Colpo fallito in banca banda di Talana in cella
di Alessandra Sallemi
Assalto nell’agosto 2016 a Cagliari: tre arresti, tra loro un cugino di Raffaele Arzu I malviventi indossavano divise dei carabinieri. Ricercato un quarto complice
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CAGLIARI. Spiegamento di forze ieri mattina a Talana e a Sassari per arrestare i presunti banditi che il 5 agosto 2016 tentarono il colpo grosso alla filiale di viale Marconi del Banco di Sardegna a Cagliari dove, proprio quel giorno, c’erano 400mila euro custoditi nel caveau. I banditi mancarono di pochi secondi la possibilità di impossessarsene per l’allarme lanciato da Sassari dalla videosorveglianza interna del Banco. Nel carcere di Uta, ieri sono stati accompagnati Elia Loi, 32 anni, Stefano Arzu, 31 (fratello di Sergio sotto processo assieme al cugino Luca per assalti a furgoni portavalori e cugino dell’ergastolano Raffaele), il cognato di Loi, Mauro Cabras, di 23. Tutti e tre di Talana, Cabras è stato rintracciato a Sassari in casa di parenti. Loi era stato condannato in passato per un furto con esplosivo di un bancomat, Arzu per la distruzione di un uliveto.
Secondo i carabinieri del nucleo investigativo e del reparto operativo provinciale di Cagliari (diretti dal capitano Michele Cappa e dal colonnello Ivan Giorno) questi tre uomini, assieme a un quarto che non è stato identificato, costituivano il commando che, armi in pugno, poco dopo le 16, fece entrare i nove clienti dentro un piccolo magazzino, uno di loro, seppure nervosamente, li legò con fascette adesive mentre l’altro puntava l’arma contro la direttrice e due cassieri perché avviassero le procedure della cassaforte a tempo. Per diversi minuti non avevano dato nell’occhio al sorvegliante della centrale di Sassari. Il primo bandito, quello che non è stato identificato, indossava la divisa estiva dei carabinieri, il secondo, identificato con buone probabilità in Stefano Arzu, era ugualmente vestito da carabiniere mentre il terzo, forse Elia Loi, vestiva abiti borghesi. Fuori, a far da palo, un giovane riconosciuto da alcuni particolari in Mauro Cabras. Il primo carabiniere si capirà poi che avevaparrucca e baffi finti, per il secondo, rimasto fermo per qualche istante con un cliente nel “bussolotto”, era sembrato strano si presentasse con un borsone. L’attenzione del vigilante è stata attirata da uno dei “carabinieri” che si infilava un passamontagna, stesso gesto compiuto dal secondo carabiniere e dall’uomo in camicia bianca e cravatta scura. Era il momento cruciale in cui due banditi tiravano fuori le pistole contro direttrice e cassieri. Da Sassari è arrivato l’allarme ai carabinieri di Cagliari e l’unica cosa che ha funzionato, a quel punto, per i banditi, è stata l’osservazione del “palo” che li ha avvertiti in tempo col cellulare dell’arrivo improvviso dei carabinieri. I tre uomini si sono arrampicati sugli scaffali del magazzino sotto gli occhi degli ostaggi e uscivano da due finestre a vasistas che davano su una pensilina a tre metri da terra in un cortile dove lavoravano quattro muratori. La fuga dei banditi è stata documentata dalle riprese di alcune telecamere dei dintorni, in viale Marconi faranno una pericolosa inversione per raggiungere l’asse mediano. Per fuggire avevano lasciato cadere le due pistole, guanti, passamontagna, gli auricolari del cellulare. Un ritrovamento prezioso per i tecnici del Ris che hanno individuato tracce biologiche e, da queste, sono risaliti al dna dello sconosciuto che nel 2004 aveva partecipato alla rapina nelle Poste di Lotzorai. Le due tracce biologiche corrispondevano a una terza lasciata su un etilometro e qui, invece, c’erano nome e cognome: Elia Loi. Per Arzu il riscontro è arrivato dal riconoscimento dei tratti nei fotogrammi delle telecamere. Testimone di quel pomeriggio il presidente di Confcommercio, Alberto Bertolotti, il cliente rimasto nel “bussolotto” col bandito.Fu quel bandito a non prendergli i 3mila euro di incasso del suo stabilimento balneare. Se il riconoscimento è veritiero, si trattava di Stefano Arzu.
Secondo i carabinieri del nucleo investigativo e del reparto operativo provinciale di Cagliari (diretti dal capitano Michele Cappa e dal colonnello Ivan Giorno) questi tre uomini, assieme a un quarto che non è stato identificato, costituivano il commando che, armi in pugno, poco dopo le 16, fece entrare i nove clienti dentro un piccolo magazzino, uno di loro, seppure nervosamente, li legò con fascette adesive mentre l’altro puntava l’arma contro la direttrice e due cassieri perché avviassero le procedure della cassaforte a tempo. Per diversi minuti non avevano dato nell’occhio al sorvegliante della centrale di Sassari. Il primo bandito, quello che non è stato identificato, indossava la divisa estiva dei carabinieri, il secondo, identificato con buone probabilità in Stefano Arzu, era ugualmente vestito da carabiniere mentre il terzo, forse Elia Loi, vestiva abiti borghesi. Fuori, a far da palo, un giovane riconosciuto da alcuni particolari in Mauro Cabras. Il primo carabiniere si capirà poi che avevaparrucca e baffi finti, per il secondo, rimasto fermo per qualche istante con un cliente nel “bussolotto”, era sembrato strano si presentasse con un borsone. L’attenzione del vigilante è stata attirata da uno dei “carabinieri” che si infilava un passamontagna, stesso gesto compiuto dal secondo carabiniere e dall’uomo in camicia bianca e cravatta scura. Era il momento cruciale in cui due banditi tiravano fuori le pistole contro direttrice e cassieri. Da Sassari è arrivato l’allarme ai carabinieri di Cagliari e l’unica cosa che ha funzionato, a quel punto, per i banditi, è stata l’osservazione del “palo” che li ha avvertiti in tempo col cellulare dell’arrivo improvviso dei carabinieri. I tre uomini si sono arrampicati sugli scaffali del magazzino sotto gli occhi degli ostaggi e uscivano da due finestre a vasistas che davano su una pensilina a tre metri da terra in un cortile dove lavoravano quattro muratori. La fuga dei banditi è stata documentata dalle riprese di alcune telecamere dei dintorni, in viale Marconi faranno una pericolosa inversione per raggiungere l’asse mediano. Per fuggire avevano lasciato cadere le due pistole, guanti, passamontagna, gli auricolari del cellulare. Un ritrovamento prezioso per i tecnici del Ris che hanno individuato tracce biologiche e, da queste, sono risaliti al dna dello sconosciuto che nel 2004 aveva partecipato alla rapina nelle Poste di Lotzorai. Le due tracce biologiche corrispondevano a una terza lasciata su un etilometro e qui, invece, c’erano nome e cognome: Elia Loi. Per Arzu il riscontro è arrivato dal riconoscimento dei tratti nei fotogrammi delle telecamere. Testimone di quel pomeriggio il presidente di Confcommercio, Alberto Bertolotti, il cliente rimasto nel “bussolotto” col bandito.Fu quel bandito a non prendergli i 3mila euro di incasso del suo stabilimento balneare. Se il riconoscimento è veritiero, si trattava di Stefano Arzu.
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