La Nuova Sardegna

Moby Prince, nuova verità dopo ventisei anni di attesa

di Luca Rojch
Moby Prince, nuova verità dopo ventisei anni di attesa

La prua rimase incagliata e i passeggeri attesero a lungo i soccorsi ma invano

3 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. Tutti radunati nel salone De Luxe, con il giubbotto di salvataggio. In attesa di soccorsi che non arriveranno in tempo. La fine dei 140 passeggeri della Moby Prince diventa ancora più atroce. I risultati della commissione parlamentare di inchiesta, presieduta dal senatore del Pd Silvio Lai, saranno resi noti solo tra qualche settimana. Ma qualcosa filtra dietro il più stretto riserbo mantenuto dalla commissione.

Tutti nel salone. Fino a oggi non si conosceva il dettaglio fondamentale che i passeggeri vennero radunati dall’equipaggio nel salone De Luxe, il più sicuro di tutta la nave. Tutti con il giubbotto di salvataggio addosso. La procedura indica uno stato di allerta, più che di evacuazione. In altre parole l’equipaggio era certo che sarebbero arrivati in breve tempo i soccorsi dopo lo scontro contro la petroliera Agip Abruzzo all’uscita del porto di Livorno. Era il 10 aprile 1991. La realtà che emerge dal lavoro della commissione rende ancora più tragica e straziante la fine dei passeggeri della Moby Prince. Morti carbonizzati mentre attendevano i soccorsi che non sono mai arrivati. Ma era stato salvato l’equipaggio dell’Agip Abruzzo.

La prua incagliata. Dalle audizioni in commissione sono emersi altri particolari. La prua del traghetto della Moby è rimasta incagliata nella cisterna della petroliera. Il traghetto è stato inondato da una quantità di petrolio greggio che varia dalle 100 alle 300 tonnellate. La nave si è trasformata in un inferno. Il fumo denso sprigionato dalla combustione del petrolio ha avvelenato una parte dei passeggeri. La conferma anche dalle elevate quantità di monossido di carbonio trovato nel sangue delle vittime. Segno che per diverse ore i passeggeri sono rimasti vivi in attesa dei soccorsi. L’impianto di aria condizionata è rimasto in funzione e ha contribuito a inondare di fumo anche le parti della nave che erano lontane dall’incendio. Tutti dati che smentiscono la tesi di una morte immediata e inevitabile dei passeggeri del traghetto. Un incaglio lungo che accusa l’equipaggio della petroliera di mancato allarme e veste di eroismo l’equipaggio della Moby Prince che organizza la salvezza per i passeggeri anzichè cercare la via della fuga.

Zero nebbia. Il lavoro della commissione dissolve un’altra falsa verità. Era stata portata avanti la tesi che la sera dell’incidente nel porto ci fosse poca visibilità per la nebbia. Ma due testimoni oculari, mai ascoltati nei processi, riportano una verità diversa. Guido Frilli, insieme al pilota di porto Savarese, confermano l’assenza di nebbia, parlano di una visione chiara della rada e della petroliera. Savarese quella notte riconosce persino la Moby e subito va nella sala dei piloti. Trova un gruppo di colleghi che seguono l’evoluzione della Moby. Una versione che rende ancora più incomprensibile lo scontro.

La Commissione. Lai guida la commissione che 27 anni dopo cerca la verità. Della commissione fanno parte altri due senatori sardi, Emilio Floris e Luciano Uras. 24 mesi di lavoro della commissione, 72 audizioni, per riscrivere la storia della tragedia della Moby Prince. Una commissione che da subito ha trovato la difficoltà di indagare su una vicenda, su cui sono stati celebrati tre processi, un’indagine ministeriale e un’indagine conoscitiva parlamentare, che riguardava avvenimenti di 26 anni prima senza più le due navi, la petroliera demolita dopo 7 mesi e la Moby dopo pochi anni.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative