La Nuova Sardegna

Giacomo BILANCETTA (ricciai CABRAS)

«L’abusivismo è la vera piaga»

«L’abusivismo è la vera piaga»

Massaro, Area marina protetta: «Densità dimezzata in 10 anni»

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CABRAS. «Quella del mare di Cagliari senza più risorsa è un po’ una leggenda»: a dirlo è Giacomo Bilancetta dell’associazione Gies, una delle due realtà cabraresi che si occupano di pesca del riccio (l’altra è la Upsp). «In realtà i ricciai del Sud hanno a disposizione un compartimento molto grande e comunque a noi non risulta che abbiano esaurito la risorsa». In un passato anche recente non sono mancati i momenti di tensione per quella che considerano una vera invasione da parte dei colleghi di Cagliari. «Rivalità? No – dice Bilancetta –, io parlerei di problema di legalità. Non è una lotta di campanile, esistono norme del ministero sulle licenze che vanno rispettate. Noi non abbiamo alcun privilegio, abbiamo le stesse loro limitazioni sull’uso delle barche d’appoggio. Sulla presunta assenza di risorsa nei loro mari ci sarebbero da fare dei monitoraggi che diano una visione d’insieme, sinora sono stati effettuati solo in alcune zone dell’isola».

Bilancetta afferma che sono state fatte proposte per limitare lo sforzo di pesca, ovvero «diminuzione delle quote di pesca giornaliere e delle giornate di pesca totali, contingentandole per mantenere una stagione comunque lunga e in modo da lasciare agli operatori una certa libertà di azione. «Il problema – sottolinea – resta l’abusivismo crescente, sarebbe il caso che i controlli non si fossero svolti tutti negli orari della pesca regolare, lasciando campo libero agli abusivi nelle altre ore. Si stima che il prelievo effettivo sia il doppio di quello degli autorizzati».

Il direttore dell’Area marina protetta del Sinis, Giorgio Massaro: «Difficile quantificare, ma rispetto al 2005-2007 si è passati da una densità di 10 ricci per mq a una di 4 per mq. Il problema è la pesca illegale, che significa sono solo quella condotta da abusivi ma anche quella fatta da autorizzati in maniera illegale. Ovvero sotto taglia, in zone interdette, con mezzi non consentiti, in quantità superiori». E ricorda che l’Amp ha già delle limitazioni: «30 giorni a pescatore e massimo 500 ricci al giorno. Senza bombole non si può prelevare sotto certe profondità e questo lascia intatto lo stock in vaste aree. Una limitazione alla pesca nei compartimenti di appartenenza avrebbe un impatto nel redistribuire lo sforzo di pesca: l’economia è positiva solo se sostenibile». (a.palm.)

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