I vescovi: i cattolici protagonisti in politica
L’invito è la sintesi della “quattro giorni” cagliaritana: «I problemi sociali non siano solo una nicchia»
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CAGLIARI . Forse i cattolici italiani sono usciti dalla sagrestia. Papa Francesco lo chiede dal 2013, dalla Esortazione apostolica “Evangelii Gaudium”. L’operazione miracolosa si deve all’emergenza lavoro, passata in rassegna e sezionata in tutti i suoi aspetti durante la “quattro giorni” cagliaritana della 48esima settimana sociale. Conclusione dei vescovi: i cristiani devono ridiscendere in campo. In otto punti il nuovo impegno socio-politico dei cattolici.
«I problemi sociali e i drammi della gente – ha detto monsignor Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto nelle conclusioni – non sono per noi una nicchia in cui il potere economico tenta di confinarci lasciando a tutt'altra logica la struttura portante della società nei suoi elementi culturali, economici e politici. L’asse portante della nostra società non può essere lasciato in mano all'attuale modello di sviluppo, non può vedere assenti o insignificanti i cattolici». La rilevanza pubblica dei cattolici deve svilupparsi sino a incidere sui problemi vitali delle persone e della società, quali il lavoro, la famiglia, la scuola, la difesa della salute, dell'ambiente e dei migranti. Né si può dimenticare il problema- povertà nelle sue forme differenti: «Una ferita alla dignità umana che va curata e risanata». Terzo principio politico: «L’opzione della Chiesa per i poveri è un dettato evangelico centrale nella prospettiva che nasce da questa Settimana». Una categoria teologica «prima che culturale, sociologica, politica o filosofica. Oltre alla pregevoli attività caritative che intervengono in soccorso dei grandi drammi dei poveri di ogni tipo, siamo chiamati - ha aggiunto il Presidente delle Settimane sociali - a prevenire con consapevolezza diffusa le cause culturali, sociali ed economiche che fanno nascere questi drammi».
Dai principi all’organizzazione pratica: «In ogni diocesi potrebbe strutturarsi organicamente – ha aggiunto Filippo Santoro – un gruppo di collegamento tra cattolici impegnati in politica stimolato ed animato dall’iniziativa degli Uffici e delle Commissioni per i problemi sociali, del lavoro giustizia, pace e custodia del creato, riprendendo le proposte di questa Settimana».
Da qui l’esigenza che in tutte le diocesi sia costituito e rinnovato «l’impegno per la pastorale sociale intesa come fonte e mezzo di evangelizzazione. Qualora le diocesi non abbiano questi organismi essi vanno costituiti anche grazie all’apporto di laici competenti ed impegnati con grande disponibilità».
Il coinvolgimento delle migliori energie positive presenti nelle diocesi «aiuterà a far nascere – ha detto il presule tarantino - nuove leadership che contribuiscano a una rinnovata politica come presenza laicale nelle attività temporali in fedeltà alla attuazione dei principi costituzionali». Come si dovrà procedere in questa azione? Col metodo sinodale, cioè tutti insieme, «un’unità operativa che nasce dal fermento evangelico. Una prospettiva che si allarga – secondo il Presidente delle Settimane sociali – coinvolgendo nell’azione persone di buona volontà anche se provengono da esperienze culturali differenti. Qualcosa di simile è accaduto con il contributo dei parlamentari cattolici nella stesura della nostra costituzione repubblicana».
«Abbiamo arato il terreno, abbiamo individuato semi di vita che hanno bisogno di essere sviluppati per germogliare e dar frutto ed essere “lievito sociale”. Aratura semina e coltura che hanno bisogno – ha concluso monsignor Santoro – di un popolo che raccoglie la sfida della realtà e promuove la formazione di uno strumento di coordinamento che possa incidere sulla politica nella prospettiva di una conversione culturale e di una rinnovata presenza dei cattolici nella società». (m.g.)
«I problemi sociali e i drammi della gente – ha detto monsignor Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto nelle conclusioni – non sono per noi una nicchia in cui il potere economico tenta di confinarci lasciando a tutt'altra logica la struttura portante della società nei suoi elementi culturali, economici e politici. L’asse portante della nostra società non può essere lasciato in mano all'attuale modello di sviluppo, non può vedere assenti o insignificanti i cattolici». La rilevanza pubblica dei cattolici deve svilupparsi sino a incidere sui problemi vitali delle persone e della società, quali il lavoro, la famiglia, la scuola, la difesa della salute, dell'ambiente e dei migranti. Né si può dimenticare il problema- povertà nelle sue forme differenti: «Una ferita alla dignità umana che va curata e risanata». Terzo principio politico: «L’opzione della Chiesa per i poveri è un dettato evangelico centrale nella prospettiva che nasce da questa Settimana». Una categoria teologica «prima che culturale, sociologica, politica o filosofica. Oltre alla pregevoli attività caritative che intervengono in soccorso dei grandi drammi dei poveri di ogni tipo, siamo chiamati - ha aggiunto il Presidente delle Settimane sociali - a prevenire con consapevolezza diffusa le cause culturali, sociali ed economiche che fanno nascere questi drammi».
Dai principi all’organizzazione pratica: «In ogni diocesi potrebbe strutturarsi organicamente – ha aggiunto Filippo Santoro – un gruppo di collegamento tra cattolici impegnati in politica stimolato ed animato dall’iniziativa degli Uffici e delle Commissioni per i problemi sociali, del lavoro giustizia, pace e custodia del creato, riprendendo le proposte di questa Settimana».
Da qui l’esigenza che in tutte le diocesi sia costituito e rinnovato «l’impegno per la pastorale sociale intesa come fonte e mezzo di evangelizzazione. Qualora le diocesi non abbiano questi organismi essi vanno costituiti anche grazie all’apporto di laici competenti ed impegnati con grande disponibilità».
Il coinvolgimento delle migliori energie positive presenti nelle diocesi «aiuterà a far nascere – ha detto il presule tarantino - nuove leadership che contribuiscano a una rinnovata politica come presenza laicale nelle attività temporali in fedeltà alla attuazione dei principi costituzionali». Come si dovrà procedere in questa azione? Col metodo sinodale, cioè tutti insieme, «un’unità operativa che nasce dal fermento evangelico. Una prospettiva che si allarga – secondo il Presidente delle Settimane sociali – coinvolgendo nell’azione persone di buona volontà anche se provengono da esperienze culturali differenti. Qualcosa di simile è accaduto con il contributo dei parlamentari cattolici nella stesura della nostra costituzione repubblicana».
«Abbiamo arato il terreno, abbiamo individuato semi di vita che hanno bisogno di essere sviluppati per germogliare e dar frutto ed essere “lievito sociale”. Aratura semina e coltura che hanno bisogno – ha concluso monsignor Santoro – di un popolo che raccoglie la sfida della realtà e promuove la formazione di uno strumento di coordinamento che possa incidere sulla politica nella prospettiva di una conversione culturale e di una rinnovata presenza dei cattolici nella società». (m.g.)
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