Floris: «Con la Regione sarà una tregua armata»
Saltato il corteo dell’Mps, vertice di due ore con i partiti in Consiglio regionale Il leader: «Aspetteremo fino al 10 novembre». Debiti Inps, ipotesi rateizzazione
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CAGLIARI. Qualche numero con forse due o tre lettere in coda: è un codice. Mancherebbe solo quello, per evitare la rivolta dei pastori. Lo deve comporre il ministero dell’agricoltura, e se non dovesse saltare fuori nei prossimi giorni, la Regione avrà ancora le mani legate. Senza quello, non può pagare i contributi straordinari contro la siccità, 45 milioni in tutto. Maledetta burocrazia, come sempre. Stavolta il sassolino finito in mezzo all’ingranaggio è quel codice alfanumerico ancora fantasma. Però le procedure sono queste e quando c’è di mezzo l’Europa, come in questo caso, bisogna rispettarle, o c’è il rischio di finire un domani sotto processo per aver trasgredito alle rigide regole sugli aiuti o meno di Stato.
Il vertice e i tempi. Dunque, bisogna avere ancora un po’ di pazienza: il 10 novembre la procedura avviata dalla macchina ministeriale dovrebbe essere conclusa e, a quel punto, l’Agenzia regionale per l’agricoltura, l’Argea, dovrebbe cominciare a trasferire i soldi – 13 euro per ogni pecora – agli allevatori. Il sigillo sui tempi necessari per questo ultimo passaggio, dovrebbe essere quello decisivo, è arrivato a fatica. Dopo un avvio turbolento, è stato messo alla fine dell’incontro, durato oltre due ore, fra il Movimento pastori e i capigruppo del Consiglio regionale.
Tregua armata. Sospeso il corteo, annunciato per ieri a Cagliari, e dopo aver ottenuto anche dal prefetto la certezza che il «ministero viaggerà molto spedito», la tregua armata, parole testuali del capo delegazione del Movimento, Felice Floris, è stata decisa e sottoscritta. Fino alla scadenza del 10 novembre nessun pastore scenderà in piazza, ma se invece «quel giorno dovesse essere ancora tutto bloccato, allora sì che occuperemo le città».
Strategia comune. Nel frattempo, è un altro degli accordi raggiunti al tavolo, dovrebbe essere superato anche l’ormai celebre confronto-scontro sui contributi previdenziali non pagati dalle aziende. Si sa: l’Inps è in agguato, deciso a prendersi buona parte dello stanziamento straordinario, glielo permette una legge nazionale, per recuperare l’arretrato e l’importo battuto sulle cartelle esattoriali. La soluzione – è stata la proposta di Fabrizio Anedda, Sinistra sarda – potrebbe essere questa: i pastori chiederanno di pagare il debito a rate e così ai morosi, se rispetteranno l’impegno, non dovrebbe essere tolto più neanche un euro.
Gli ultimi passaggi. È stato uno slalom estenuante fra i paletti della burocrazia, però dovrebbe essere finito. Perché quattro giorni fa il ministero ha comunicato all’Europa il motivo dello stanziamento, «erogheremo un risarcimento per far fronte alla siccità», e Bruxelles non ha sollevato obiezioni. Perché fra altri tre o quattro giorni il decreto che riconosce alla Sardegna lo «stato di calamità naturale» dovrebbe essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Perché subito dopo lo stesso ministero dovrebbe comporre quel benedetto codice e, giurano alla Regione, l’indomani «pagheremo immediatamente le prime 1200 aziende che hanno presentato la domanda» ed «entro il mese le altre 10mila pronte a farlo». Non è una promessa: «Lo giuriamo, sarà così», hanno ribadito gli uffici dall’assessorato all’agricoltura, che stavolta – hanno le prove – dicono di essersi mossi per tempo: «Siamo stati anche più veloci del ministero e quello che dovevamo fare, lo abbiamo fatto in fretta».
