La Nuova Sardegna

L’oleificio Secchi si rinnova con la produzione a freddo

di Salvatore Santoni
L’oleificio Secchi si rinnova con la produzione a freddo

L’azienda fu fondata nel 1930 da una famiglia di imprenditori di Sennori Con la recente novità si amplia l’offerta che prevede anche il metodo tradizionale

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SASSARI. La qualità è frutto di un connubio tra tradizione e innovazione. È questa la ricetta del successo dell’oleificio Secchi. L’azienda, fondata nel 1930 da una famiglia imprenditori sennoresi, sta premendo l’acceleratore sulle esportazioni che già oggi rappresentano il 15 per cento del fatturato. Nelle scorse settimane l’azienda, che ha sede a Sassari a Predda Niedda, ha inaugurato le nuove linee di produzione a freddo con un taglio del nastro del sindaco di Sennori, Nicola Sassu. Il nuovo sistema, un ritorno alla tradizione, rivisitato con macchinari moderni, sta riscuotendo successo tra gli agricoltori.

Le novità. Negli ultimi anni l’azienda ha investito molte risorse per l’ampliamento del capannone e per andare a caccia di nuovi clienti all’estero. Una circostanza che si è tradotta anche in un necessario aumento della produzione. «Abbiamo raddoppiato la linea perché il vecchio frantoio aveva circa quindici anni – spiega Gavino Secchi –. Ora abbiamo quindi una nuova linea, molto moderna, con pietre di granito e la lavorazione sinolea. In sintesi il vantaggio sta nel fatto che la lavorazione è fatta completamente a freddo, dalla fase di spremitura a quella di estrazione. E quindi migliora la qualità perché si tratta di un procedimento più delicato di quello tradizionale».

Annata buona. Il risultato è che i clienti fanno la fila per accaparrarsi i posti sulla nuova linea. «La gente ormai è informata sui sistemi di spremitura – riprende l’imprenditore –. E chi raccoglie le olive di produzione propria ci tiene molto ad avere un prodotto di qualità. Noi abbiamo voluto dare una risposta a questa domanda. E chiaramente manteniamo le due linee, e poi ognuno può scegliere il tipo di lavorazione che preferisce». E le code per la macinatura sono soprattutto frutto dell’annata positiva in termini di raccolta. «Sì, quest’anno sembra buona – spiega ancora Gavino Secchi –. Noi acquistiamo soprattutto olive, il nostro bacino è compreso tra Sennori, Sorso e Sassari. E poi acquistiamo anche olio pronto dalle cooperative dell’isola che rispettino gli standard di qualità che intendiamo mantenere».

I prodotti. Per esempio, dalle olive raccolte negli oliveti del Silis nasce un olio Dop omonimo. È leggero e robusto, ricco di intensi profumi di frutta e verdure, mandorle e cardo. Un altro extravergine top di gamma è Su Mastru, dal gusto fruttato e ottenuto con un procedimento di estrazione a freddo Sinolea, per conservare intatte le componenti più delicate del frutto.

I mercati. Il mercato di riferimento dei Secchi non è quello nazionale, mentre sono ben consolidati quello interno, in Sardegna, e l’estero. In generale l’azienda esporta circa il 15 per cento della propria produzione. E i clienti migliori si trovano soprattutto in Europa. In cima alla lista ci sono senza dubbio Germania e Svizzera. E l’obbiettivo dell’azienda è chiaramente quello di migliorare i risultati.

I riconoscimenti. I prodotti piacciono se sono buoni. E quando lo sono, di solito vengono anche notati. L’ultimo riconoscimento in ordine di tempo è arrivato nelle scorse settimane, quando la banca Intesa Sanpaolo, ha premiato le aziende di eccellenza dell’isola. Tredici riconoscimenti che sono arrivati in vari settori, in particolare a quelle imprese sarde che sono riuscite a sopravvivere nonostante la difficile congiuntura economica. E tra quelle dell’agroalimentare c’è anche l’oleificio Secchi. Altri premi sono arrivati, soltanto per citarne alcuni, da concorsi nazionali e regionali come L’ercole oleario, fin dal 2005, e la competizione dedicata ai Dop sardi, un secondo posto nel 2016.



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