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Papilloma virus, la ricerca ora apre nuove speranze

Papilloma virus, la ricerca ora apre nuove speranze

Università di Sassari e Milano-Bicocca alleate: più facile la diagnosi della malattia In futuro per scoprire i rischi basterà fare un banale prelievo del sangue

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SASSARI. Il 70% delle donne almeno una volta nella vita è stato infettato dal papilloma virus, la causa più comune del tumore al collo all’utero e di altre patologie. Finora per scoprire il virus ci si affidava a Pap test e Hpv Dna test che consistono nel prelievo di alcune cellule della cervice durante una normale visita ginecologica. Nel prossimo futuro potrebbe bastare un semplice prelievo del sangue, anche per le donne senza tumore. È questa la scoperta dei ricercatori di microbiologia dell’università di Milano-Bicocca e degli specialisti del dipartimento di Medicina clinica e sperimentale dell’università e dell’Aou di Sassari. Lo studio – dal titolo “Human papillomavirus Dna detection in plasma and cervical samples of women with a recent history of low grade or precancerous cervical dysplasia”– , è stato appena pubblicato sulla rivista scientifica Plos One.

Una scoperta importante quella dei ricercatori sassaresi e milanesi: per la prima volta, infatti, con un test su 120 donne, si dimostra la presenza del Dna virale nel sangue di donne senza tumore, ma con una recente diagnosi di pap test positivo. Finora invece gli studi lo avevano riscontrato solo nelle donne che avevano già contratto il cancro al collo dell’utero.

Come spiega Andrea Piana, docente di Medicina clinica e sperimentale dell’ateneo di Sassari e dell’unità operativa complessa di Igiene ospedaliera dell’Aou, «si tratta di risultati utili per la comunità scientifica che portano ad ulteriori conoscenze nella storia naturale dell’infezione da parte di questi virus. I risultati della ricerca potrebbero nel futuro aprire nuovi orizzonti sia nell’ambito dello screening cervicale, sia per interventi di immunoprofilassi». Del papillomavirus umano o Hpv ne esistono più di 120 tipi. In molti casi può sparire da solo nel corso dei mesi, ma molte volte può trasformarsi in tumore. «Per questo è fondamentale la vaccinazione e lo screening, a partire dai giovani – ricorda il direttore della clinica di Ginecologia e ostetricia dell’Aou di Sassari, Salvatore Dessole – Al momento la Sardegna è al primo posto per quanto riguarda l'uso dei contraccettivi orali ma per gli screening si dovrebbe fare di più. Sono necessarie campagne di informazione nelle scuole anche per diffondere la pratica della vaccinazione, l’unico modo per combattere il tumore al collo dell’utero». Il direttore Dessole invita la Regione «a inserire nei Lea le vaccinazioni gratuite anche per i maschi, che iniziano la loro attività sessuale con alcuni anni di ritardo rispetto alle ragazze». La prima arma per difendersi dall’Hpv e dai tumori che può provocare, infatti, è la vaccinazione. Il vaccino ha un’efficacia massima in chi non ha ancora avuto rapporti sessuali. La vaccinazione gratuita è prevista per tutte le adolescenti tra gli 11 e i 12 anni. Si sta pensando di estenderla anche ai maschi. Altre misure di prevenzione sono: disincentivare l’abitudine al fumo ed evitare i rapporti sessuali con partner a rischio. Da consigliare, invece, il ricorso al preservativo, soprattutto se si hanno rapporti con partner occasionali. (g.z.)



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