La versione di Crasta, il fratello conferma
Annino: «Riccardo mi disse di avere accompagnato Pinna a casa la sera dell’8 maggio, non il 7»
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NUORO. Nella moltitudine di rapporti che si intrecciano in questa storia rosso sangue, importanza rilevante hanno le parentele.
Annino Crasta, fratello di Riccardo, il testimone che due giorni fa ha ritrattato in aula smontando l’alibi di Paolo Enrico Pinna, ha confermato quanto dichiarato di fronte ai giudici dal fratello il giorno prima. E cioè che Riccardo gli disse di aver accompagnato Paolo a casa sua la sera dell’8 giorno in cui Stefano Masala risultava già scomparso, e non quella del 7. Annino che è legato alla famiglia Pinna perché sua sorella Giuseppa Rimedia è sposata con Francesco, ora sul banco degli imputati per minacce, ha sostenuto di essere sempre stato in buoni rapporti con Stefano: «Era una bravissima persona». Peggio andavano le cose con la famiglia Pinna. Nulla di particolarmente grave – sia chiaro – ma un episodio accaduto a Pasquetta aveva incrinato i rapporti. «Con Roberto non ci parlavamo, perché Paolo mi aveva preso il fuoristrada e me lo aveva distrutto. Chiesi al padre di pagarlo – ha ricordato Crasta – ma non lo ha mai fatto. Per questo i rapporti si sono interrotti». I due non si rivolsero più la parola sino a quando Roberto Pinna gli chiese conto di una circostanza: voleva sapere se Riccardo gli avesse riferito quando aveva riaccompagnato il figlio a casa, il 7 o l’8. «Io ho chiesto e mio fratello mi ha detto che era stato l’8» ha ribadito in aula Crasta, anche lui in preda ai tentennamenti che ciclicamente attraversano le deposizioni di un processo decisamente complesso e logorante.
Ci ha pensato il presidente della corte d’Assise Giorgio Cannas a riportarlo ai suoi doveri da testimone con un severo ammonimento. Anche in questo esame testimoniale le contestazioni da parte della pubblica accusa e delle parti in causa, verbali e intercettazione alla mano, non sono mancate. Ieri mattina invece non si è fatto cenno alle minacce che hanno segnato la deposizione di Riccardo avvenuta il giorno prima. Rapporti di parentela e di amicizia che si infrangono sulla scia di un duplice omicidio che ha scosso l’opinione pubblica. Al centro della vicenda due cugini, uno minorenne all’epoca dei fatti, l’altro di qualche anno più grande, e le rispettive famiglie. Ed ancora altre due famiglie alla ricerca della verità processuale. (g.f)
Annino Crasta, fratello di Riccardo, il testimone che due giorni fa ha ritrattato in aula smontando l’alibi di Paolo Enrico Pinna, ha confermato quanto dichiarato di fronte ai giudici dal fratello il giorno prima. E cioè che Riccardo gli disse di aver accompagnato Paolo a casa sua la sera dell’8 giorno in cui Stefano Masala risultava già scomparso, e non quella del 7. Annino che è legato alla famiglia Pinna perché sua sorella Giuseppa Rimedia è sposata con Francesco, ora sul banco degli imputati per minacce, ha sostenuto di essere sempre stato in buoni rapporti con Stefano: «Era una bravissima persona». Peggio andavano le cose con la famiglia Pinna. Nulla di particolarmente grave – sia chiaro – ma un episodio accaduto a Pasquetta aveva incrinato i rapporti. «Con Roberto non ci parlavamo, perché Paolo mi aveva preso il fuoristrada e me lo aveva distrutto. Chiesi al padre di pagarlo – ha ricordato Crasta – ma non lo ha mai fatto. Per questo i rapporti si sono interrotti». I due non si rivolsero più la parola sino a quando Roberto Pinna gli chiese conto di una circostanza: voleva sapere se Riccardo gli avesse riferito quando aveva riaccompagnato il figlio a casa, il 7 o l’8. «Io ho chiesto e mio fratello mi ha detto che era stato l’8» ha ribadito in aula Crasta, anche lui in preda ai tentennamenti che ciclicamente attraversano le deposizioni di un processo decisamente complesso e logorante.
Ci ha pensato il presidente della corte d’Assise Giorgio Cannas a riportarlo ai suoi doveri da testimone con un severo ammonimento. Anche in questo esame testimoniale le contestazioni da parte della pubblica accusa e delle parti in causa, verbali e intercettazione alla mano, non sono mancate. Ieri mattina invece non si è fatto cenno alle minacce che hanno segnato la deposizione di Riccardo avvenuta il giorno prima. Rapporti di parentela e di amicizia che si infrangono sulla scia di un duplice omicidio che ha scosso l’opinione pubblica. Al centro della vicenda due cugini, uno minorenne all’epoca dei fatti, l’altro di qualche anno più grande, e le rispettive famiglie. Ed ancora altre due famiglie alla ricerca della verità processuale. (g.f)
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