Pigliaru incontra Gentiloni «Ecco le nostre richieste»
Oggi il governatore sarà ricevuto a Palazzo Chigi insieme al vicepresidente Paci «Sarà una giornata decisiva». Si parlerà di accantonamenti, insularità e servitù
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CAGLIARI. Il giorno è arrivato. Alle 16, a Palazzo Chigi, il governatore Francesco Pigliaru, accompagnato dal vicepresidente Raffaele Paci, dirà al presidente del Consiglio dei ministri Paolo Gentiloni, perché la Sardegna «ha bisogno di trovare e avere più spazio». Più spazio nei conti dello Stato, che non può continuare a prelevare 684 milioni l’anno dai trasferimenti per i sardi, sono i maledetti accantonamenti, per ripianare il debito pubblico nazionale. «Diamo più soldi della Sicilia e gli stessi della Provincia di Bolzano, che hanno un Prodotto interno loro molto più alto del nostro». Dunque, gli accantonamenti sono troppi, ingiusti e unilaterali, questo si sentirà dire Gentiloni da Pigliaru. Più spazio dev’essere assicurato alla Sardegna anche nei pensieri del governo: «Non può lasciarci soli, deve accompagnarci – dice da sempre Pigliaru – nel confronto che vogliamo avere con l’Europa sul riconoscimento del nostro e innegabile stato d’insularità. Se ci fosse riconosciuto, ad esempio, avremo molto più spazio di manovra nella continuità territoriale aerea e non rischieremo di continuo neanche una possibile infrazione per aver concesso degli aiuti di Stato». Poi Gentiloni si troverà di fronte un altro bel po’ di rivendicazioni: le servitù militari da ridefinire, il caso dell’ex Arsenale di La Maddalena, la transazione è stata conclusa con gli ex gestori ma le bonifiche devono ancora cominciare. Oppure il caso dell’Agenzia sarda delle entrate, col governo che si è accanito su una legge regionale, o quello dei conti delle Province sarde spolpate da Roma, o ancora il riavvio a pieno regime della Chimica verde a Porto Torres. Alla maggioranza di centrosinistra, che ha riunito alla vigilia, il governatore ha detto: «Non sono abituato agli annunci, ma credo che questo incontro potrebbe essere decisivo. Anzi, lo deve essere: il governo è in scadenza, quindi deve fare qualcosa subito, e poi c’è in discussione la Legge di stabilità nazionale da cui la Sardegna non può essere tagliata fuori». I partiti del centrosinistra rimarranno a Cagliari in attesa degli eventi, «siamo convinti che arriveranno alcune soluzioni tecniche e finanziarie interessanti», è stato il commento ripetuto da tutti alla fine del vertice,. Quelli del centrodestra hanno replicato: «Non fatevi illusioni. Sarà un altro flop». Pigliaru comunque è stato chiaro: «Non firmerò nulla. È solo in un momento cruciale di questa nostra lunga trattativa col governo, passata attraverso anche il Patto per la Sardegna. Lo ripeto: prima di qualunque accordo: mi confronterò, come ho giurato, con il Consiglio regionale».
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