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il deputato uscente 

M5s, Bianchi fuori dopo 2 mandati «Divieto giusto ma ci penalizza»

di Alessandro Pirina
M5s, Bianchi fuori dopo 2 mandati «Divieto giusto ma ci penalizza»

SASSARI. Nel 2013 in Sardegna dalla sorpresa elettorale a 5 stelle vennero fuori 4 deputati e due senatori. Cinque anni dopo a ritentare la corsa verso Roma saranno solo in tre, i deputati Emanuela...

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SASSARI. Nel 2013 in Sardegna dalla sorpresa elettorale a 5 stelle vennero fuori 4 deputati e due senatori. Cinque anni dopo a ritentare la corsa verso Roma saranno solo in tre, i deputati Emanuela Corda e Andrea Vallascas e il senatore Roberto Cotti. La senatrice Manuela Serra ha annunciato che non si ripresenterà, mentre la deputata Paola Pinna ha lasciato da tempo il Movimento, prima per Scelta civica poi per il Pd, che però non la ricandiderà. C’è poi il caso di Nicola Bianchi, che forse non avrebbe disdegnato un’altra legislatura a Montecitorio, ma le rigide regole dello statuto dei grillini glielo impediscono. Prima di essere eletto alla Camera Bianchi era stato per poco più di un anno consigliere comunale a Sennori, il suo paese. Una brevissima esperienza in Comune, da cui si dimise diversi prima di presentarsi alle parlamentarie, ma per i 5 stelle vale quanto un mandato in Parlamento. E siccome il ferreo regolamento stabilisce un massimo di due mandati elettivi a vita, il deputato non potrà partecipare alle parlamentarie.

Bianchi, è stata dura rinunciare alla candidatura?

«Ma no, perché ero conscio del fatto che non mi sarei potuto ripresentare. Sapevo di essere al secondo mandato. Il problema non si è mai posto. Forse la cosa crea stupore perché negli altri partiti funziona diversamente».

Ma non è troppo rigido uno statuto che impedisce di ricandidarsi dopo appena due mandati, anche parziali, in qualsiasi assemblea elettiva?

«Questo paletto a me sembra una cosa giustissima, bellissima ma in una società pronta a recepirlo. Se fosse per esempio messo per iscritto nella Costituzione. In questo modo il politico non avrebbe il tempo di costruirsi un elettorato. Negli altri partiti però funziona in un altro modo - e il pessimo Rosatellum enfatizza questa situazione - e alla fine questo penalizza noi del Movimento, che siamo meno radicati nel territorio».

Il sindaco grillino di Pomezia, due mandati alle spalle, ha annunciato che si ricandiderà lo stesso, andando contro il M5s. Ha mai avuto la tentazione di mollare il Movimento per ripresentarsi?

«Mai avuta nessuna tentazione. Ma politiche e amministrative sono cose diverse. In parte capisco il sindaco, perché noi come Movimento puntiamo molto sul gruppo, sul programma. Ma per il cittadino conta molto la persona. Lo abbiamo visto anche a Parma con Pizzarotti».

Come giudica la sua esperienza a Roma?

«È stata bellissima, perché ho potuto vedere da vicino come va la politica, senza i filtri dei media. Sono molto contento di essere riuscito a fare una esperienza così importante. C’è però l’aspetto negativo, perché mi sono reso conto che la politica così com’è non funziona. È tutto un compromesso, gli interessi personali hanno la meglio su quelli generali. Io comunque mi sono sempre rimasto un cittadino normale, ho mantenuto i piedi per terra. E lì all’interno del Palazzo non è così facile. È tutto un onorevole qua, un onorevole là...».

E il rapporto con gli esponenti degli altri partiti?

«Presi singolarmente molti di loro sono persone splendide, competenti. Soprattutto in commissione Trasporti ho trovato colleghi molto in gamba. Il problema è che troppo spesso devono sottostare a quello che decidono i vertici dei loro partiti, e votano anche se non sono d’accordo».

Finita l’esperienza alla Camera cosa farà?

«Tornerò al mio lavoro di perito informatico. E poi continuerò a occuparmi del Movimento e della campagna elettorale. Sono appena stato nominato referente per la zona di Oristano. Di certo non abbandonerò la politica. Anzi, sono pronto a fare da cicerone ai nuovi eletti del Movimento in Parlamento».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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