Dipendenti pubblici: in Sardegna 6 ogni 100 abitanti
L’isola sul podio per numero di dipendenti pubblici: percentuali più alte solo in Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige
SASSARI. L’isola sul podio per numero di dipendenti pubblici. In Sardegna ogni 100 abitanti 5,68 lavorano per lo Stato. Ad avere percentuali più alte sono solo la Valle d’Aosta e il Trentino Alto Adige. Dei 1,6 milioni di sardi circa 109mila sono dipendenti pubblici. Un esercito che vede primeggiare le donne sugli uomini: 56mila a 53mila. Tra i comparti la scuola ne raccoglie quasi un terzo, seguita dal servizio sanitario nazionale e dalla Regione. Quanto alle retribuzioni sono i magistrati i dipendenti pubblici con lo stipendio più alto, seguiti da universitari e guardia di finanza.
Dipendenti in calo. Ma andiamo con ordine. In Sardegna, in base ai dati forniti dalla Ragioneria dello Stato riferiti al 2015, ci sono 109.036 dipendenti pubblici, il 3,46 per cento del totale nazionale. Nel 2001 erano 113.246, oltre 4mila in più. Nel 2011 109.605: in quattro anni sono calati dello 0,01. Un’inezia rispetto al meno 7,8 per cento del Molise, ma nello stesso arco di tempo ci sono regioni in cui il numero dei dipendenti pubblici è aumentato: in Calabria addirittura più 8,6 per cento, ma anche Veneto (più 2,8), Lombardia (più 1,3), Friuli Venezia Giulia (più 1) ed Emilia Romagna (più 0,8 per cento).
Terzo posto. Ma nonostante il segno meno la Sardegna occupa il terzo gradino del podio come numero di dipendenti in rapporto alla popolazione. Ogni 100 sardi 5,68 lavorano per il pubblico. In Valle d’Aosta sono addirittura 8,33, mentre in Trentino Alto Adige il 7,79. Dopo la Sardegna, appaiate, ci sono la Basilicata e il Friuli Venezia Giulia, a quota 5,53. A seguire Calabria (5,24), Molise (5,16), Sicilia (5,14), Lazio (5,12), Umbria (5,09), Liguria (5,05). Capovolgendo la classifica, la regione con meno dipendenti pubblici in rapporto alla popolazione (in termini assoluti è al primo posto) è la Lombardia: 3,72 ogni 100 abitanti. Al penultimo e terzultimo posto la Puglia con 4,12 e la Campania (4,27), che con queste posizioni possono sfatare lo stereotipo di regioni che vivono di assistenzialismo. A seguire il Veneto (4,29), Piemonte (4,38), l’Emilia Romagna (4,61), l’Abruzzo (4,65), le Marche (4,77) e la Toscana (4,78).
Scuola. Dei 109mila dipendenti pubblici sardi quasi un terzo è impiegato nella scuola. Un primato che l’isola divide con il resto d’Italia, dove oltre un milione di persone lavorano nel campo dell’istruzione. In Sardegna sono 33.656. Un esercito in grande maggioranza al femminile: le donne che operano nella scuola sono quasi 26mila contro gli appena 7.700 uomini. Tra i lavoratori della scuola quasi 22mila sono insegnanti, una categoria che nell’isola è abbastanza avanti con gli anni. Una recente indagine della Flc Cgil ha scoperto che la Sardegna è la terza regione d’Italia nella graduatoria dei docenti con l’età più elevata: il 44,8 per cento sono over 54. Percentuali che salgono al 52,2 per cento in Ogliastra, al 51,7 nel Medio campidano e al 49,7 nel Sulcis. È invece Sassari a contare tra i suoi insegnanti la quota più elevata di under 44, il 21,1 per cento, seguita da Oristano col 19,1 e Cagliari e Olbia con circa il 17.
Sanità ed enti locali. Dopo la scuola c’è la sanità. I sardi che lavorano per il Servizio sanitario nazionale sono 22.851. Anche in questo caso le donne superano gli uomini: 14mila a 8mila. Al terzo posto i dipendenti regionali, oltre quota 12mila, con gli uomini in leggera prevalenza sulle donne. Se però in questo comparto vengono contati i dipendenti di tutti gli enti locali, compresi Comuni e Province, si arriva a superare i 24mila posti di lavoro.
Corpi di polizia. In Sardegna ne fanno parte quasi 8mila persone. I più numerosi, 4.678, sono i carabinieri, tra cui appena 139 donne. A seguire la guardia di finanza (1.667 e solo 15 donne) e la polizia penitenziaria (1.507 e 130 donne). Anche le forze armate comprendono poco meno di 8mila dipendenti: 4.409 nell’esercito, 1.633 nella aeronautica, 903 nella marina e 870 nelle capitanerie di porto.
Ministeri, università e altri. La graduatoria prosegue con i dipendenti dei ministeri (4.994, equamente distribuiti tra uomini e donne) e delle università (2.668, con gli uomini in leggera prevalenza). E ancora i vigili del fuoco (1.542 e solo 54 donne), i lavoratori delle agenzie fiscali (1.505) e gli enti parastatali, tra cui le Ferrovie, che contano 1.208 dipendenti. In coda ci sono i lavoratori degli enti di ricerca e della magistratura, rispettivamente 271 e 284.
Retribuzioni. Gli stipendi, come è facile immagine, sono inversamente proporzionali al numero dei dipendenti. E così chi vanta le retribuzioni più alte sono i magistrati: oltre 138mila euro all’anno. Seguono i dipendenti delle università con una media di 43mila euro all’anno. E poi guardia di finanza (40mila euro), forze armate, polizia e carabinieri (intorno ai 39mila), serivizio sanitario (38mila), vigili del fuoco (32mila).Ultimo è il mondo della scuola, con uno stipendio medio all’anno di 28.343 euro. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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