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Alt alla doppia preferenza ancora un rinvio del voto

Alt alla doppia preferenza ancora un rinvio del voto

Doveva essere la giornata della parità di genere ma la maggioranza si è spaccata L’approvazione slitta di una settimana. Tra le associazioni c’è molta delusione

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CAGLIARI. C’è comunque sempre un motivo, più o meno legittimo, e forse questa volta lo era più di altre, per far saltare la doppia preferenza di genere. Quando ormai tutto era pronto per festeggiare il ritorno alla Costituzione e alla democrazia, il Consiglio regionale ha rinviato di una settimana il voto favorevole e definitivo. Cos’è accaduto stavolta? Che seppure sostenuta da una larga maggioranza, la leggina stralcio è andata impantanarsi (o è stata pilotata fino a quello stagno) in un complicato emendamento che prevedeva la parità esatta fra donne e uomini anche nella presentazione delle liste e non solo al momento del voto. Tanto complicato fra numeri pari e dispari nei diversi collegi provinciali che alla fine la maggioranza s’è spaccata in due sul rinvio o meno di sette giorni. Con in più il Partito dei sardi che ha sollevato un caso di pessima educazione politica, questo: gran parte del centrosinistra avrebbe concordato la correzione volante col centrodestra ma non con il Pds. Accusa respinta dal presidente della commissione riforme, Francesco Agus, Campo progressista, e dagli altri partiti di maggioranza, ma che nei fatti ha aperto una voragine. Voragine in cui è finita in trappola per altri sette giorni la doppia preferenza di genere. Ora tutti dicono che appena sarà riscritto meglio l’emendamento sui collegi, servirà ad evitare che alcuni risultino troppo gonfiati, la leggina passerà per acclamazione. Sarà, ma è difficile fidarsi dopo i troppi anni che ci sono voluti per trovare l’accordo sullo stralcio e soprattutto dopo il fattaccio del 2013, quando la preferenza di genere fu affossata dal precedente Consiglio con un terribile e offensivo voto segreto trasversale.

La delusione. Il rinvio ha lasciato di stucco le associazioni Meglio in due, Heminas e Coordinamento 3, che in questi anni si sono battute per la doppia preferenza di genere nell’ancora confusa legge elettorale regionale. Dopo aver seguito in silenzio il dibattito, anche loro sono state colte di sorpresa dal mancato voto. «Il Consiglio ha gettato via un un'opportunità storica. Capiamo le perplessità sollevate sui piccoli collegi, ma il Consiglio poteva continuare e votare il resto, cioè solo l'introduzione della doppia preferenza. Speriamo che martedì non ci siano altre sorprese». Per Meglio in due è arrivato il commento di Lucia Tidu: «Dopo 437 giorni di lotta, siamo sconcertate e vorremmo capire se questo Consiglio ha davvero interesse ad allineare la legge elettorale con i diritti riconosciuti alle donne anche in politica». Diretto e deciso, l’attacco di Coordinamento 3: «All’improvviso i consiglieri, dietro l’alibi abusato del tecnicismo, hanno avuto una regressione sociale, culturale e umana che ci preoccupa».

Le consigliere. Sono solo quattro su 60, ma prima dell’inaspettato rinvio, erano state loro a esaltare più dei colleghi la svolta. Rossella Pinna, Pd, aveva detto: «Finalmente cancelleremo il triste primato che pesa sulla Sardegna: è al quart’ultimo posto nazionale per numero di consigliere elette». Poi Daniela Forma, Pd, «Stiamo per fare un salto di qualità, ma dobbiamo puntare a un cambiamento profondo e culturale. La presenza delle donne in politica dev’essere scontata e non più un evento eccezionale». Subito dopo Anna Maria Busia, Cp: «Stiamo finalmente rispettando la Costituzione, perché rimuoviamo un altro ostacolo che ci ha impedito finora di avere la giusta rappresentanza in Consiglio». Infine Alessandra Zedda, Forza Italia: «Dal 2019, in quest’aula la presenza delle donne, aumenterà di sicuro e la vita politica ci guadagnerà».

Contrari. Di sicuro si sa già che voteranno no Gennaro Fuoco e Marcello Orrù. Sono convinti che ai grandi partiti la leggina servirà solo per controllare meglio il voto. Contrario anche Paolo Truzzu di Fdi-An, ma con una motivazione più complessa: «Se nella vita quotidiana, non facciamo saltare gli ostacoli che impediscono alle donne di partecipare alla vita politica, questa legge non renderà loro giustizia». Martedì si ritorna in aula dopo il passaggio in commissione per rivedere i collegi. Non dovrebbero esserci più intoppi, ma non è detto. (ua)

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