Anziani legati nell’ospizio la titolare sceglie il silenzio
di Enrico Carta
Villa Rosina, dopo l’arresto della Puddu non risponde alle domande del gip
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ORISTANO. Nulla da dichiarare. Per il momento Loretta Puddu sceglie la strada del silenzio. Attende di conoscere maggiori dettagli sull’inchiesta che la riguarda prima, eventualmente, di rispondere alle domande del giudice per le indagini preliminari di fronte al quale ieri mattina si è avvalsa della facoltà di non rispondere. L’amministratrice di 59 anni della casa di riposo Villa Rosina di Silì, frazione di Oristano, finita ai domiciliari tre giorni fa è stata in tribunale solo per il tempo necessario per svolgere le formalità di rito. Accompagnata dagli avvocati difensori Marcello Sequi e Carlo Pau non ha chiesto la revoca della misura cautelare richiesta dal pm al termine delle indagini portate avanti dalla Squadra Mobile della Questura, ma questa è stata una conseguenza della precedente scelta di evitare per il momento l’interrogatorio. L’ordinanza di custodia cautelare snocciola infatti solo una parte minima delle accuse, fa riferimento alle percosse che sarebbero state subite da alcuni degli anziani ospiti della struttura, parla dei maltrattamenti che la donna avrebbe compiuto, riporta alcune delle intercettazioni ambientali che la inchioderebbero.
Sono parti di un intero assai più ampio perché l’indagine degli agenti della polizia coordinati dal dirigente Samuele Cabizzosu si alimenta di numerose altre prove. Degli ospiti “problematici” sedati ripetutamente e senza l’ausilio di personale specializzato si è già detto, ma gli abusi di tipo medico affiancati a quelli fisici sarebbero andati anche oltre. Gli inquirenti sono certi che i parametri dello stato di salute che venivano indicati non corrispondessero al vero. Sempre sulla base di una serie di intercettazioni risulterebbe che questi venissero apposti a caso nelle cartelle cliniche per far risultare che tutta l’attività stesse proseguendo senza intoppi. Sarebbe un altro segnale delle difficoltà nella gestione della casa di riposo dove il sovraffollamento era prassi abituale. Lo attestano i numeri degli anziani accolti, sempre in numero maggiore rispetto alle autorizzazioni rilasciate alla struttura che la signora gestiva assieme al figlio. Proprio col figlio avrebbe avuto uno scontro anche una tirocinante arrivata nel bel mezzo del periodo in cui sarebbero state commesse le violenze. Sono i mesi in cui le intercettazioni funzionano a pieno regime e succede che la casa di riposo accolga tra le sue mura anche una tirocinante. La tirocinante resiste due giorni, poi espone il suo pensiero negativo e contrario ai metodi “esagerati” con cui venivano gestiti gli anziani. Resterà due giorni, poi sceglierà la strada che aveva portato all’addio di tre operatrici sanitarie da cui partiranno, assieme a quelle di alcuni familiari, proprio le denunce che squarciano il velo.
La difesa ha contestato via stampa quelle versioni e le colloca in un ambito di contrasti e ripicche verso chi gestiva la struttura. Per ora ha scelto di non fare lo stesso di fronte al giudice, ma la porta per un interrogatorio è aperta e proprio gli avvocati lasciano intendere che Loretta Puddu, una volta conosciuti gli atti, si presenterà in tribunale per dare la sua versione. Dovrà dare una spiegazione credibile dei segni evidenti di lesioni sul corpo di tre anziani e dovrà anche spiegare il contenuto delle intercettazioni che, per gli inquirenti, completano il quadro e attraverso cui si possono associale le urla, i lamenti e il trambusto agli episodi di violenza. Questi sarebbero avvenuti soprattutto di notte, quando cioè la Puddu si trovava da sola nella casa di riposo. Spesso era lei a svolgere i turni serali o nelle ore notturne, momento in cui nessun altro era presente a Villa Rosina. Che possa aver avuto difficoltà a gestire certe situazioni? O forse la preparazione non era adeguata, visto che l’indagata non aveva, prima dell’apertura della casa nel 2015, esperienza nel settore dell’assistenza. Interrogativi che attendono un chiarimento, mentre le indagini proseguono e la procura non esclude nuove iscrizioni nel registro degli indagati dove per ora c’è un solo nome.
Sono parti di un intero assai più ampio perché l’indagine degli agenti della polizia coordinati dal dirigente Samuele Cabizzosu si alimenta di numerose altre prove. Degli ospiti “problematici” sedati ripetutamente e senza l’ausilio di personale specializzato si è già detto, ma gli abusi di tipo medico affiancati a quelli fisici sarebbero andati anche oltre. Gli inquirenti sono certi che i parametri dello stato di salute che venivano indicati non corrispondessero al vero. Sempre sulla base di una serie di intercettazioni risulterebbe che questi venissero apposti a caso nelle cartelle cliniche per far risultare che tutta l’attività stesse proseguendo senza intoppi. Sarebbe un altro segnale delle difficoltà nella gestione della casa di riposo dove il sovraffollamento era prassi abituale. Lo attestano i numeri degli anziani accolti, sempre in numero maggiore rispetto alle autorizzazioni rilasciate alla struttura che la signora gestiva assieme al figlio. Proprio col figlio avrebbe avuto uno scontro anche una tirocinante arrivata nel bel mezzo del periodo in cui sarebbero state commesse le violenze. Sono i mesi in cui le intercettazioni funzionano a pieno regime e succede che la casa di riposo accolga tra le sue mura anche una tirocinante. La tirocinante resiste due giorni, poi espone il suo pensiero negativo e contrario ai metodi “esagerati” con cui venivano gestiti gli anziani. Resterà due giorni, poi sceglierà la strada che aveva portato all’addio di tre operatrici sanitarie da cui partiranno, assieme a quelle di alcuni familiari, proprio le denunce che squarciano il velo.
La difesa ha contestato via stampa quelle versioni e le colloca in un ambito di contrasti e ripicche verso chi gestiva la struttura. Per ora ha scelto di non fare lo stesso di fronte al giudice, ma la porta per un interrogatorio è aperta e proprio gli avvocati lasciano intendere che Loretta Puddu, una volta conosciuti gli atti, si presenterà in tribunale per dare la sua versione. Dovrà dare una spiegazione credibile dei segni evidenti di lesioni sul corpo di tre anziani e dovrà anche spiegare il contenuto delle intercettazioni che, per gli inquirenti, completano il quadro e attraverso cui si possono associale le urla, i lamenti e il trambusto agli episodi di violenza. Questi sarebbero avvenuti soprattutto di notte, quando cioè la Puddu si trovava da sola nella casa di riposo. Spesso era lei a svolgere i turni serali o nelle ore notturne, momento in cui nessun altro era presente a Villa Rosina. Che possa aver avuto difficoltà a gestire certe situazioni? O forse la preparazione non era adeguata, visto che l’indagata non aveva, prima dell’apertura della casa nel 2015, esperienza nel settore dell’assistenza. Interrogativi che attendono un chiarimento, mentre le indagini proseguono e la procura non esclude nuove iscrizioni nel registro degli indagati dove per ora c’è un solo nome.
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