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Rosatellum, la Sardegna spaccata a metà: 2 collegi

Rosatellum, la Sardegna spaccata a metà: 2 collegi

Centro-Nord e Centro-Sud eleggeranno 11 deputati col sistema proporzionale Sei saranno assegnati invece con il maggioritario in altrettante micro-aree

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CAGLIARI. Due o tre? È più probabile due. Oggi si dovrebbe scoprire quanti saranno i collegi per la Camera nelle elezioni politiche dell’anno prossimo, le prime con il Rosatellum. Il Consiglio dei ministri ha approvato la mappa proposta dalla commissione presieduta dal direttore dell’Istat e subito l’ha trasmessa alle Camere per il parere ma senza far trapelare neanche un particolare della nuova cartina politica dell’Italia. La Sardegna era partita dall’ipotesi di tre blocchi – Nord, Centro e Sud – ma con il passare dei giorni sono rimasti due: il Centro-Nord, con i confini tracciati su parte delle province di Nuoro-Ogliastra e Oristano, poi tutto il Sasarese e la Gallura, e il Centro-Sud, con dentro quello che resta dei territori spaccati a metà, più Medio Campidano, Sulcis-Iglesiente e Cagliari. Il motivo dell’inaspettato taglio orizzontale è presto detto: ogni collegio – è scritto in un’anticipazione – «dovrà avere una popolazione non inferiore agli 800mila abitanti». Siccome i sardi censiti sono poco più di un milione e 600mila, la divisione per due è facilissima, metà e metà. Comunque non è detto che finisca così: le conclusioni della commissione non sono vincolanti per il governo, che dopo il passaggio in Parlamento potrebbe concedere alcune deroghe. C’e ancora la possibilità che una potrebbe essere concessa proprio alla Sardegna, per questo motivo: la Carlo Felice è tracciata in verticale, da Sud a Nord, mentre le strade statali orizzontali sono solo sul versante Est, la Sassari-Olbia e la Carlo Felice bis verso Nuoro, che a sua volta però non è collegata direttamente con quello Ovest, da Oristano fino ad Alghero. Ma nonostante la cartina sia chiara e confermi quanto siano complicati i collegamenti da una costa all’altra, la commissione avrebbe deciso comunque per soli due collegi. O almeno avrebbe scritto: concedere una delle deroghe alla Sardegna, farebbe saltare il criterio degli 800mila abitanti considerato invece intoccabile.

Isola spaccata in due. Se i collegi proporzionali saranno solo due: il Centro-Nord eleggerà cinque deputati, mentre sei saranno scelti dal Centro-Sud. Gli ultimi sei saranno assegnati invece in altrettanti collegi uninominali, con il sistema maggioritario, in cui vincerà il candidato più votato. Però anche in questo caso la mappa è incerta. Se sul numero dei collegi uninominali non ci sono dubbi, c’è qualche incertezza su come saranno suddivisi i 377 Comuni. Stando alle indiscrezioni, nel maggioritario, il Rosatellum non dovrebbe discostarsi molto dalla divisione tracciata a suo tempo per l’Italicum, la legge elettorale del governo Renzi rigettata dal Parlamento, e quindi a grandi linee dovrebbe essere questa, prendendo come riferimento le “capitali” di ciascun territorio: Sassari, Olbia, Nuoro-Ogliastra, Oristano più la parte alta del Medio Campidano, Iglesias-Carbonia, con l’aggiunta dei Comuni della parte bassa del Campidano e di quelli fuori dalla Città metropolitana di Cagliari, che sarà collegio autonomo.

Isola spaccata in tre. Perché, al Senato, saranno tre i collegi uninominali per il maggioritario: Nord, Centro e Sud, con a disposizione altrettanti seggi. Gli altri cinque senatori sardi saranno eletti invece col sistema proporzionale nel già sicuro collegio unico regionale.

Numero variabile. La commissione ha deciso da tempo che alla Sardegna spetteranno, sempre secondo l’ultimo censimento, 25 parlamentari in tutto: 17 deputati (sei col maggioritario, 11 col proporzionale) e otto senatori (tre più cinque). Rispetto alle elezioni del 2013, sarebbe uno in meno, ma di fatto non è così. Quattro anni fa il 18esimo seggio alla Camera saltò fuori solo grazie ai resti calcolati su base nazionale e non per assegnazione diretta. Anche col Rosatellum però il numero dei deputati non è sicuro. Nel proporzionale alla Camera i resti, quindi oltre i quozienti pieni, saranno calcolati sempre su base nazionale e quindi uno in più o addirittura in meno potrebbe esserci. Rischio invece è escluso al Senato, dove i resti per eleggere i cinque del proporzionale saranno calcolati solo su base regionale.

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