Federalberghi all’attacco: «Serve la tassa di sbarco»
di Claudio Zoccheddu
L’associazione boccia l’imposta sul soggiorno: troppi abusivi, è inutile La lotta contro il sommerso: «Mercato fuori controllo, cosa fanno i sindaci?»
2 MINUTI DI LETTURA
SASSARI. La tassa di soggiorno è uno dei balzelli più in voga. Ma è anche tra quelli più discussi. Perché la vita del turista, per quanto sia rilassante, è già piuttosto costosa. E l’idea di aggiungere una tassa, quindi, genera dibattiti, apre discussioni e stimola proposte. L’ultima è quella di Federalberghi che chiede di sostituirla con una tassa di sbarco da estendere all’intera Sardegna. Un’imposta più equa, secondo gli albergatori.
La proposta. Paolo Manca, presidente di Federlaberghi, spiega il suo punto di vista: «I Comuni non possono fare cassa sulla pelle dei turisti scaricando sugli operatori l’onere di fare da esattori e non considerando l’iniquità di un balzello che verrebbe pagato solo nelle strutture regolari. Il modo migliore per dare una mano al turismo, reperendo le risorse per rendere più attrattiva tutta la regione, è prevedere una tassa di sbarco nell’isola. Un contributo che ci sembra più giusto perché ne beneficerebbero anche i comuni dell’interno”.
Gli obiettivi. Secondo Manca occorrerebbe definire in anticipo le finalità dei proventi: «Perché non vogliamo trovarci nella situazione di Roma, dove su 240 milioni di euro ricavati da questa tassa solo 100 mila euro sono andati al turismo. È necessario coinvolgere gli operatori per definire le priorità e stabilire in anticipo dove destinare le risorse».
La lotta agli abusivi. Nell’elenco di chi punta sulla tassa di soggiorno ci sono Olbia e Dorgali, dove, secondo Federalberghi, il mercato nero dell’ospitalità è fuori controllo: «Ma non deve essere combattuto attraverso un prelievo sui turisti – aggiunge Paolo Manca –. Il primo passo in avanti è stato il registro degli operatori extralberghieri ma non può però essere visto come la panacea a tutti i mali. Anche i Comuni devono fare la propria parte».
Il nero. Secondo Federalberghi, ad agosto, nel capoluogo gallurese si contavano 726 annunci per alloggi in vendita su Airbnb, contro le 130 strutture censite dagli uffici comunali. L’81,4% degli annunci era riferito ad interi appartamenti interi, in cui non abita nessuno. Il 53,44% degli annunci era pubblicato da persone che gestiscono più di un alloggio. Il 65,84% degli alloggi era in vendita per oltre sei mesi all’anno. A Dorgali, nello stesso periodo, si contavano 262 annunci, dei quali il 75,95% era riferito ad appartamenti, il 70,99% rimandava a persone che gestiscono più di un alloggio e il 73,28% era in vendita per oltre sei mesi all’anno: «Ci chiediamo cosa stiano facendo questi Comuni – conclude Manca –. Sembra che stiano scegliendo la strada più semplice per fare cassa. Oppure vogliono concretamente migliorare la destinazione Sardegna? Perché gli operatori sono disponibili alla collaborazione ».
La proposta. Paolo Manca, presidente di Federlaberghi, spiega il suo punto di vista: «I Comuni non possono fare cassa sulla pelle dei turisti scaricando sugli operatori l’onere di fare da esattori e non considerando l’iniquità di un balzello che verrebbe pagato solo nelle strutture regolari. Il modo migliore per dare una mano al turismo, reperendo le risorse per rendere più attrattiva tutta la regione, è prevedere una tassa di sbarco nell’isola. Un contributo che ci sembra più giusto perché ne beneficerebbero anche i comuni dell’interno”.
Gli obiettivi. Secondo Manca occorrerebbe definire in anticipo le finalità dei proventi: «Perché non vogliamo trovarci nella situazione di Roma, dove su 240 milioni di euro ricavati da questa tassa solo 100 mila euro sono andati al turismo. È necessario coinvolgere gli operatori per definire le priorità e stabilire in anticipo dove destinare le risorse».
La lotta agli abusivi. Nell’elenco di chi punta sulla tassa di soggiorno ci sono Olbia e Dorgali, dove, secondo Federalberghi, il mercato nero dell’ospitalità è fuori controllo: «Ma non deve essere combattuto attraverso un prelievo sui turisti – aggiunge Paolo Manca –. Il primo passo in avanti è stato il registro degli operatori extralberghieri ma non può però essere visto come la panacea a tutti i mali. Anche i Comuni devono fare la propria parte».
Il nero. Secondo Federalberghi, ad agosto, nel capoluogo gallurese si contavano 726 annunci per alloggi in vendita su Airbnb, contro le 130 strutture censite dagli uffici comunali. L’81,4% degli annunci era riferito ad interi appartamenti interi, in cui non abita nessuno. Il 53,44% degli annunci era pubblicato da persone che gestiscono più di un alloggio. Il 65,84% degli alloggi era in vendita per oltre sei mesi all’anno. A Dorgali, nello stesso periodo, si contavano 262 annunci, dei quali il 75,95% era riferito ad appartamenti, il 70,99% rimandava a persone che gestiscono più di un alloggio e il 73,28% era in vendita per oltre sei mesi all’anno: «Ci chiediamo cosa stiano facendo questi Comuni – conclude Manca –. Sembra che stiano scegliendo la strada più semplice per fare cassa. Oppure vogliono concretamente migliorare la destinazione Sardegna? Perché gli operatori sono disponibili alla collaborazione ».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
