Ambiente, aree protette per salvare l’isola
In Sardegna pesca, cambiamenti climatici e cemento sulle coste mettono a rischio gli habitat marini
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SASSARI. La presenza dell’uomo sulla terra è sempre più ingrombrante e la sua impronta rischia di lasciare un segno indelebile. Se continua l’attuale ritmo di consumo di acqua, suolo fertile, risorse forestali e specie animali un pianeta non basterà più: nel 2050 ce ne vorranno almeno due. È quanto suggerisce il “Primo rapporto sullo stato del capitale naturale in Italia”, curato dal ministero dell’Ambiente, che sarà presentato domani mattina, alle 9.30, all’università di Sassari, nell’aula Segni in viale Mancini. Partecipano al dibattito dal titolo “Fare i conti con l’ambiente” il rettore dell’ateneo sassarese Massimo Carpinelli, il direttore del dipartimento di giurisprudenza Gianpaolo Demuro, Maria Carmela Giarratano e Marcello Cecchetti, del ministero dell’Ambiente, l’assessore regionale all’Ambiente Donatella Spano, i docenti Marco Apollonio, Domenico D’Orsogna e Marco Vannini, Vittore Gazale e Augusto Navone, rispettivamente direttori delle aree marine dell’Asinara e di Tavolara.
I dati. Dall’inizio del ‘900 la popolazione mondiale è aumentata, in un solo secolo, di ben 4,5 volte e, a causa dello sviluppo tecnologico, delle produzioni, dei commerci e dei consumi, il prelievo di risorse naturali è aumentato addirittura di 10 volte. In pratica consumiamo le risorse più velocemente di quanto la terra sia capace di rigenerarle. E questo porta a conseguenze imprevedibili. «È ora di assumere scelte radicali per quanto riguarda il mutamento dei nostri modelli di produzione e consumo», suggeriscono i ricercatori del ministero dell’Ambiente.
La Sardegna. Come emerge dal rapporto l’isola è ricca di acqua, la qualità dell’aria che si respira è buona ed è una delle regioni più ricche di biodiversità terrestre e marina. Proprio per questo i ricercatori suggeriscono di istituire le aree protette, l’unico sistema in grado di conservare a lungo termine la biodiversità. A differenza del resto d’Italia in Sardegna gli ecosistemi forestali e le pinete sono ben conservate. Anche il mare è in ottima salute, come testimonia la prateria di posidonia lungo tutto il perimetro costiero. Ma ci sono molti pericoli in agguato. Come sottolinea il rapporto, le principali pressioni sugli habitat marini del Mediterraneo sono costituite da pratiche di pesca non sostenibili, cambiamenti climatici e urbanizzazione costiera. Attività non sostenibili di pesca, eutrofizzazione (causata dallo sversamento in mare di nutrienti da agricoltura, pratiche di acquacoltura e acque reflue) e inquinamento di vario tipo rappresentano tre importanti fattori di pressione per gli habitat marini soprattutto nelle zone costiere fortemente popolate. L’obiettivo del “Primo rapporto sul capitale naturale in Italia” è prevenire gli effetti negativi delle politiche di sviluppo economico a livello nazionale e locale (dallo sviluppo urbanistico allo sfruttamento delle risorse) e sviluppare invece politiche orientate alla tutela dell’ambiente. Solo così l’uomo potrà continuare a vivere sulla terra. (g.z.)
I dati. Dall’inizio del ‘900 la popolazione mondiale è aumentata, in un solo secolo, di ben 4,5 volte e, a causa dello sviluppo tecnologico, delle produzioni, dei commerci e dei consumi, il prelievo di risorse naturali è aumentato addirittura di 10 volte. In pratica consumiamo le risorse più velocemente di quanto la terra sia capace di rigenerarle. E questo porta a conseguenze imprevedibili. «È ora di assumere scelte radicali per quanto riguarda il mutamento dei nostri modelli di produzione e consumo», suggeriscono i ricercatori del ministero dell’Ambiente.
La Sardegna. Come emerge dal rapporto l’isola è ricca di acqua, la qualità dell’aria che si respira è buona ed è una delle regioni più ricche di biodiversità terrestre e marina. Proprio per questo i ricercatori suggeriscono di istituire le aree protette, l’unico sistema in grado di conservare a lungo termine la biodiversità. A differenza del resto d’Italia in Sardegna gli ecosistemi forestali e le pinete sono ben conservate. Anche il mare è in ottima salute, come testimonia la prateria di posidonia lungo tutto il perimetro costiero. Ma ci sono molti pericoli in agguato. Come sottolinea il rapporto, le principali pressioni sugli habitat marini del Mediterraneo sono costituite da pratiche di pesca non sostenibili, cambiamenti climatici e urbanizzazione costiera. Attività non sostenibili di pesca, eutrofizzazione (causata dallo sversamento in mare di nutrienti da agricoltura, pratiche di acquacoltura e acque reflue) e inquinamento di vario tipo rappresentano tre importanti fattori di pressione per gli habitat marini soprattutto nelle zone costiere fortemente popolate. L’obiettivo del “Primo rapporto sul capitale naturale in Italia” è prevenire gli effetti negativi delle politiche di sviluppo economico a livello nazionale e locale (dallo sviluppo urbanistico allo sfruttamento delle risorse) e sviluppare invece politiche orientate alla tutela dell’ambiente. Solo così l’uomo potrà continuare a vivere sulla terra. (g.z.)
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