L’assessore Arru: «Pretendo chiarezza»
Medico ematologo, si è rivolto ai Nas. Carta, sindaco di Perdasdefogu: «Nel 2016 allertai la Asl»
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CAGLIARI. La storia delle false diagnosi e delle guarigioni miracolose, paradossale e nel contempo drammatica, è rimbalzata prepotentemente anche nei palazi della Regione. Luigi Arru, assessore regionale alla Sanità, medico e già presidente dell’Ordine di Nuoro-Ogliastra sta seguendo con molta attenzione lo sviluppo degli eventi che coinvolgono la dottoressa Alba Veronica Puddu.
Da Cagliari l’assessore regionale ha assicurato la massima vigilanza. «Mi sono già attivato presso i Nas: è mia intenzione sapere cosa intendano fare per fare chiarezza su quanto è accaduto a Tertenia». Di sicuro il fatto che la dottoressa proponesse cure miracolose, promettendo la remissione totale di alcune malattie attraverso la centrifuga del sangue che poi veniva iniettato nuovamente ai pazienti, deve aver fatto inorridire Arru, medico ematologo. Al vaglio dell’assessore regionale potrebbe esserci anche un altro aspetto non secondario e cioè il fatto, questo ancora tutto da provare, che Puddu non si limitasse a operare nel suo studio privato ma proponesse questi suoi trattamenti “innovativi” anche nel suo ambulatorio di guardia medica. Il sindaco di Perdasdefogu Mariano Carta, all'inizio del 2016, si era fatto portavoce di una decina di pazienti a cui la dottoressa aveva proposto, nell'ambulatorio del paese, le sue cure alternative. Un comportamento non proprio ortodosso che il primo cittadino aveva prontamente segnalato alla Asl di Lanusei. «I miei concittadini non si erano fatti convincere delle cure e io mi rivolsi alla dirigenza dell’azienda. Lo feci su loro richiesta e so che la Asl ha avviato dei procedimenti a carico della donna». La dottoressa dallo scorso ottobre lavora nella stessa guardia medica in cui, secondo la segnalazione di Carta, avvennero questi episodi. E lì rimarrà a meno che non intervenga un provvedimento disciplinare dell’ordine. Ora però tutti gli occhi sono puntati su questa vicenda. E qualsiasi comportamento del medico è destinato a passare ai raggi x. Questo sino a quando un provvedimento dell’Ordine dei medici non farà chiarezza nella vicenda dopo un procedimento che prevede, come è giusto che sia, la possibilità per il medico estetico di difendersi dalle pesanti accuse che le sono state mosse. (g.f.)
Da Cagliari l’assessore regionale ha assicurato la massima vigilanza. «Mi sono già attivato presso i Nas: è mia intenzione sapere cosa intendano fare per fare chiarezza su quanto è accaduto a Tertenia». Di sicuro il fatto che la dottoressa proponesse cure miracolose, promettendo la remissione totale di alcune malattie attraverso la centrifuga del sangue che poi veniva iniettato nuovamente ai pazienti, deve aver fatto inorridire Arru, medico ematologo. Al vaglio dell’assessore regionale potrebbe esserci anche un altro aspetto non secondario e cioè il fatto, questo ancora tutto da provare, che Puddu non si limitasse a operare nel suo studio privato ma proponesse questi suoi trattamenti “innovativi” anche nel suo ambulatorio di guardia medica. Il sindaco di Perdasdefogu Mariano Carta, all'inizio del 2016, si era fatto portavoce di una decina di pazienti a cui la dottoressa aveva proposto, nell'ambulatorio del paese, le sue cure alternative. Un comportamento non proprio ortodosso che il primo cittadino aveva prontamente segnalato alla Asl di Lanusei. «I miei concittadini non si erano fatti convincere delle cure e io mi rivolsi alla dirigenza dell’azienda. Lo feci su loro richiesta e so che la Asl ha avviato dei procedimenti a carico della donna». La dottoressa dallo scorso ottobre lavora nella stessa guardia medica in cui, secondo la segnalazione di Carta, avvennero questi episodi. E lì rimarrà a meno che non intervenga un provvedimento disciplinare dell’ordine. Ora però tutti gli occhi sono puntati su questa vicenda. E qualsiasi comportamento del medico è destinato a passare ai raggi x. Questo sino a quando un provvedimento dell’Ordine dei medici non farà chiarezza nella vicenda dopo un procedimento che prevede, come è giusto che sia, la possibilità per il medico estetico di difendersi dalle pesanti accuse che le sono state mosse. (g.f.)
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