La Nuova Sardegna

In mare 70 milioni di litri dalla rete senza padrone

di Paolo Merlini
In mare 70 milioni di litri dalla rete senza padrone

La borgata di S’ena e sa chitta, a Siniscola, è alimentata da condotte colabrodo Ma nessuno le vuole riparare. Chi le tocca ne diventerà il proprietario

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INVIATO A SINISCOLA. Mentre i bacini sono a secco e la Sardegna affronta una siccità senza precedenti, nella borgata marina di S’Ena e Sa Chitta, un insediamento turistico sorto quarant’anni fa di fronte a una delle spiagge più belle del territorio siniscolese, una piccola falla nella rete idrica scarica alla luce del sole decine di litri d’acqua al minuto, e così un’altra poco distante. Il problema è che accade da un anno, e le perdite sono state persino quantificate: al 13 luglio 2017 risultavano dispersi 56mila 148 metri cubi d’acqua, che oggi dunque saranno almeno 70mila. Cioè 70 milioni di litri d’acqua potabile finiti letteralmente in mare. Una perdita monetizzata da Abbanoa, che intende farla pagare ai cittadini, i quali per larga parte si rifiutano: 300mila euro, quando per riparare entrambe le falle ne basterebbero poche migliaia. Il problema verrà risolto alla fonte, è il caso di dirlo, fra qualche giorno, forse già domani, quando Abbanoa chiuderà la condotta che alimenta l’intero insediamento.

Il garbuglio. Il motivo per cui le perdite non vengono riparate è il frutto di uno scaricabarile tipicamente italiano nel quale hanno pensato di capirci qualcosa persino i carabinieri e il corpo forestale, investiti del caso a più riprese dai circa trecento proprietari, perlopiù nuoresi, delle seconde case. La rete idrica di S’Ena e Sa Chitta, infatti, al momento è senza padrone, e nessuno dei soggetti in causa ha voglia di mettervi mano per paura di rimanere invischiato ulteriormente in un garbuglio burocratico. Non vuole farlo (né potrebbe del resto perché in liquidazione) la cooperativa S’Ena e Sa Chitta, 286 soci che più di trent’anni fa hanno acquistato i terreni fronte mare e hanno costruito le proprie case, ma anche le strade, le fogne, l’illuminazione pubblica, i marciapiedi e, appunto, la rete idrica. Da due anni la coop ha ceduto al Comune di Siniscola, del quale S’Ena e Sa Chitta è diventata a tutti gli effetti una frazione, le opere di urbanizzazione realizzate, pari a un milione 700mila euro. Contemporaneamente, il presidente della cooperativa Salvatore Pala ha chiuso un contenzioso con Abbanoa che durava da anni, impegnando i soci a versare, in parte in contanti e il resto in tre anni, un milione 200mila. In questo modo Abbanoa, pur non prendendo in carico la gestione della rete (come abbiamo visto passata al Comune di Siniscola insieme con le opere di urbanizzazione) entrava in campo installando contatori in ciascuna delle 286 abitazioni. Sottoscrivendo il contratto, però, i proprietari si impegnavano a pagare le eventuali perdite della rete, suddivise tra tutti in proporzione al consumo reale di ciascuno, soltanto sino all’ottobre 2015.

Le maxi bollette. I problemi sono ricominciati nei mesi scorsi, quando i proprietari si sono visti recapitare bollette in qualche caso da tre, quattromila euro riferite al periodo dicembre 2015-luglio 2017. Bollette elevate proprio per l’ammontare delle perdite (la differenza tra il contatore principale e la somma delle singole utenze)“spalmato” su tutti i proprietari. «Non possiamo continuare a pagare in eterno – dice ancora Pala – . Il Comune ha testato la rete idrica prima di farsene carico e l’ha trovata in buono stato. Come la stessa Abbanoa prima di installare i contatori ha potuto verificare».

Il problema è che l’attuale amministrazione di Siniscola non vuole più farsi carico della rete idrica, facendo tabula rasa su quanto deciso due anni fa dalla precedente. E infatti nell’ottobre 2017 ha disdetto il contratto con Abbanoa per il contatore master che con l’estinzione della cooperativa era passato al Comune. «Abbanoa sostiene che per rimettere la rete a norma serve un milione 200mila euro – dice il vice sindaco Marco Fadda –. Ma il Comune non può farsi carico di una somma simile. Ci stiamo adoperando per una soluzione, però non possiamo far gravare sull’intera popolazione il problema di S’Ena e Sa Chitta».

Chi è il responsabile? Dal canto suo Abbanoa, per bocca dell’amministratore unico Sandro Ramazzotti, sostiene che al momento «la rete è del Comune di Siniscola, questo è un dato certo. Noi aspettiamo che l’Egas (l’ente regionale di governo dell’acque, ndr) la prenda in carico e ce ne affidi la gestione, ma riteniamo che i lavori di sistemazione siano necessari». Il problema dunque è come reperire i fondi per sistemare la rete. Ma è davvero così malandata? «Nel 2015 il Comune ha agito correttamente – dice l’allora sindaco Rocco Celentano – Il passaggio della rete idrica è stato effettuato dopo un collaudo regolare approvato dagli uffici competenti». Qualche dubbio sulla stima dei fondi indicati per sistemare la rete se lo pone anche l’Egas, che tenta di convincere Abbanoa a ridimensionare, qui come in altri casi, le cifre relative alle borgate marine di cui deve farsi carico. «È evidente – dice il direttore Paolo Porcu – che sono reti realizzate diversi anni fa, quando si utilizzavano tecniche e materiali differenti. Ma le cifre indicate, inclusa Siniscola, sono eccessive». Ma poi chi paga? «Certo non può farlo l’Egas – continua – Parliamo di una cinquantina di borgate marine in tutta l’isola. Spetta a chi ha realizzato o consentito quelle lottizzazioni».

Villeggianti e residenti. E i proprietari? Dopo le ultime bollette un centinaio di loro si è affidato a un legale, l’avvocato Franco Gregu, chiamato a mediare tra le pretese di Abbanoa e l’atteggiamento del Comune di Siniscola: quell’impasse per intenderci che ha portato a far sì che 70 milioni di litri d’acqua potabile finissero in mare senza che nessuno muovesse un dito. «I cittadini vogliono pagare solo il consumo reale in bolletta, non le perdite. Versano regolarmente tutte le tasse, dall’Imu alla Tasi e la Tari pur usufruendo dei servizi per poche settimane l’anno, e da poco anche i passi carrabili davanti alle abitazioni. Hanno tutto il diritto di opporsi alle pretese di Abbanoa».

I residenti tutto l’anno, infine. Perché sono pochi, una ventina, ma ci sono anche loro. Come il parigino ormai naturalizzato sardo “Gristolu” Thibaudeau, che vive qui con la madre novantenne Jacqueline. Da due anni è cittadino italiano, con residenza a Siniscola. «Non pensavo che la burocrazia italiana potesse arrivare a tanto. Sa dirmi se posso ridiventare francese?».



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