Olbia lavora alla nuova autonomia
I sindacati bocciano il ritorno con Sassari: «I cittadini si sentono abbandonati»
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OLBIA. L’ex provincia di Olbia Tempio va avanti adagio. Anzi, pianissimo. Quella che ora si chiama “zona omogenea” vive grossi problemi legati alla mancanza assoluta di autonomia. A partire da una burocrazia lentissima, proprio perché si dipende da Sassari in tutto e per tutto.
Persino quando si deve sostituire la batteria di una macchina fotografica, bisogna far partire una procedura che ha i tempi da lumaca. Cioè: si deve inviare la richiesta a Sassari per poi aspettare la conferma e procedere con l’acquisto non prima di una settimana-dieci giorni. E questo accade nella migliore delle ipotesi. Ecco perché i sindacati sostengono «che in attesa di riavere la nostra Provincia, si debba concentrare l’attenzione sulla nascita di un ente intermedio. Ovvero, l’Unione dei Comuni».
Cgil e Cisl (Funzione Pubblica) fanno il punto della situazione con le rispettive segretarie territoriali, Luisella Maccioni e Alma Viola.
«I dipendenti della ex Provincia di Olbia Tempio erano 150, adesso sono in 70 tra prepensionamenti, mobilità e trasferimenti. Compresi quelli di Tempio e Palau, che sono stati assorbiti dall’Agenzia regionale per il Lavoro – spiega la Maccioni –. Tre i settori rimasti: Bilancio (il più importante), Ambiente e Ufficio tecnico (che si occupa di edilizia scolastica e di strade). Solo che, per quanto riguarda il Bilancio, si fa soltanto previdenza e non c’è più la cassa. Questo vuol dire trovarsi di fronte a enormi limiti, sia per l’operatività dei dipendenti che per gli interventi da attuare. I tempi si allungano per tutto e nulla si può fare se non si chiede il permesso a Sassari. E poi, ovviamente, c’è una grande dispersione di risorse».
Un punto, questo, sottolineato anche da Alma Viola, della Cisl: «I finanziamenti vengono spalmati su un territorio molto più ampio e quindi, nel nostro, arrivano solo briciole. C’è stato dunque un reale calo di attività sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo e i lavoratori, che continuano comunque a svolgere le loro mansioni con grande impegno, hanno diminuito la produttività anche per quanto riguarda la progettazione. La nostra zona omogenea, insomma, in questo momento, è continuamente messa all’angolo – chiude la Viola – e il cittadino si sente abbandonato».
«E questo accade - aggiunge Luisella Maccioni - proprio perché manca un interlocutore immediato. È chiaro che non essendoci più la parte politica, e quindi un governo che si occupi del suo territorio, la zona omogenea non è in grado di dare risposte rapide alla gente. Adesso siamo solo un ufficio staccato della Provincia di Sassari che ha semplici competenze. Noi, e lo ribadiamo una volta di più, vogliamo riavere la nostra Provincia, ma nel frattempo è fondamentale che tutti i centri della Gallura si associno per poi dare vita all’Unione dei Comuni. Soltanto così si potrà avere ancora un ruolo importante sia in difesa che per un nuovo rilancio del nostro territorio». (s.p.)
Persino quando si deve sostituire la batteria di una macchina fotografica, bisogna far partire una procedura che ha i tempi da lumaca. Cioè: si deve inviare la richiesta a Sassari per poi aspettare la conferma e procedere con l’acquisto non prima di una settimana-dieci giorni. E questo accade nella migliore delle ipotesi. Ecco perché i sindacati sostengono «che in attesa di riavere la nostra Provincia, si debba concentrare l’attenzione sulla nascita di un ente intermedio. Ovvero, l’Unione dei Comuni».
Cgil e Cisl (Funzione Pubblica) fanno il punto della situazione con le rispettive segretarie territoriali, Luisella Maccioni e Alma Viola.
«I dipendenti della ex Provincia di Olbia Tempio erano 150, adesso sono in 70 tra prepensionamenti, mobilità e trasferimenti. Compresi quelli di Tempio e Palau, che sono stati assorbiti dall’Agenzia regionale per il Lavoro – spiega la Maccioni –. Tre i settori rimasti: Bilancio (il più importante), Ambiente e Ufficio tecnico (che si occupa di edilizia scolastica e di strade). Solo che, per quanto riguarda il Bilancio, si fa soltanto previdenza e non c’è più la cassa. Questo vuol dire trovarsi di fronte a enormi limiti, sia per l’operatività dei dipendenti che per gli interventi da attuare. I tempi si allungano per tutto e nulla si può fare se non si chiede il permesso a Sassari. E poi, ovviamente, c’è una grande dispersione di risorse».
Un punto, questo, sottolineato anche da Alma Viola, della Cisl: «I finanziamenti vengono spalmati su un territorio molto più ampio e quindi, nel nostro, arrivano solo briciole. C’è stato dunque un reale calo di attività sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo e i lavoratori, che continuano comunque a svolgere le loro mansioni con grande impegno, hanno diminuito la produttività anche per quanto riguarda la progettazione. La nostra zona omogenea, insomma, in questo momento, è continuamente messa all’angolo – chiude la Viola – e il cittadino si sente abbandonato».
«E questo accade - aggiunge Luisella Maccioni - proprio perché manca un interlocutore immediato. È chiaro che non essendoci più la parte politica, e quindi un governo che si occupi del suo territorio, la zona omogenea non è in grado di dare risposte rapide alla gente. Adesso siamo solo un ufficio staccato della Provincia di Sassari che ha semplici competenze. Noi, e lo ribadiamo una volta di più, vogliamo riavere la nostra Provincia, ma nel frattempo è fondamentale che tutti i centri della Gallura si associno per poi dare vita all’Unione dei Comuni. Soltanto così si potrà avere ancora un ruolo importante sia in difesa che per un nuovo rilancio del nostro territorio». (s.p.)
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