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Il Pds ai partiti: l’autonomia è insufficiente

Il Pds ai partiti: l’autonomia è insufficiente

Oggi il primo congresso ad Alghero: Maninchedda verso la segreteria, Sedda alla presidenza

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ALGHERO. Il Partito dei sardi va a congresso. Il primo da quando il partito è stato fondato 4 anni fa da Paolo Maninchedda e Franciscu Sedda. Che da oggi dovrebbero invertirsi i ruolo: il primo da presidente a segretario, il secondo da segretario a presidente. Un appuntamento, a partire dalle 9 all’hotel Catalunya ad Alghero alla presenza di delegazioni di tutti i partiti, che si basa su un documento politico che prosegue sulla strada che il Pds ha iniziato a percorrere con la Costituzione. «La costruzione dell’indipendenza della Sardegna – si legge nel documento – è il miglior percorso di rigenerazione culturale, civile e politico nel quale far maturare un nuovo orizzonte educativo, sociale, economico e politico, caratterizzato da responsabilità, solidarietà, libertà, sostenibilità e coesione». Il Partito dei sardi nei prossimi anni si propone «l’obiettivo politico di aumentare da subito i poteri disponibili per le istituzioni sarde, per aumentare la libertà, le risorse e la responsabilità dei sardi, per costruire nuove classi dirigenti, nuovi percorsi di sviluppo sostenibile coerenti con una nuova coscienza nazionale». Ma, consapevole di avere una posizione minoritaria, il Pds si rivolge anche agli altri partiti che non hanno sposato la causa dell’indipendenza e che oggi saranno ad Alghero. «Non proponiamo alle altre forze di dichiararsi a favore dell’indipendenza. Chiediamo loro di condividere un programma politico caratterizzato da un nuovo orizzonte di poteri e di libertà da costruire insieme superando l’attuale perimetro del vecchio ordinamento autonomistico, rivelatosi insufficiente o inapplicabile. Chiediamo di costruire una forte coesione politica nazionale sarda per un obiettivo generale così sintetizzabile: più ricchezza sostenibile prodotta, più poteri, più diritti, più doveri».

Nel manifesto politico del Pds si parla anche di rapporti con l’Italia e con l’Europa. Con la prima la definizione è «rapporti di buon vicinato e cooperazione». Ma nulla di più. «Il miglior futuro possibile per la Sardegna è fuori e oltre la Repubblica italiana. La bontà di questo obiettivo è confermato dalla storia recente». E via con l’elenco di tutte le azioni messe in campo dal governo italiano “contro” la Sardegna: dal ricorso contro l’Agenzia sarda delle entrate alla vicenda degli accantonamenti, fino alla nuova legge elettorale, il Rosatellum, che costringe la Sardegna «a una competizione su collegi elettorali innaturali, ingiusti, irrazionali, assolutamente estranei a ogni logica e ragionevolezza, decisi non dai sardi ma da una commissione delegata dal governo italiano». Quanto ai rapporti con Bruxelles, il Pds si dice «europeista e immagina la futura Repubblica di Sardegna partecipe e protagonista di un’Europa rinnovata». Che nulla ha a che vedere con la Ue di oggi, «conservatrice e antilibertaria» davanti ai referendum di Scozia e Catalogna. A proposito di Catalogna, ieri ad Alghero è stato presentato il numero di Limes “Madrid a Barcellona”, con al suo interno una riflessione di Franciscu Sedda su Catalogna e Sardegna. Alla presentazione c’erano anche il direttore di Limes, Lucio Caracciolo, e il consigliere scientifico della rivista, Alessandro Aresu. (al.pi.)

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