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Il gigante Q8 snobba la richiesta

Il gigante Q8 snobba la richiesta

La risposta della multinazionale: «Non vogliamo rischiare di violare le norme»

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GIAVE. La giornata di Maria Antonietta Uras, sindaca zonafranchista di Giave, è iniziata con una lettera arrivata direttamente da Roma. Il mittente è la Kuwait Petroleum Italia Spa, la società che gestisce le stazioni di servizio marchiate Q8, come quella sulla 131 all’altezza di Campu giavesu. Le parole della multinazionale del petrolio che secondo la sindaca avrebbe dovuto iniziare a vendere il carburante al netto di Iva e accise non descrivono la realtà che molti automobilisti avrebbero voluto toccare con mano: «Onorevole sindaco – scrivono da Roma i responsabili della società – purtroppo ci vediamo costretti ad evidenziare che aderire al contenuto della sua comunicazione esporrebbe la nostra azienda e i suoi rappresentanti a seri rischi di contestazione di violazione delle normative in materia di Iva e accise». In altre parole, alla Q8 non passa nemmeno per l’anticamera del cervello l’idea di vendere la benzina dopo averla spogliata dal vestito di tasse che le è stato cucito addosso. A meno che, in futuro, non dovessero cambiare le norme. Infatti la comunicazione si chiude con un salomonico “ciò salvo definitivi chiarimenti che dovessero intervenire dalle autorità poste a presidio istituzionale del rispetto delle medesime normative”. La lettura non ha guastato l’umore di Maria Antonietta Uras che, ieri, ha continuato a battere sul ferro ancora caldo. Prima però ha precisato un aspetto legato al suo futuro: «Non ho alcuna intenzione di candidarmi alle prossime regionali, per cui invito tutti ad avere comportamenti responsabili». Dopo il chiarimento, innescato da chi ha sempre creduto che dietro la fuga in avanti della sindaca ci fosse l’idea di conquistare una poltrona in consiglio regionale, arriva la conferma di quello che è stato fatto, virgole comprese: «Gli atti che hanno permesso alla mia giunta di rendere operativa la zona franca al consumo sono ben argomentati nelle nostre delibere che non contrastano con le norme europee, anzi ne traggono spunto». Infine, una stoccata alla classe politica sarda che non si è accodata alla sua iniziativa: «Non sfruttano le franchigie fiscali perché sono consapevoli che con la zona franca al consumo verrebbe evidenziato il valore della spesa pubblica regionale e quindi il macroscopico spreco dei denari pubblici». La sindaca, insomma, sembra intenzionata a proseguire la sua battaglia contro le tasse. (c.z.)

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