Finanziaria, i dubbi delle imprese
Le associazioni di categoria fredde sulla manovra: c’è ancora troppa burocrazia
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CAGLIARI . La Finanziaria 2018 piace ad alcuni, ma non convince tutti. Dopo i sindacati, davanti alla commissione bilancio del Consiglio regionale, è stata la volta di chi, in Sardegna, fa impresa: dalla Confindustria alla Confcommercio, dalla Coldiretti alla Cna. Un filotto di convocazioni necessario, perché la Legge di stabilità, caso unico nelle ultime legislature, stavolta dovrebbe essere approvata entro la fine dell’anno, dopo che la giunta l’ha licenziata a ottobre. La velocità è stata salutata come un «segnale positivo», ma la Regione deve fare ancora molto per «recuperare efficienza ed efficacia nella spesa pubblica ed è di questo che la Sardegna ha bisogno per rendere duraturi i timidi segnali di ripresa che ci sono stati dopo la grande crisi». Che non è ancora finita, ed ecco perché dalla Confindustria è arrivata la proposta, presentata dal presidente Alberto Scanu, di «stringere i tempi per far nascere le zone economiche speciali vicino ai porti e poi incentivare, con adeguati finanziamenti, vecchie e nuove imprese perché si aggreghino». Secondo gli industriali, sono due i punti fondamentali che dovrebbero trovare spazio nella Finanziaria e invece non ci sono: un vera semplificazione amministrativa, la burocrazia continua a essere un grande ostacolo, e l’inizio del confronto, in una conferenza sull’industria da organizzare, sulle possibilità di sviluppo della Sardegna nel prossimo decennio». Per Confapi, l’associazione delle medie e piccole imprese, «è proprio la storica rete dell’economia isolana, quella appunto della micro aziende, che dovrebbe essere sostenuta con progetti in chiave manifatturiera, ma di cui non sempre c’è traccia nelle manovre finanziarie», ha detto il presidente Mirko Murgia. Molto più critica è stata Confartigianato: «Anche stavolta non ci sono stati passi coraggiosi verso il mondo della piccola impresa e soprattutto di quelle artigiane», ha detto il presidente Antonio Matzutzi dopo aver ricordato che, in nove anni, «purtroppo hanno chiuso i battenti ben 8mila aziende». Per la Cna, col segretario Francesco Porcu, il problema è sempre lo stesso: «I bisogni delle piccole imprese continuano a essere sottovalutati, mentre dovrebbe esserci molta più attenzione verso chi rappresenta la vera ossatura dell’economia regionale». Fra le associazioni più insoddisfatte quelle dell’agricoltura. Secondo il presidente della Coldiretti, Battista Cualbu, «la Finanziaria continua a tenere ai margini dell’economia un settore che dalla politica è considerato trainante, ma purtroppo solo a parole». Secondo Agrinsieme, che raggruppa Cia, Copagri, Confagricoltura e mondo della cooperazione, «la Regione ha presentato un bilancio troppo rigido che non permette grandi margini di manovra». Se da un lato, è «positivo che non siano state aumentate le aliquote Irpef e Irap», dall’altro «non è previsto il contributo straordinario – ha detto il portavoce Sergio Cardia – che a settembre era stato annunciato per le aziende diverse dall’ovicaprino». La Confesercenti ha proposto che «la Regione sostenga di più le imprese nei r apporti con il mondo del credito». Per Confcommercio, alla fine, «non si può essere soddisfatti quando a favore di chi in Sardegna produce reddito sono stanziati in tutto solo 189 milioni su una manovra di 7,7 miliardi, con la metà divorata dalla sanità». (ua)
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