Nell’isola 850 migranti minori
di Alessandra Sallemi
La garante nazionale a Cagliari: 300 di loro vivono in strutture per adulti
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CAGLIARI. In Sardegna 300 migranti minori non accompagnati vivono in strutture per adulti. Una situazione valutata con sfavore dall’Autorità garante nazionale per l’infanzia, Filomena Albano, magistrata pugliese, nell’isola da tre giorni per il primo corso rivolto a 50 persone, uomini e donne, che hanno partecipato al bando di luglio per selezionare i tutori dei migranti minori soli. In Italia sono 18.491, la Sardegna ne ospita il 4,5 per cento (830). Dall’attività di monitoraggio e ascolto promossa dall’Autorità garante è già emerso con chiarezza che tutti questi ragazzi e bambini chiedono di stare in Italia, 5.463 sono gli “irreperibili”, quelli che rifiutavano il soggiorno e in qualche modo se ne sono andati. La legge 47 del maggio 2017 che istituisce, tra l’altro, la figura del tutore, assegna al Garante per l’infanzia regionale il compito di formare la nuova figura dei tutori e qui la Sardegna mostra una grave pecca: il consiglio regionale non ha ancora nominato il Garante nonostante l’argomento fosse all’ordine del giorno durante la scorsa estate. Albano non commenta questo vuoto istituzionale della Sardegna, ma sottolinea che «si tratta di una figura importante mai come in questo periodo storico, perché la legge nazionale 47 attribuisce ai Garanti regionali il compito di trasformare privati cittadini volontari in tutori responsabili della crescita e della formazione di questi minori. Prima c’erano i tutori istituzionali, sindaci e altre autorità, poi con il grande aumento dei minori soli la figura istituzionale si è rivelata inidonea». Finché non ci sarà un garante isolano, l’Autorità nazionale terrà le fila della formazione dei volontari sardi. Albano ci tiene a mettere in evidenza che la forza dell’Autorità Garante dell’infanzia e dell’adolescenza, nei progetti a favore dei minori non accompagnati, è moltiplicata dall’importante partner, attivo dal luglio scorso secondo l’Operating Plan 2017 per l’Italia: l’Easo, European Asylum Support Office. Alla selezione, dalla Sardegna sono arrivate 192 domande. Dei primi 50 ammessi alla formazione l’82% sono donne, il 40% tra i 45 e i 60 anni, il 26 36-45 anni, il 20% over 60 e il 16% under 35. Laureati all’86%, sono impiegati (46%), liberi professionisti (28), lavoratori del settore sociale (14), ma anche insegnanti e pensionati (12). Le selezioni sono appena cominciate perché la legge 47 stabilisce che ogni minore debba avere il suo tutore, esclusi i casi dove ci siano fratelli e sorelle. Quali siano i compiti del tutore è spiegato nel sito del Garante, la tutela non è un’adozione e non è un affido, il tutore è un “responsabile giuridico” che guida il minore nella sua crescita. La Garante non si sottrae alla domanda brutale: sono tanti, come si fa ad accoglierli tutti? «I bambini, i ragazzi, costituiscono una risorsa, sono in evoluzione, occupandoci del loro presente noi guardiamo anche al futuro del Paese. Occuparci dei nostri ragazzi non esclude che si possa far fronte ai bisogni degli altri. Io non vedo stranieri: vedo ragazzi, vedo bambini. E stiamo parlando di diritti, di un tema universale. Direi anzi che puntando sui diritti come modello di una società, ci si occupa automaticamente di tutti i minori». La Garante non minimizza: «È una sfida, iniziata in sordina, grazie a questa legge 47, recentissima, che, prima in Europa, mette a sistema l’accoglienza dei minori non accompagnati. Dobbiamo concentrare gli sforzi perché, adesso, la legge bisogna attuarla. È importante che lo Stato non abdichi al suo ruolo. I tutori dovrebbero ricevere supporto: con congedi dal lavoro, un’assicurazione, un rimborso delle spese. E poi è importante che gli enti territoriali investano in accoglienza diffusa, aderiscano allo sprar. Ora si verifica il doppio imbuto: pochi i posti della prima accoglienza, frammentata fra i diversi centri, pochi i posti della seconda accoglienza».
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