Aste pilotate a Tempio: Schirra respinge le accuse
Il magistrato al gip: per quella villa a Baja Sardinia ho presentato un’offerta Richiesta per lui e per il giudice Elisabetta Carta l’interdizione per un anno
TEMPIO. Davanti al gip romano Giulia Proto, il magistrato Andrea Schirra, 42 anni, in servizio alla Procura di Cagliari, indagato per turbativa d’asta insieme alla moglie Chiara Mazzaroppi, 41 anni, magistrato anche lei, ha rigettato ogni accusa e spiegato come per quella villa, si sia limitato a presentare un’offerta in una procedura aperta da tre anni. E che lui, nulla è in grado di dire sugli asseriti falsi o inesattezze della perizia di stima fatta da Giua. «Il dottor Schirra è molto sereno, ha risposto a tutte le domande e argomentato la sua posizione», dice l’avvocato Cataldo Intrieri che difende il magistrato di Cagliari, sottoposto ieri all’interrogatorio di garanzia nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte aste pilotate nel tribunale di Tempio. Nei suoi confronti, la procura di Roma ha chiesto l’applicazione della misura interdittiva per un anno. Il giudice si è riservato. «Siamo fiduciosi che verrà rigettata», dice l’avvocato.
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L’8 gennaio toccherà alla moglie Chiara Mazzaroppi, figlia dell’ex presidente del tribunale di Tempio Francesco Mazzaroppi, all’ottavo mese di gravidanza, essere sentita dal gip di Roma e dal pubblico ministero Stefano Rocco Fava, titolare dell’inchiesta che da un anno ha acceso i riflettori sul tribunale di Tempio. Una gravidanza a rischio certificata, ha fatto slittare l’interrogatorio previsto due giorni fa. Anche su di lei pende una richiesta di interdizione.
Stessa misura è stata richiesta per il giudice Elisabetta Carta, in servizio a Tempio fino a pochi mesi fa e attualmente al tribunale di Sassari, accusata di rivelazione del segreto d’ufficio. Stando alle contestazioni della procura capitolina, il magistrato – già sentita dal gip – avrebbe avvisato della presenza di una microspia nella loro auto i due avvocati, Tomasina Amadori e Giuliano Frau, coinvolti nella presunta turbativa d’asta relativa alla vendita della villa dell’imprenditore di Arzachena, Sebastiano Ragnedda, acquistata a un prezzo inferiore rispetto al valore reale, dai magistrati Andrea Schirra e Chiara Mazzaroppi.
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L’inchiesta vede sotto accusa il giudice delle esecuzioni immobiliari Alessandro Di Giacomo e altre sette persone, tra magistrati, avvocati e un consulente incaricato dal tribunale di calcolare la perizia di stima sull’immobile (difeso dall’avvocato Antonello Desini).
Il giudice Di Giacomo, assistito dai suoi difensori, gli avvocati Domenico Putzolu e Aurora Masu, è stato già interrogato dal gip romano sostenendo la regolarità della procedura e il fatto che nessun creditore presente all’asta si fosse opposto all’importo. Il giudice è stato interdetto dalle sue funzioni per un anno. Il gip si è riservato di decidere sulla misura interdittiva di Di Giacomo e degli altri indagati raggiunti dal provvedimento.
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