La Nuova Sardegna

Arriva la ministra Fedeli e la scuola lancia l’sos

di Claudio Zoccheddu
Arriva la ministra Fedeli e la scuola lancia l’sos

Diminuisce la dispersione, restano le emergenze degli edifici e del corpo docente Il progetto Iscol@ la sifda della Regione: mille cantieri aperti e tremila occupati

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SASSARI. Il primo appuntamento è all’Università di Sassari, questa mattina, per l’inaugurazione dell’anno accademico. Poi si sposterà a Cagliari, per spegnere le 70 candeline del Cus. Etichetta a parte, il viaggio nell’isola del ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli, si consumerà all’ombra della scuola sarda che soffre di tanti mali, alcuni atavici, ma che riesce comunque a sopravvivere e a ottenere risultati. Il paziente, insomma, è malato ma non ha intenzione di arrendersi ed è pronto a sfruttare il rinnovato interesse della Regione, che con il progetto Iscol@, ha messo a disposizione nuove risorse.

Dispersione scolastica. Fino a poco tempo fa sembra una tendenza impossibile da invertire: l’isola è sempre in fondo alla classifica nazionale, penultima davanti solo alla Sicilia. Secondo Eurostat nel 2014 i giovani sardi che non terminavano gli studi erano il 23,5 per cento. Un anno dopo erano calati, ma solo dello 0,6 per cento. Secondo la rilevazione del maggio del 2017, invece, i sardi che lasciano i banchi prima del tempo sono il 18,1 per cento. Quasi 5 punti in meno. Nonostante il balzo in avanti la Sardegna è ancora lontana dalla media nazionale, dove il tasso di dispersione è pari al 13,8 per cento. La tendenza, però, sembra invertita. E si tratta di un’ottima notizia.

I docenti. Gli ultimi dati raccontano di un corpo docente con problemi di età: l’anno scorso sono stati 822 gli insegnanti sardi che hanno presentato la domanda di pensionamento. La Sardegna è la terza regione in Italia nella graduatoria degli insegnanti con l’età più elevata: gli over 54 raggiungono una percentuale media regionale del 44,8 per cento, superata solo dalla Calabria (51,6) e dalla Basilicata (49,7). Il fisiologico invecchiamento della classe docente potrebbe diventare una toppa sulle falle aperte dalla “Buona scuola”, la legge voluta dal Governo Renzi che ha innescato il domino delle cattedre in tutta Italia costringendo molto docenti sardi a fare le valigie, e mettendo a dura prova anche quelli che sono rimasti, a volte costretti a ciondolare tra le scuole del territorio inseguendo improbabili suddivisioni delle ore in diversi plessi scolastici. Una rappresentanza dei “docenti con le valigie” non ha perso l’occasione della visita nell’isola e ha lanciato un appello alla ministra nella speranza che possa fermare l’emorragia verso la Penisola.

Le scuole. C’è un dato che fa rabbrividire: solo il 19 per cento degli istituti scolastici dell’isola può esibire il certificato antincendio rilasciato dai vigili del fuoco. Le scuole sarde sono vecchie, insicure e sono stata abbandonate per troppo tempo. Quasi il 40 per cento delle scuole sono state costruite prima del 1971, quando il certificato d’agibilità non era obbligatorio. Oggi, secondo un report di Cittadinanzattiva, un terzo degli istituti non lo possiede. Inoltre, solo il 45 per cento può esibire il certificato di collaudo statico, appena il 43 per cento delle scuole ha un piano di gestione del rischio alluvione mentre solo il 66 per cento dichiara di essere in grado di affrontare un’emergenza. Tra i 1739 edifici scolastici isolani, solo il 12 per cento è stato costruito dopo il 1991 rispettando le attuali normative sulla sicurezza.

Iscol@. Se la scuola sarda ha ancora qualcosa da dire parte del merito è del progetto Iscol@, anche se è stato come mettere le mani sopra un motore che non riceveva manutenzione da anni. La Regione ha provato, e sta provando, a rimettere in moto la scuola con i 250 milioni di euro garantiti proprio da Iscol@ che hanno permesso l’apertura di mille cantieri e l’impiego di 3mila operai. Non solo, con il bando Tutti a iscol@ si è deciso di combattere la dispersione scolastica puntando su tre linee d’intervento: il miglioramento delle competenze di base in italiano e in matematica, le scuole aperte con la didattica laboratoriale e il sostegno psicologico, pedagogico e di mediazione interculturale. I primi risultati sono arrivati ma serviranno altri sforzi prima di poter depennare la scuola sarda dall’elenco dei pazienti gravi.

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