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sanitÀ: parla giorgio lenzotti 

«L’elisoccorso partirà entro l’estate L’Areus funzionerà alla perfezione»

di Umberto Aime
«L’elisoccorso partirà entro l’estate L’Areus funzionerà alla perfezione»

CAGLIARI. La polemica è l’unica emergenza che a Giorgio Lenzotti non fa fare una piega. L’ascolta, ma neanche sempre, di sicuro e spesso tira dritto. «Per carattere, non m’infilo nella gazzarra. L’Are...

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CAGLIARI. La polemica è l’unica emergenza che a Giorgio Lenzotti non fa fare una piega. L’ascolta, ma neanche sempre, di sicuro e spesso tira dritto. «Per carattere, non m’infilo nella gazzarra. L’Areus è una casa in costruzione: ho e avrò bisogno di tutti, per farla funzionare il più in fretta possibile». Anche di Piero Delogu, l’avversario sconfitto nella corsa finale al titolo, e che poi ha nominato direttore sanitario.

Il primo manager in assoluto dell’Azienda per le emergenze-urgenze è un nuorese di quelli tosti. Non spreca le frasi, misura le parole e se serve lascia parlare i silenzi.

«Delogu – aggiunge – ha svolto finora un ottimo lavoro a Sassari e Cagliari. Non potevo privarmi certo della sua professionalità. Ci siamo confrontati e ha accettato di lavorare con me».

Tracci un suo profilo.

«Sono uno pragmatico. M’interessano solo i fatti. Punto alla concretezza, prima di tutto».

Dal 1992 e fino a pochi mesi fa, con qualche parentesi in Sardegna, ha vissuto a Modena: degli emiliani ha preso?

«La franchezza».

Ci sono voluti troppi anni per far partire l’Areus, la legge è del 2014, perché?

«La burocrazia è un macigno anche nella sanità. Detto che per me questo è un ritorno a casa, dopo essere stato in passato a Olbia e Sassari, possiamo parlare del mio primo obiettivo?».

Certo.

«Far partire l’elisoccorso all’inizio dell’estate»..

È una sfida?

«No. È una necessità di cui la Sardegna ha bisogno. Dopo tanti, troppi anni d’attesa, siamo pronti».

Il secondo obiettivo?

«Il numero unico per le emergenze che, come tutti sanno, sarà il 112».

La sede sarà Nuoro?

«No, per quanto ci riguarda potenzieremo le centrali del 118 di Cagliari e Sassari. Nuoro continuerà a essere la sede amministrativa dell’Azienda».

Come funzionerà il 112?

«Il modello è quello americano del 911: sarà un’unica centrale a gestire tutte le emergenza. Poi, a seconda dei casi, interverranno medici, infermieri, forze dell’ordine e vigili del fuoco».

Non ci saranno sovrapposizioni?

«Con un sistema ben calibrato, accadrà l’esatto contrario: interverrà solo chi deve».

Poi l’Areus dovrà sgomitare negli ospedali??

«No, il nostro compito sarà trasferire il paziente sino al pronto soccorso».

Mettersi d’accordo con gli ospedali sarà un’impresa.

«Molto meno di quanto si pensi. Saranno fondamentali gli accordi che firmeremo con l’Ats, le Aziende universitarie , il Brotzu e gli altri ospedali coinvolti nella rete per le emergenze».

Serve un esempio concreto.

«Supponiamo un ictus o un infarto. Sappiamo che, in questi eventi, la prima ora è fondamentale per salvare il paziente e ridurre al minimo gli effetti post trauma».

Entri nello specifico, con una simulazione.

«L’allarme sarà raccolto dal 112, smistato al 118, che, a seconda del codice di criticità, farà scattare i soccorsi necessari».

Fin qui niente di nuovo.

«La novità c’è, eccome. Grazie alla riorganizzazione della rete ospedaliera, sapremo subito dove trasferire il paziente. Lo dico con una frase: sarà decisivo il gioco di squadra».

Mai più l’assurdo peregrinare da un ospedale all’altro.

«Esatto».

Ritorniamo alla Centrale?

«Deciderà dove il paziente dovrà essere trasferito. La scelta sarà in base alla diagnosi, alla distanza fra le postazioni territoriali e l’ospedale di riferimento e a posti letto disponibili nella struttura più adatta».

Sarà così anche per l’infarto e altri traumi?

«Per le emergenze cardiovascolari i tempi sono lo stesso stretti. Lo sono anche dopo un incidente stradale o in fabbrica. Se dobbiamo salvare una vita, non possiamo sprecare neanche un minuto».

Senza gli elicotteri sarà difficile.

«Impossibile, direi. Però siamo a buon punto».

Le basi saranno tre?

«Confermo. Quella di Olbia in servizio 24 ore su 24, per coprire anche La Maddalena, mentre ad Alghero e Cagliari 12 su 24. La notte, in quei territori, gli interventi saranno garantiti dalle ambulanze».

Voli al tramonto e notturni?

«Sfrutteremo i campi da calcio: sono dappertutto. In Lombardia, sa cosa fa il pilota? Con un telecomando, prima di atterrare, aziona l’impianto d’illuminazione a terra. È alta tecnologia, la utilizzeremo».

Trasferimenti di pazienti e nient’altro?

«Le nostre saranno eliambulanze, con medici e infermieri. Se necessario i pazienti saranno stabilizzati durante il tragitto».

Non tutti gli ospedali hanno le piazzole, quello di Sassari, ad esempio.

«Saranno costruite».

Ancora una volta sarà decisivo il volontariato: come lo cambierà?

«Non penso a chissà quali rivoluzioni: non c’è bisogno, è già di ottima qualità. Dobbiamo renderlo solo più efficiente. La Sardegna è una regione complessa: le strade sono quelle che sono, con troppi Comuni spesso distanti fra loro, dunque la rete dovrà essere ancora più fitta».

Come immagina l’Areus?

«Un’azienda snella e lo sarà».

Quanti dipendenti?

«Non molti fra personale amministrativo, medici e infermieri, che saranno importantissimi. Bisognerà vedere quanti in organico e quanti, diciamo così, avremo invece in prestito da altre Aziende».

Il costo?

«Non sarà una spesa in più. Prenderemo quanto ci spetta dalla quota calcolata per ogni sardo dal sistema sanitario. La Regione ha stimato 67 milioni».

Teme un possibile rigetto?

«Il nuovo spaventa sempre e qualche problema ci sarà».

Squali, frenatori e invidiosi: tenerli a bada sarà difficile.

«Quando c’è di mezzo una vita, le prole non servono».

A proposito di voci. Per alcuni il suo curriculum non è da dieci e lode.

«Potrei ricordare che, a Modena, ho diretto il dipartimento per le emergenze e aggiungere altre esperienze professionali, ma preferisco guardare oltre».

È vero che era stato ingaggiato per il G8 di La Maddalena?

«Sì, ma è storia vecchia».

Domanda finale: perché ha concorso all’incarico di manager?

«Ho 64 anni, sarei potuto andare in pensione. La carriera l’ho fatto. Ma mi sono detto: posso dare ancora un contributo alla mia Sardegna, dove ho indossato per la prima volta il camice di medico generico. A Nuoro, sono nato, vissuto e lavorato fino ai primi anni novanta. Quando sono andato via, mi son detto: ritornerò, e l’ho fatto».



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