La Nuova Sardegna

La difesa di Diana: assegno falsificato per acquistare Rolex

di Mauro Lissia
La difesa di Diana: assegno falsificato per acquistare Rolex

Processo per peculato, disposta una perizia grafica  La firma potrebbe essere stata usata all’insaputa dell’ex Pdl 

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CAGLIARI. C’è un assegno da seimila euro in cerca d’autore: è firmato dall’ex capo del gruppo di centrodestra Mario Diana, ma il nome del beneficiario sarebbe stato modificato. Non solo: un assegno analogo, con lo stesso numero e la data del 22 novembre 2010, risulta allegato a una fattura riferita all’acquisto di materiale di cancelleria dalla ditta Riko Service srl, mentre la copia apparentemente alterata è intestata alla Paoletti orologi srl e la somma corrispondente sarebbe stata spesa per acquistare i due famosi orologi usati di marca Rolex che il pm Marco Cocco addebita a Diana. Sono stati i difensori del politico oristanese, Pierluigi Concas e Massimo Delogu, a segnalare la circostanza al presidente del tribunale Giuseppe Pintori, mostrando come l’assegno sia stato compilato con penna e grafia diverse da quella usata da Diana per firmarlo e come appena a fianco dell’intestatario compaia una lettera erre, parzialmente cancellata. Secondo i legali sarebbe la erre di Riko, la società dell’imprenditore Riccardo Cogoni, che ha patteggiato la pena come autore di fatture per prestazioni fittizie ad alcuni gruppi politici regionali. In altre parole: una manina ignota avrebbe elaborato una copia falsa di un assegno da seimila euro per acquistare due Rolex a totale insaputa di Diana.

Il colpo di scena è arrivato alla conclusione dell’udienza davanti alla prima sezione del tribunale nel giudizio immediato per peculato aggravato in cui Diana è unico imputato come presidente del gruppo di centrodestra nella legislatura Cappellacci, accusato di aver speso o autorizzato illegalmente uscite per oltre 600 mila euro, tra cui i famosi libri preziosissimi sequestrati dalla polizia giudiziaria nella sua abitazione di Oristano. I difensori hanno chiesto una perizia grafica e il presidente Pintori, dopo una rapida camera di consiglio, ha accolto l’istanza e nominato seduta stante un esperto che esaminerà l’assegno per confermare o smentire quanto appare. Il tribunale ha accolto anche un’altra istanza della difesa, che ha chiesto l’acquisizione dei verbali compilati durante le riunioni del gruppo Pdl all’epoca dei fatti al centro del processo. Ieri infatti anche l’ex assessore e attuale consigliere regionale Mariano Contu - sentito come teste assistito perchè indagato per reato connesso - ha ricordato che i verbali venivano elaborati, un elemento sul quale Diana ha successivamente insistito con dichiarazioni spontanee al tribunale. Ora la polizia giudiziaria cercherà di acquisirli: se esistono ancora, dovrebbero servire a verificare come venivano prese le decisioni nel Pdl e come venivano spesi i fondi del gruppo. Erano scelte collegiali o tutto faceva capo a Diana?

Ieri avrebbe dovuto presentarsi in tribunale, nelle vesti di testimone assistito da un legale, Simona De Francisci: indagata per peculato nello stesso procedimento, la giornalista ed ex assessora regionale alla sanità ha disertato l’udienza per un impedimento del difensore, l’avvocato Marcello Caddori. E’ stata riconvocata per il 26 gennaio, quando il dibattimento dovrebbe chiudersi per dare luogo alla discussione. La De Francisci dovrà chiarire l’ormai citatissima vicenda delle 31 penne Montblanc, che i consiglieri di centrodestra ricevettero in omaggio a Natale del 2009. La giornalista è accusata di aver proposto l’acquisto delle penne e di averle scelte personalmente.

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