Il sindacato: necessario un piano di rilancio
Paderi, Cisl Fp: «Occorre fare nuove assunzioni e modernizzare le pubbliche amministrazioni»
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SASSARI. C’è bisogno di un piano per il rilanciare il sistema pubblico. Una politica che vada oltre i tagli degli ultimi anni. A farsene promotore è Davide Paderi, segretario regionale della funzione pubblica della Cisl. «Il sistema pubblico e dei servizi nell’isola presenta in tutti i settori un forte ritardo sul riassetto generale e sulla modernizzazione – afferma il sindacalista –. Le conquiste dopoguerra che videro una buona distribuzione di servizi sul territorio con la fase di rinascita oggi risente di una politica che pensa solo ai tagli e ai risparmi. Con mortificazione dei lavoratori e dei fruitori dei servizi». Paderi parla di una Sardegna cenerentola, penalizzata da uno Stato patrigno. «Altre Regioni hanno fatto meglio e hanno ottenuto maggiori risposte dallo Stato – spiega –. La qualità istituzionale passa anche da una pubblica amministrazione efficiente e dinamica. Non a caso, una volta superata la tendenza negativa e punitiva degli anni scorsi di considerare il pubblico e la sua risorsa umana come baluardo da tagliare o ridimensionare, oggi la riflessione è orientata a inserirlo come fattore decisivo sulla competitività delle realtà locali. In altre parole se il pubblico funziona e vi sono investimenti viene favorito sviluppo e qualità della vita».
Paderi mette sotto accusa la politica degli ultimi anni, che avrà anche migliorato i conti dello Stato, ma è andata a colpire la comunità, privandola di servizi fondamentali. «Altri Stati come Germania e Francia spendono maggiori risorse per i servizi e i dipendenti pubblici e gli stessi organici sono più forti rispetto ai tagli nazionali e sardi». Ma neanche la Regione è esente da critiche. «Purtroppo sul tema degli organici, ridotti all’osso, la rivendicazione verso lo Stato non c’è stata così come si è sottovalutata la tenuta sociale, sempre più legata al presidio pubblico – dice ancora il segretario Cisl Fp –. Tutto ciò rispetto ai vecchi e nuovi bisogni sociali e di welfare e al positivo trend di invecchiamento che richiede un dispiegamento di nuovi servizi. Anche la Regione – rincara la dose Paderi – per quanto di sua competenza diretta, non ha fatto nulla per lasciare sul territorio i servizi; la logica centralistica dello Stato è stata copiata negli anni anche dalla Regione. Questo vale per la sanità, ministeri, enti locali e regionali. Una galassia di buchi sugli organici e lento indebolimento dei servizi. Non si può sempre risolvere un problema o un servizio con un Pin o un Call center».
E la scelta di alleggerire il sistema pubblico è all’origine di uno grandi drammi della Sardegna di oggi, lo spopolamento delle zone interne. «Allontanando i servizi pubblici dai territori si contribuisce alla loro condanna verso il declino – spiega –. Spiace che le decisioni spesso sono prese dagli stessi politici che parlano di spopolamento». Di qui la necessità di una nuova politica che rafforzi il sistema pubblico, sia con nuovi innesti di personale che con un miglioramento dei servizi. «Serve un piano robusto di nuove assunzioni specifiche per l’Isola – conclude Paderi – e un mix di sinergie istituzionali, interne ed esterne alla Sardegna, per rilanciare e modernizzare le pubbliche amministrazioni e dare valore a chi ci lavora, con formazione e innovazione che insieme a nuovi contratti può invertire la tendenza negativa o ancor peggio punitiva». (al.pi.)
Paderi mette sotto accusa la politica degli ultimi anni, che avrà anche migliorato i conti dello Stato, ma è andata a colpire la comunità, privandola di servizi fondamentali. «Altri Stati come Germania e Francia spendono maggiori risorse per i servizi e i dipendenti pubblici e gli stessi organici sono più forti rispetto ai tagli nazionali e sardi». Ma neanche la Regione è esente da critiche. «Purtroppo sul tema degli organici, ridotti all’osso, la rivendicazione verso lo Stato non c’è stata così come si è sottovalutata la tenuta sociale, sempre più legata al presidio pubblico – dice ancora il segretario Cisl Fp –. Tutto ciò rispetto ai vecchi e nuovi bisogni sociali e di welfare e al positivo trend di invecchiamento che richiede un dispiegamento di nuovi servizi. Anche la Regione – rincara la dose Paderi – per quanto di sua competenza diretta, non ha fatto nulla per lasciare sul territorio i servizi; la logica centralistica dello Stato è stata copiata negli anni anche dalla Regione. Questo vale per la sanità, ministeri, enti locali e regionali. Una galassia di buchi sugli organici e lento indebolimento dei servizi. Non si può sempre risolvere un problema o un servizio con un Pin o un Call center».
E la scelta di alleggerire il sistema pubblico è all’origine di uno grandi drammi della Sardegna di oggi, lo spopolamento delle zone interne. «Allontanando i servizi pubblici dai territori si contribuisce alla loro condanna verso il declino – spiega –. Spiace che le decisioni spesso sono prese dagli stessi politici che parlano di spopolamento». Di qui la necessità di una nuova politica che rafforzi il sistema pubblico, sia con nuovi innesti di personale che con un miglioramento dei servizi. «Serve un piano robusto di nuove assunzioni specifiche per l’Isola – conclude Paderi – e un mix di sinergie istituzionali, interne ed esterne alla Sardegna, per rilanciare e modernizzare le pubbliche amministrazioni e dare valore a chi ci lavora, con formazione e innovazione che insieme a nuovi contratti può invertire la tendenza negativa o ancor peggio punitiva». (al.pi.)
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