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Ricci a rischio estinzione in Sardegna, rimandata la raccolta

di Antonello Palmas
Ricci a rischio estinzione in Sardegna, rimandata la raccolta

La stagione quest’anno apre il 15 novembre, con due settimane di ritardo. L’assessore Caria ha trovato una mediazione, ora il settore chiede regole

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SASSARI. Slitta di due settimane l’apertura della stagione del riccio. Se gli altri anni si partiva il 1° novembre, questa volta la data prevista potrebbe essere quella del 15 in seguito alla riunione tra pescatori del prelibato Paracentrotus lividus e l’assessore regionale all’agricoltura Pierluigi Caria per fare il punto sulla situazione di una risorsa data come sempre più rara e che richiede provvedimenti urgenti per salvaguardare sia l’ambiente che la filiera che comprende anche trasformatori e ristoratori. Un nuovo incontro è previsto per l’8-10 novembre, quindi Caria dovrebbe emettere un decreto nei giorni successivi e già annuncia che il periodo si chiuderà il 15 aprile, meteo permettendo.

«I dati scientifici dicono che c’è carenza della risorsa riccio – spiega l’assessore –, l’università avverte che si è vicini a un punto di non ritorno. Avevo convocato un comitato di sicurezza in prefettura per capire il quadro normativo, dato che ai cagliaritani viene contestata la possibilità di spostarsi (Cabras, Olbia) a causa della carenza di risorsa: ci sono 189 sub professionisti autorizzati che possono muoversi in tutta la Regione, ma i pescatori al seguito sulla barca hanno un permesso ministeriale limitato al compartimento di appartenenza. Era emerso che è sufficiente restituire il permesso al compartimento e richiederlo a un altro per essere in regola, nell’incontro si è accertato che questo cambio avviene in automatico».

A quel punto Caria ha parlato con i ricciai: «Volevo capire da chi vive il mare come fosse la situazione e tutti hanno convenuto che il problema della carenza esiste e che bisogna agire. Qualcuno ha addirittura ipotizzato la chiusura della pesca per un anno, ma l’opinione diffusa è che si debba regolamentare con la riduzione delle giornate; si è ragionato sulla riduzione dell’orario, lo scorso anno era dall’alba alle 15, ora sarà dalle 6-7 sino alle 13». Secondo i ricciai la carenza è legata parecchio all’attività illegale: «Con le forze dell’ordine - dice l’assessore – torneremo su questo punto per intensificare i controlli (i ricciai ci hanno chiesto di inserire l’uso del Gps). Faremo una campagna di comunicazione per coloro che non sanno che in estate non si può pescare. E sulle quantità il discorso è aperto: oggi si possono pescare 3mila ricci al giorno con barca, 1500 senza».

Caria afferma che si è parlato di riconsiderare la valutazione del bene-riccio: «Non deve essere svenduto, occorre andare verso il principio per cui quando se ne può pescare poco il prezzo deve essere superiore. E nel caso vi siano periodi di fermo, ipotizziamo di coinvolgere i ricciai in corsi di formazione e di impiegarli in altre attività ad esempio, nel ripopolamento». Un’idea ancora in fase di sviluppo: «L’università di Cagliari – dice Caria – ha avviato una sperimentazione di echinocoltura a Santa Gilla e Oristano, ma per arrivare a dimensioni commerciabili ci vogliono 3-4 anni e la possibilità di usare i ricci allevati per il ripopolamento è legata a tanti fattori, come il clima e il meteo. Ma è una strada che vale la pena di percorrere».

Nel frattempo c’è da affrontare la questione spinosa dei ricciai cagliaritani in trasferta che tanto hanno fatto arrabbiare i colleghi di altre aree, in particolare quelli dell’Oristanese: «C’è stato un chiarimento su alcuni aspetti – spiega l’assessore –, come ad esempio sul fatto che nella scorsa stagione i cagliaritani non sono andati a prelevare nel Sinis. Piuttosto hanno convenuto sul fatto che occorre creare un sistema di regole più stringenti e sollevare il valore del prodotto. Al riguardo, ho proposto di estendere il consorzio dei produttori (ora solo a Cagliari) a tutta la Sardegna, in modo che lavori affinché l’utile sia redistribuito in tutta la filiera. Credo che fossero tutti soddisfatti. C’è attenzione, ci sono risorse con i Feamp (fondi europei per gli affari marittimi e la pesca): occorre evitare inutili conflittualità».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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