La Nuova Sardegna

Apicoltori in ginocchio Caria: «Vi aiuteremo»

Apicoltori in ginocchio Caria: «Vi aiuteremo»

La siccità ha messo in crisi il settore, in un anno la produzione si è dimezzata L’assessore: bisogna usare le risorse a disposizione nel miglior modo possibile

3 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. Per l’apicoltura sarda quella appena trascorsa è stata l’estate più fragile a memoria d’uomo. La produzione di miele, infatti, a causa della siccità, si è addirittura dimezzata, con crolli del 70% nel nord ovest dell’isola. Il risultato è che la maggior parte dei vasetti di miele in vendita nei supermercati arriva dall’estero, soprattutto dalla Cina.

Per aiutare gli apicoltori a superare la crisi la giunta regionale, a ottobre, ha deciso di aumentare le risorse per il comparto passando dai 220mila euro dello scorso anno ai 520mila di quest’anno. Ma per gli apicoltori non è abbastanza: la siccità ha messo in ginocchio tutte le produzioni, dal nord al sud dell’isola. Per questo la settimana scorsa, sostenuti dalle associazioni di categoria, sono scesi in piazza e hanno protestato davanti al palazzo della Regione, a Cagliari. «La Regione ci ha abbandonato – hanno urlato – pensano solo al settore ovicaprino, ma la siccità ha colpito anche noi: c’è stata una vera e propria strage di api».

Sul banco degli imputati l’assessore regionale all’Agricoltura, Pier Luigi Caria, che ieri ha voluto incontrare una delegazione di rappresentanti delle associazioni di apicoltori della Sardegna per esaminare le criticità del settore e dare le prime risposte. «La nostra idea di agricoltura sarda considera importanti tutti i comparti, compreso quindi quello dell’apicoltura – ha detto l’assessore rifiutando la logica dello scontro fra allevatori e apicoltori – Ora bisogna individuare un percorso insieme, parte pubblica e privata nonché università e centri di ricerca, per utilizzare nel miglior modo possibile le risorse a disposizione». Che, secondo gli apicoltori, sono una bazzecola se paragonate a quelle destinate al settore ovicaprino. «Quest’anno abbiamo messo in agricoltura ben 105 milioni di euro ma non sarà una voce disponibile tutti gli anni – ha precisato l’assessore – Dobbiamo avere visioni più chiare, individuare vocazioni territoriali, e dobbiamo considerare con maggiore forza il tema dell’acqua specie quando non ci si trova in emergenza. Questo approccio – ha continuato Caria – va usato per tutti i comparti e quindi anche per l’apicoltura su cui stiamo lavorando e a breve presenteremo dei nuovi interventi». Che la crisi dell’apicoltura sia seria ne è convinto anche l’assessore. «Siamo ben consapevoli che la siccità e la riduzione delle produzioni di miele non ha causato solo criticità ai produttori primari, ma ha costretto l’intera filiera della trasformazione, come quella dei dolciumi, ad acquistare la materia prima fuori dalla Sardegna trasferendo economie importanti verso le aziende della penisola o estere». Se non si vuole correre il rischio che d’ora in poi i dolci sardi a base di miele, come S’aranzada nuorese, siano fatte col miele cinese, bisogna correre ai ripari. Come spiegano gli esperti non è solo una questione economica, ma anche ambientale. Da tempo dallo studio delle api arriva la certezza di una drammatica crisi ambientale. Ora bisognerà trovare un sistema per risolvere questa crisi. (g.z.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative