Corsica, domenica si vota favoriti gli indipendentisti
di Alessandro Pirina
In palio i 63 seggi della Collettività unica: obiettivo autonomia entro 3 anni Sedda, Pds: se vince la lista unitaria anche la Sardegna avrà più voce in Europa
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SASSARI. L’Europa dei popoli ora guarda alla Corsica. Dopo Barcellona è l’ora di Ajaccio. Domenica l’isola è chiamata alle urne, in ballo non c’è l’indipendenza, ma l’elezione della prima vera assemblea regionale. Sì, perché dal 1 gennaio la Corsica, con l’unificazione dei due vecchi dipartimenti in un’unica Collettività territoriale, sarà a tutti gli effetti una regione, che entro tre anni si pone l’obiettivo di chiedere l’autonomia al governo francese. Soprattutto se a guidarla, come dicono tutti i sondaggi, sarà il fronte dei nazionalisti, che, abbattendo gli steccati tra destra e sinistra, ha già messo a segno il colpo di tre deputati su quattro all’Assemblea nazionale a Parigi. Un voto che nell’isola, a differenza del resto del Paese, non ha per nulla premiato il presidente Emmanuel Macron. Un processo che ha avuto inizio due anni fa, quando nel ballottaggio delle regionali autonomisti e nazionalisti guidati da Gilles Simeoni, sindaco di Bastia, hanno deciso di unire le forze, battendo in un colpo solo socialisti, gollisti e lepenisti. E così Simeoni è diventato capo del governo regionale, mentre l’indipendentista Jean-Guy Talamoni presidente dell’assemblea.
Verso l’autonomia. Un’alleanza che ha dato i suoi frutti alle politiche con l’exploit dei tre deputati e ora si prepara a un nuovo successo domenica, quando ci sono in palio 63 seggi da consigliere. Tutti i sondaggi danno infatti il polo autonomista-nazionalista - che a differenza di due anni fa si presenta unito fin dal primo turno - nettamente favorito sugli altri candidati, non solo socialisti e lepenisti ormai in caduta libera, ma anche sulla lista appoggiata dal presidente Macron. Un voto che aprirebbe la strada all’autonomia della Corsica. Sì perché il programma della coalizione “Pè a Corsica” prevede il via libera a uno statuto da approvare entro tre anni e una autonomia da negoziare con la Francia nel giro di 10 anni.
La Sardegna osserva. Tutto ciò che succede in Corsica ha sempre nella Sardegna un osservatore speciale. In particolare in un momento storico in cui in Europa le rivendicazioni dei popoli sono sempre più al centro dell’agenda politica. Tra i più accaniti sostenitori della lista unitaria dei nazionalisti corsi c’è Franciscu Sedda, il segretario del Partito dei sardi, unico partito europeo a essere invitato lo scorso agosto alla presentazione del progetto “Femu a Corsica”, che poi con l’unione con “Corsica libera” è confluito nella coalizione di “Pè a Corsica”. In quella occasione ad Ajaccio Sedda portò il saluto del Pds insieme a Modesto Fenu, delegato proprio per i rapporti tra Sardegna e Corsica, e Giò Mura, coordinatore del Pds Gallura. «Mi auguro che vincano e diano continuità alla loro azione – afferma Sedda –. Un loro successo sono certo che potrebbe aiutare anche noi a fare sentire la nostra voce in Europa. Già in questi anni insieme stiamo portando avanti battaglie importanti, dall’insularità ai trasporti, dalla cultura all’ambiente. Non era facile bypassare Francia e Italia in Europa, ma noi insieme ce l’abbiamo fatta».
Caso sardo. L’unione tra nazionalisti e autonomisti in Corsica, però, per ora è di difficile applicazione in Sardegna, dove ancora nel mondo identitario si registrano molte divisioni. «Noi siamo aperti a dialogare con tutti, fatta eccezione per le forze razziste e xenofobe – dichiara Sedda –. Il nostro auspicio è che tutte le forze autonomiste e indipendentiste convergano in unico progetto per avere nel prossimo Parlamento una rappresentanza del popolo sardo. Sarebbe quello il primo passo per aprire la via alle prime politiche sarde».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Verso l’autonomia. Un’alleanza che ha dato i suoi frutti alle politiche con l’exploit dei tre deputati e ora si prepara a un nuovo successo domenica, quando ci sono in palio 63 seggi da consigliere. Tutti i sondaggi danno infatti il polo autonomista-nazionalista - che a differenza di due anni fa si presenta unito fin dal primo turno - nettamente favorito sugli altri candidati, non solo socialisti e lepenisti ormai in caduta libera, ma anche sulla lista appoggiata dal presidente Macron. Un voto che aprirebbe la strada all’autonomia della Corsica. Sì perché il programma della coalizione “Pè a Corsica” prevede il via libera a uno statuto da approvare entro tre anni e una autonomia da negoziare con la Francia nel giro di 10 anni.
La Sardegna osserva. Tutto ciò che succede in Corsica ha sempre nella Sardegna un osservatore speciale. In particolare in un momento storico in cui in Europa le rivendicazioni dei popoli sono sempre più al centro dell’agenda politica. Tra i più accaniti sostenitori della lista unitaria dei nazionalisti corsi c’è Franciscu Sedda, il segretario del Partito dei sardi, unico partito europeo a essere invitato lo scorso agosto alla presentazione del progetto “Femu a Corsica”, che poi con l’unione con “Corsica libera” è confluito nella coalizione di “Pè a Corsica”. In quella occasione ad Ajaccio Sedda portò il saluto del Pds insieme a Modesto Fenu, delegato proprio per i rapporti tra Sardegna e Corsica, e Giò Mura, coordinatore del Pds Gallura. «Mi auguro che vincano e diano continuità alla loro azione – afferma Sedda –. Un loro successo sono certo che potrebbe aiutare anche noi a fare sentire la nostra voce in Europa. Già in questi anni insieme stiamo portando avanti battaglie importanti, dall’insularità ai trasporti, dalla cultura all’ambiente. Non era facile bypassare Francia e Italia in Europa, ma noi insieme ce l’abbiamo fatta».
Caso sardo. L’unione tra nazionalisti e autonomisti in Corsica, però, per ora è di difficile applicazione in Sardegna, dove ancora nel mondo identitario si registrano molte divisioni. «Noi siamo aperti a dialogare con tutti, fatta eccezione per le forze razziste e xenofobe – dichiara Sedda –. Il nostro auspicio è che tutte le forze autonomiste e indipendentiste convergano in unico progetto per avere nel prossimo Parlamento una rappresentanza del popolo sardo. Sarebbe quello il primo passo per aprire la via alle prime politiche sarde».
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