Centrosinistra spaccato Scontro finale Pd-Mdp
Il deputato Michele Piras: «Qualunque alleanza è impossibile anche in Sardegna» La dura replica del segretario Cucca: «La colpa dello strappo è soltanto vostra»
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CAGLIARI. Non c’è più nulla da fare. Anche in Sardegna, come dappertutto, il Partito democratico e “Liberi e Uniti”, ultima sigla elettorale di Mdp, saranno divisi alle Politiche di marzo. Dovunque sarà una guerra fratricida, a sinistra. Fino all’ultimo qualcuno aveva ipotizzato che la Sardegna sarebbe potuta essere un’eccezione, in Italia, con un patto di desistenza fra i due blocchi almeno in tre o quattro collegi uninominali su sei per la Camera. Ma le ultime speranze sono svanite, in queste ore, con un aspro confronto a distanza fra il deputato Michele Piras, sicuro candidato a marzo per Mdp, e Giuseppe Luigi Cucca, segretario regionale del Pd. Sono state scintille, com’era inevitabile che fosse fino a far dire anche ai più ottimisti: «Ormai siamo avversari».
L’attacco. Ad accendere le polveri è stato Piras. «Con amarezza – scrive – non rinunceremo al lavoro di ricostruzione del centrosinistra, ma lo faremo senza il Pd e senza Matteo Renzi, che già di per sé divide, cercando altrove le ragioni e i programmi per lanciare una stagione di governo progressista che punti a una vera rinascita sociale e civile». Per guardare al futuro: «Liberi e Uniti può essere un laboratorio aperto e uno spazio, oppure l’ennesimo cartello elettorale. Lavoreremo insieme ad altri affinché sia più simile al primo che al secondo, senza rinunciare alle idee ai valori fin qui espressi e che da sempre portiamo avanti». In due parole: a sinistra le porte sono chiuse per qualunque tipo di accordo anche di non belligeranza in uno o più collegi. Per colpa – è la conclusione del deputato – di «un Pd che non si è accorto quanto, in questi anni, le sue politiche abbiano rafforzato le destre xenofobe e il populismo».
La replica. È stata dura quella del segretario regionale del Pd. «Era invece necessario e doveroso – scrive Giuseppe Luigi Cucca – da parte di tutte le forze che stanno a sinistra del Partito democratico cercare e superare le resistenze, spesso fondate su ragioni ideologiche o peggio ancora su personalismi, per impedire il dilagare degli estremismi di destra e la spinta populistica». Ma nessuno da quella parte ha fatto un passo indietro e neanche in avanti, soprattutto – secondo Cucca – non l’ha fatto Mpd, che ha «la grande responsabilità di non aver accolto la disponibilità del Pd a trovare punti di contatto e costruire le basi per una nuova coalizione. Era questa l’unica in grado di accompagnare il Paese e la nostra regione nel cammino della ripresa economica, i cui i risultati si stanno già manifestando, e salvaguardare soprattutto la democrazia». Con uno sguardo deciso anche verso la Sardegna: «Qui da noi – scrive il segretario – c’erano tutte le condizioni per riprendere il dialogo e rilanciare l’alleanza, dal momento che Pd ed Mdp governano insieme alla Regione e in diversi Comuni. Invece ci sono state le posizioni di chiusura dei vertici nazionali e della dirigenza regionale di Mpd. Sono scelte incomprensibili e che potrebbero generare un danno irrimediabile come favorire l’avanzata delle deste e dei Cinque stelle». Di sicuro dopo questo battibecco s’è spenta anche, in Sardegna, l’illusione di un centrosinistra allargato. (ua)
L’attacco. Ad accendere le polveri è stato Piras. «Con amarezza – scrive – non rinunceremo al lavoro di ricostruzione del centrosinistra, ma lo faremo senza il Pd e senza Matteo Renzi, che già di per sé divide, cercando altrove le ragioni e i programmi per lanciare una stagione di governo progressista che punti a una vera rinascita sociale e civile». Per guardare al futuro: «Liberi e Uniti può essere un laboratorio aperto e uno spazio, oppure l’ennesimo cartello elettorale. Lavoreremo insieme ad altri affinché sia più simile al primo che al secondo, senza rinunciare alle idee ai valori fin qui espressi e che da sempre portiamo avanti». In due parole: a sinistra le porte sono chiuse per qualunque tipo di accordo anche di non belligeranza in uno o più collegi. Per colpa – è la conclusione del deputato – di «un Pd che non si è accorto quanto, in questi anni, le sue politiche abbiano rafforzato le destre xenofobe e il populismo».
La replica. È stata dura quella del segretario regionale del Pd. «Era invece necessario e doveroso – scrive Giuseppe Luigi Cucca – da parte di tutte le forze che stanno a sinistra del Partito democratico cercare e superare le resistenze, spesso fondate su ragioni ideologiche o peggio ancora su personalismi, per impedire il dilagare degli estremismi di destra e la spinta populistica». Ma nessuno da quella parte ha fatto un passo indietro e neanche in avanti, soprattutto – secondo Cucca – non l’ha fatto Mpd, che ha «la grande responsabilità di non aver accolto la disponibilità del Pd a trovare punti di contatto e costruire le basi per una nuova coalizione. Era questa l’unica in grado di accompagnare il Paese e la nostra regione nel cammino della ripresa economica, i cui i risultati si stanno già manifestando, e salvaguardare soprattutto la democrazia». Con uno sguardo deciso anche verso la Sardegna: «Qui da noi – scrive il segretario – c’erano tutte le condizioni per riprendere il dialogo e rilanciare l’alleanza, dal momento che Pd ed Mdp governano insieme alla Regione e in diversi Comuni. Invece ci sono state le posizioni di chiusura dei vertici nazionali e della dirigenza regionale di Mpd. Sono scelte incomprensibili e che potrebbero generare un danno irrimediabile come favorire l’avanzata delle deste e dei Cinque stelle». Di sicuro dopo questo battibecco s’è spenta anche, in Sardegna, l’illusione di un centrosinistra allargato. (ua)
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