Stretta di mano. È come se «avessimo firmato un contratto fiduciario e conteremo i giorni che mancano alla scadenza del 10 novembre», hanno annunciato i pastori all’uscita dal Palazzo. «Sono fiducioso, i tempi saranno rispettati», ha detto il presidente del Consiglio regionale, Gianfranco Ganau, a nome di tutti i capigruppo. Con la politica – è stato questo l’ultimo impegno – che «vigilerà sulla burocrazia, per evitare qualunque altro rinvio». Se davvero manca solo un codice, Roma faccia in fretta a mettere quei sette numeri e quelle due lettere. (ua)
Il vertice e i tempi. Dunque, bisogna avere ancora un po’ di pazienza: il 10 novembre la procedura avviata dalla macchina ministeriale dovrebbe essere conclusa e, a quel punto, l’Agenzia regionale per l’agricoltura, l’Argea, dovrebbe cominciare a trasferire i soldi – 13 euro per ogni pecora – agli allevatori. Il sigillo sui tempi necessari per questo ultimo passaggio, dovrebbe essere quello decisivo, è arrivato a fatica. Dopo un avvio turbolento, è stato messo alla fine dell’incontro, durato oltre due ore, fra il Movimento pastori e i capigruppo del Consiglio regionale.
Tregua armata. Sospeso il corteo, annunciato per ieri a Cagliari, e dopo aver ottenuto anche dal prefetto la certezza che il «ministero viaggerà molto spedito», la tregua armata, parole testuali del capo delegazione del Movimento, Felice Floris, è stata decisa e sottoscritta. Fino alla scadenza del 10 novembre nessun pastore scenderà in piazza, ma se invece «quel giorno dovesse essere ancora tutto bloccato, allora sì che occuperemo le città».
Strategia comune. Nel frattempo, è un altro degli accordi raggiunti al tavolo, dovrebbe essere superato anche l’ormai celebre confronto-scontro sui contributi previdenziali non pagati dalle aziende. Si sa: l’Inps è in agguato, deciso a prendersi buona parte dello stanziamento straordinario, glielo permette una legge nazionale, per recuperare l’arretrato e l’importo battuto sulle cartelle esattoriali. La soluzione – è stata la proposta di Fabrizio Anedda, Sinistra sarda – potrebbe essere questa: i pastori chiederanno di pagare il debito a rate e così ai morosi, se rispetteranno l’impegno, non dovrebbe essere tolto più neanche un euro.
Gli ultimi passaggi. È stato uno slalom estenuante fra i paletti della burocrazia, però dovrebbe essere finito. Perché quattro giorni fa il ministero ha comunicato all’Europa il motivo dello stanziamento, «erogheremo un risarcimento per far fronte alla siccità», e Bruxelles non ha sollevato obiezioni. Perché fra altri tre o quattro giorni il decreto che riconosce alla Sardegna lo «stato di calamità naturale» dovrebbe essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Perché subito dopo lo stesso ministero dovrebbe comporre quel benedetto codice e, giurano alla Regione, l’indomani «pagheremo immediatamente le prime 1200 aziende che hanno presentato la domanda» ed «entro il mese le altre 10mila pronte a farlo». Non è una promessa: «Lo giuriamo, sarà così», hanno ribadito gli uffici dall’assessorato all’agricoltura, che stavolta – hanno le prove – dicono di essersi mossi per tempo: «Siamo stati anche più veloci del ministero e quello che dovevamo fare, lo abbiamo fatto in fretta».
Stretta di mano. È come se «avessimo firmato un contratto fiduciario e conteremo i giorni che mancano alla scadenza del 10 novembre», hanno annunciato i pastori all’uscita dal Palazzo. «Sono fiducioso, i tempi saranno rispettati», ha detto il presidente del Consiglio regionale, Gianfranco Ganau, a nome di tutti i capigruppo. Con la politica – è stato questo l’ultimo impegno – che «vigilerà sulla burocrazia, per evitare qualunque altro rinvio». Se davvero manca solo un codice, Roma faccia in fretta a mettere quei sette numeri e quelle due lettere. (ua)
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