La Nuova Sardegna

P3, scatta per Cappellacci la prescrizione del reato

di Mauro Lissia
P3, scatta per Cappellacci la prescrizione del reato

Il 15 a Roma parlano le difese, dopo quattro anni il processo verso la conclusione Restano in piedi le accuse per l’affarista Flavio Carboni e gli altri 6 imputati sardi

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CAGLIARI. L’ex presidente della giunta regionale Ugo Cappellacci uscirà indenne dal processo alla cosiddetta loggia P3 in corso a Roma, imputati fra gli altri l’affarista Flavio Carboni, il parlamentare Denis Verdini e altri sei sardi coinvolti nel presunto tentativo di governare gli appalti per il disinquinamento del Sulcis e i parchi eolici in tutta l’isola. Superata a fatica la fase del dibattimento durata oltre quattro anni e concluse l’11 novembre 2016 le requisitorie dei pubblici ministeri Rodolfo Sabelli e Mario Palazzi, il prossimo 15 novembre il processo andrà avanti con gli interventi della difesa. Ma nel frattempo per il leader sardo di Forza Italia, che è accusato di concorso in abuso d’ufficio aggravato, è scattata la prescizione del reato. I fatti al centro della contestazione risalgono infatti al 6 agosto del 2009 e una volta svanita in istruttoria l’imputazione di corruzione la posizione di Cappellacci si è notevolmente alleggerita. Il resto l’hanno fatto le estenuanti lungaggini del dibattimento, partito a rilento e proseguito fra mille intoppi. L’ex governatore, assistito da Guido Manca Bitti, si è difeso con puntiglio davanti al tribunale presieduto da Maria Rosaria Brunetti ma non è riuscito a evitare la richiesta di condanna a un anno di reclusione da parte dei pm. Se la caverà comunque perchè il reato risulta ormai estinto, manca solo che il tribunale formalizzi la prescrizione al momento della decisione. La carriera politica di Cappellacci è peraltro in bilico a causa della condanna a due anni e mezzo incassata il 28 settembre 2016 per la bancarotta della Sept Italia: se la sentenza venisse confermata in appello, per lui scatterebbe la sospensione dalla carica di consigliere regionale.

In Sardegna la P3 puntava su due obiettivi: norme più leggere per realizzare parchi eolici ad alto valore aggiunto e un direttore dell'Arpas, l’agenzia regionale per l’ambiente, che garantisse una corsia preferenziale ai progetti dell'organizzazione segreta. In un caso e nell'altro serviva un grimaldello politico per scardinare le porte della Regione: per l’accusa era Ugo Cappellacci, uomo di Berlusconi, obbligato dall'appartenenza e dalla riconoscenza elettorale a cedere alle pressioni di pezzi da novanta come Denis Verdini, Marcello Dell'Utri e Flavio Carboni. È lui, per l’accusa, ad aver «contribuito a sviare la gara pubblica per quella poltrona». Quale che sia l’orientamento del tribunale, il reato attribuito a Cappellacci - che non faceva parte della P3 - risulta prescritto, mentre restano in piedi le accuse di associazione a delinquere e di violazione della legge Anselmi per Carboni, per il quale i due magistrati hanno sollecitato nove anni e mezzo di carcere e di partecipazione all’associazione per altri cinque degli otto sardi coinvolti nel processo: la Procura ha chiesto un anno per Ignazio Farris, che Cappellacci nominò al vertice dell’Arpas su diktat della P3, due anni per Pinello Cossu, presidente del consorzio Tea, tre anni per la compagna di Carboni, Antonella Pau, un anno per Maria Laura Scanu Concas, diecimila euro di multa per il direttore di Unicredit Iglesias Stefano Porcu. Nel complesso le richieste di condanna sono state 18 e il solo imputato considerato non colpevole dai due pm è il dirigente dell’area ambiente al comune di Porto Torres Marcello Garau. Richieste di pena anche per Denis Verdini (4 anni) e per l’ex primo presidente della Cassazione Vincenzo Carbone (5 anni per corruzione). A Roma - hanno detto i pubblici ministeri - fino al 2010 «ha operato un’associazione segreta che puntava a condizionare il funzionamento degli organi costituzionali dello Stato, degli enti amministrativi e locali».

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