Ricci a rischio estinzione in Sardegna, rimandata la raccolta
La stagione quest’anno apre il 15 novembre, con due settimane di ritardo. L’assessore Caria ha trovato una mediazione, ora il settore chiede regole
SASSARI. Slitta di due settimane l’apertura della stagione del riccio. Se gli altri anni si partiva il 1° novembre, questa volta la data prevista potrebbe essere quella del 15 in seguito alla riunione tra pescatori del prelibato Paracentrotus lividus e l’assessore regionale all’agricoltura Pierluigi Caria per fare il punto sulla situazione di una risorsa data come sempre più rara e che richiede provvedimenti urgenti per salvaguardare sia l’ambiente che la filiera che comprende anche trasformatori e ristoratori. Un nuovo incontro è previsto per l’8-10 novembre, quindi Caria dovrebbe emettere un decreto nei giorni successivi e già annuncia che il periodo si chiuderà il 15 aprile, meteo permettendo.
«I dati scientifici dicono che c’è carenza della risorsa riccio – spiega l’assessore –, l’università avverte che si è vicini a un punto di non ritorno. Avevo convocato un comitato di sicurezza in prefettura per capire il quadro normativo, dato che ai cagliaritani viene contestata la possibilità di spostarsi (Cabras, Olbia) a causa della carenza di risorsa: ci sono 189 sub professionisti autorizzati che possono muoversi in tutta la Regione, ma i pescatori al seguito sulla barca hanno un permesso ministeriale limitato al compartimento di appartenenza. Era emerso che è sufficiente restituire il permesso al compartimento e richiederlo a un altro per essere in regola, nell’incontro si è accertato che questo cambio avviene in automatico».
A quel punto Caria ha parlato con i ricciai: «Volevo capire da chi vive il mare come fosse la situazione e tutti hanno convenuto che il problema della carenza esiste e che bisogna agire. Qualcuno ha addirittura ipotizzato la chiusura della pesca per un anno, ma l’opinione diffusa è che si debba regolamentare con la riduzione delle giornate; si è ragionato sulla riduzione dell’orario, lo scorso anno era dall’alba alle 15, ora sarà dalle 6-7 sino alle 13». Secondo i ricciai la carenza è legata parecchio all’attività illegale: «Con le forze dell’ordine - dice l’assessore – torneremo su questo punto per intensificare i controlli (i ricciai ci hanno chiesto di inserire l’uso del Gps). Faremo una campagna di comunicazione per coloro che non sanno che in estate non si può pescare. E sulle quantità il discorso è aperto: oggi si possono pescare 3mila ricci al giorno con barca, 1500 senza».
Caria afferma che si è parlato di riconsiderare la valutazione del bene-riccio: «Non deve essere svenduto, occorre andare verso il principio per cui quando se ne può pescare poco il prezzo deve essere superiore. E nel caso vi siano periodi di fermo, ipotizziamo di coinvolgere i ricciai in corsi di formazione e di impiegarli in altre attività ad esempio, nel ripopolamento». Un’idea ancora in fase di sviluppo: «L’università di Cagliari – dice Caria – ha avviato una sperimentazione di echinocoltura a Santa Gilla e Oristano, ma per arrivare a dimensioni commerciabili ci vogliono 3-4 anni e la possibilità di usare i ricci allevati per il ripopolamento è legata a tanti fattori, come il clima e il meteo. Ma è una strada che vale la pena di percorrere».
Nel frattempo c’è da affrontare la questione spinosa dei ricciai cagliaritani in trasferta che tanto hanno fatto arrabbiare i colleghi di altre aree, in particolare quelli dell’Oristanese: «C’è stato un chiarimento su alcuni aspetti – spiega l’assessore –, come ad esempio sul fatto che nella scorsa stagione i cagliaritani non sono andati a prelevare nel Sinis. Piuttosto hanno convenuto sul fatto che occorre creare un sistema di regole più stringenti e sollevare il valore del prodotto. Al riguardo, ho proposto di estendere il consorzio dei produttori (ora solo a Cagliari) a tutta la Sardegna, in modo che lavori affinché l’utile sia redistribuito in tutta la filiera. Credo che fossero tutti soddisfatti. C’è attenzione, ci sono risorse con i Feamp (fondi europei per gli affari marittimi e la pesca): occorre evitare inutili conflittualità».
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