano a livello globale. Se tutti sono a terra e sei più veloce a rialzarti non c’è limite a dove puoi arrivare. E io sono convinto che per Nobento, per Alghero, per la Sardegna, sia solo l’inizio».
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