La Nuova Sardegna

la difesa del religioso 

Il prete rilancia: «Basta facili buonismi» E denuncia: un racket dietro i mendicanti

di Paolo Merlini
Il prete rilancia: «Basta facili buonismi» E denuncia: un racket dietro i mendicanti

NUORO. «Volevo squarciare il velo di ipocrisia che avvolge il mondo dell’accattonaggio, nella nostra città come altrove. Il mio editoriale sull’Ortobene era una sfida, un invito ad affrontare senza...

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NUORO. «Volevo squarciare il velo di ipocrisia che avvolge il mondo dell’accattonaggio, nella nostra città come altrove. Il mio editoriale sull’Ortobene era una sfida, un invito ad affrontare senza facili buonismi un fenomeno che ritengo emblematico del fallimento delle nostre politiche sociali». Francesco Mariani non fa retromarcia, anzi. Rilancia e accusa: «Dietro l’accattonaggio c’è un’organizzazione, è sotto gli occhi di tutti. Se io vado alla chiesa delle Grazie trovo un migrante dalle 10 alle 12, che poi ritrovo dalle 15 alle 17 all’ingresso di un supermercato. Si tratta di più persone che vengono fatte ruotare, è evidente. E si sa anche da chi».

Sessantun anni, giornalista da più di trenta (è stato a lungo direttore di Radio Barbagia, è uno storico opinionista del settimanale L’Ortobene, entrambi organi della Curia nuorese), don Mariani conosce bene le regole della comunicazione: su incarico del vescovo Marcia, dirige proprio il settore comunicazioni sociali, che sovrintende gli house organ della Curia e, in più di un caso, detta la linea e indica gli uomini dell’informazione ecclesiastica. Ogni mattina, alle 8, dai microfoni di Radio Barbagia cura la rassegna della stampa sarda, e viviseziona gli articoli dei due quotidiani regionali.

Il sacerdote sociologo (laurea alla Sapienza di Roma), insomma, sapeva benissimo dove sarebbe andato a parare con il suo editoriale. E le polemiche che avrebbe sollevato. «Voglio che si rifletta seriamente sull’accattonaggio a Nuoro. Lo dico da ex direttore della Caritas, non mi interessa fare battaglie ideologiche, guardo ai fatti. Ho segnalato un problema: dietro quell’accattonaggio c’è un’organizzazione che probabilmente sfugge a chi dovrebbe occuparsene. Non sta a me dire chi ci sia dietro, ma evitiamo di fare gli ipocriti. Andate a chiedere nei centri di accoglienza di Olzai, o di Tonara, per vedere chi va a prendere i migranti la mattina e li porta a Nuoro per chiedere l’elemosina».

Una sorta di racket della questua, dunque? «Esattamente. Ogni mattina un furgone va nei paesi che ospitano i migranti e carica i giovani che poi vanno a mendicare – continua Francesco Mariani –. Chi c’è dietro? Non ci vuole molto a capire che ci sono organizzazioni non certo filantropiche, ricatti e violenze. È noto a tutti. E c’è anche gente nostra, cittadini nuoresi».

Ma perché allora prendersela, come ha fatto nel suo editoriale, con un «clan di zingari» o con gli extracomunitari? «Ditemi voi come li devo chiamare. Mi riferivo ai Seferovic, un clan di rom che a Nuoro ha distrutto il campo allestito dal Comune. Quanti agli extracomunitari, non accetto l’accusa di razzismo: ho più volte ospitato a casa mia, e a mie spese, albanesi, romeni, africani, oltre che sardi. Hanno dormito accanto al mio letto. Ma non mi riferivo solo a loro. Mi chiedo: l’accattonaggio rappresenta la dignità di una persona? Quando vedo persone che da cinque o sei anni sbarcano il lunario in questo modo – conclude il sacerdote – mi domando che efficacia abbiano avuto le nostre politiche sociali».



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