Soru: l’indipendentismo non è la soluzione
L’eurodeputato Pd punta sull’autonomia: ma dobbiamo gestirla meglio e stare in Europa a testa alta
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CAGLIARI. L’indipendentismo non è la soluzione, parola dell’eurodeputato del Pd Renato Soru. «Non dobbiamo mai più chiuderci in noi stessi e neanche possiamo giocare ancora con scelte pericolose, o tanto meno avvelenare i pozzi con illusioni azzardate. La soluzione è aprirsi all’Europa e far sì che la Sardegna stia in Europa come una comunità forte e responsabile». Lo ha detto al termine del dibattito «La Questione sarda fra indipendenza, autonomia ed Europa dei popoli», organizzato dalla sua associazione «SardegnaEuropa». Soru ha parlato anche della questione catalana: «Se è innegabile che Madrid abbia sbagliato in modo clamoroso a usare le armi per fermare quella che era una questione politica e non certo militare. È anche vero che le forze indipendentiste hanno portato la loro gente a farsi del male. E oggi senza una vera mediazione potrebbe essere molto e sempre più difficile trovare una via d’uscita condivisa». Ma è sulla Questione sarda che si è incentrato l’intervento di Soru: «La nostra Autonomia dobbiamo saperla gestirla meglio e finora non ci siamo riusciti. Soprattutto nei rapporti con lo Stato ci sono stati troppi errori, anche se ora l’obiettivo della Sardegna dev’essere quello di presentarsi e poi stare in Europa a testa alta. È questa la nuova identità in cui dobbiamo credere senza ovviamente togliere nulla al nostro passato». Le conclusioni di Soru sono arrivate dopo gli interventi di chi come Guido Melis ha detto: «Attenzione, ogni volta che l’Autonomia perde prestigio e credibilità, ritornano le spinte indipendentiste, mentre sono in pochi a parlare di come potrebbe essere riscritto e reso più moderno lo Statuto speciale». È lo stesso monito lanciato da Luciano Marrocu: «Dobbiamo parlare di progetti politici, non infilarci in visioni separatiste». Con Lorenzo Dallai, ex presidente della Provincia autonoma di Trento, che ha aggiunto: «A fare la differenza sono i rapporti che hai con lo Stato. Più competenze gestisci, meglio tratti». Però secondo Anthony Muroni dell’associazione Sardos: «Gran parte della colpa dell’attuale disequilibrio è dei sardi. Finora o non siamo riusciti a ottenere quanto ci sarebbe spettato e poi abbiamo utilizzato male quanto c’è stato concesso». Anche per Anna Maria Busia, Campo progressista, «in questi anni il peso dell’Autonomia sì ristretto. Forse ci siamo intestarditi a trattare con Roma e invece avremmo dovuto chiedere con più forza allo stesso governo di sostenerci in questa rivendicazione: l’Europa deve riconoscere il nostro innegabile stato d’insularità. Oggi quel sostegno dobbiamo pretenderlo». Pierpaolo Vargiu, deputato dei Riformatori, ha rilanciato il referendum dell’insularità in Costituzione: «È una grande occasione per stringere i sardi intorno a una battaglia comune». Ma per il segretario del Psd’Az Christian Solinas: «A mancare non è certo la consapevolezza degli svantaggi, ma una Sardegna capace di muoversi assieme verso obiettivi condivisi». Fino ad Antonello Licheri di Sinistra Italiana, che è stato perentorio nel dire: «L’indipendenza? È una chimera». Con la pronta replica di Bustianu Cumpostu di Sardigna Natzione: «No, l’autodeterminazione è un diritto dei popoli».
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