Terzo Settore, critiche sulla nuova legge
I centri di servizio per il volontariato regionali non avranno più il potere di programmazione
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SASSARI. Il mondo del volontario sardo si spacca sulla nuova legge del Terzo Settore, entrata in vigore alla fine di luglio. L’obiettivo del legislatore è la trasparenza dei bilanci e dei conti soprattutto dopo gli scandali che in anni recenti hanno colpito il mondo del sociale: da Mafia Capitale, alle licenze per locali camuffate da onlus, passando per lo scandalo dei centri di detenzione per i migranti. D’ora in poi chi decide di fare del bene non potrà più lucrare sulle somme che riceve dallo Stato. La legge ha infatti istituito un registro unico per tutte le associazioni, pubblico e accessibile online. Ma nella riforma c’è un punto controverso, secondo una parte del volontariato sardo: questa legge istituisce un Organismo nazionale che decide sia la programmazione sia la distribuzione delle risorse. Tutti poteri che vengono sottratti ai 70 Centri di servizio per il volontario presenti in Italia. «È una riforma centralista – protesta Giampiero Farru, presidente di Sardegna Solidale, l’unico centro servizi per il volontariato attivo in Sardegna – D’ora in poi sarà questo organismo a dare gli indirizzi generali e a decidere la ripartizione dei fondi, senza tener conto delle esigenze locali. In questo modo il nostro lavoro rischia di diventare inutile: le esigenze e le risposte che il volontariato può dare sono diverse, infatti, da regione a regione». Un altro punto criticato da Farru è la decisione del legislatore di mettere in un unico calderone le associazioni di volontariato e le imprese sociali. «Da chi accudisce gli anziani a chi fa salvataggi in mare, da chi crea circoli ricreativi a chi invece gestisce, e guadagna, con le cooperative sociali».
Quella del volontariato è una realtà importante in Sardegna. Sono 1725 le organizzazioni attive, un esercito di persone che aiuta anziani, migranti e disabili, o che si occupa della tutela del territorio. Se tutti assieme decidessero di smettere, l’isola si fermerebbe, come per una improvvisa paralisi. «Per questo la riforma è così importante – sottolineano in una nota Francesco Sanna (confcoop federsol) Alfio Desogus (Fish), Tore Farina (Uisp), Franco Marras (Acli), Andrea Pianu (Legacoopsic) e Franco Uda (Arci)– La legge del Terzo Settore in Sardegna riguarderà 1725 associazioni di volontariato, oltre 800 cooperative sociali, migliaia di circoli e strutture di base delle associazioni di promozione sociale e altri enti non lucrativi. La riforma è una grande sfida che vogliamo affrontare con fiducia. Per questo rimaniamo sorpresi nel leggere l’attacco portato da una parte delle associazioni sarde di volontariato a nome di tutto il Terzo Settore sardo. Attacco in cui non ci riconosciamo e non si riconoscono le altre sigle del Terzo Settore in Sardegna. C'è tanta altra parte di volontariato nella nostra regione che guarda con spirito positivo il percorso riformatore sui Centri di servizio per il volontariato».
In ogni caso il successo della riforma si misurerà sull’aumento ulteriore di volontari, delle donazioni, delle imprese sociali e, soprattutto, sull’adesione dei giovani al servizio civile. «Queste sono le cose importanti, basta fare confusione».
Quella del volontariato è una realtà importante in Sardegna. Sono 1725 le organizzazioni attive, un esercito di persone che aiuta anziani, migranti e disabili, o che si occupa della tutela del territorio. Se tutti assieme decidessero di smettere, l’isola si fermerebbe, come per una improvvisa paralisi. «Per questo la riforma è così importante – sottolineano in una nota Francesco Sanna (confcoop federsol) Alfio Desogus (Fish), Tore Farina (Uisp), Franco Marras (Acli), Andrea Pianu (Legacoopsic) e Franco Uda (Arci)– La legge del Terzo Settore in Sardegna riguarderà 1725 associazioni di volontariato, oltre 800 cooperative sociali, migliaia di circoli e strutture di base delle associazioni di promozione sociale e altri enti non lucrativi. La riforma è una grande sfida che vogliamo affrontare con fiducia. Per questo rimaniamo sorpresi nel leggere l’attacco portato da una parte delle associazioni sarde di volontariato a nome di tutto il Terzo Settore sardo. Attacco in cui non ci riconosciamo e non si riconoscono le altre sigle del Terzo Settore in Sardegna. C'è tanta altra parte di volontariato nella nostra regione che guarda con spirito positivo il percorso riformatore sui Centri di servizio per il volontariato».
In ogni caso il successo della riforma si misurerà sull’aumento ulteriore di volontari, delle donazioni, delle imprese sociali e, soprattutto, sull’adesione dei giovani al servizio civile. «Queste sono le cose importanti, basta fare confusione».
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