Solo nel 14% dei casi il batterio è mortale
La meningite è un’infiammazione di origine batterica o virale delle membrane che avvolgono il cervello e il midollo spinale. Si manifesta con sintomi simili all’influenza, ma dopo 2-3 giorni arrivano...
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La meningite è un’infiammazione di origine batterica o virale delle membrane che avvolgono il cervello e il midollo spinale. Si manifesta con sintomi simili all’influenza, ma dopo 2-3 giorni arrivano la nausea, il vomito, il mal di testa, la febbre alta, l’intolleranza alla luce, la rigidità alla nuca e la flessione delle ginocchia. I casi di mortalità sono rari: solo nel 14% dei casi ancora si muore.
Per evitare il contagio i parenti del malato, chi è stato a contatto diretto con lui nell’ambiente di lavoro o di studio, e anche i sanitari che, ad esempio lo hanno accompagnato in ambulanza, devono immediatamente sottoporsi alla profilassi.
Come ha sottolineato in un comunicato la Assl di Carbonia devono sottoporsi alla terapia antibiotica «i compagni di studio o i colleghi di lavoro del paziente, chi ha dormito o mangiato spesso nella stessa casa del malato, le persone che nei sette giorni precedenti l’esordio della malattia hanno avuto contatti con la sua saliva attraverso baci, stoviglie, spazzolini da denti o giocattoli. Stessa procedura anche per i sanitari che sono stati direttamente esposti alle secrezioni respiratorie del paziente, per esempio durante le manovre di intubazione o la respirazione bocca a bocca».
Per evitare il contagio i parenti del malato, chi è stato a contatto diretto con lui nell’ambiente di lavoro o di studio, e anche i sanitari che, ad esempio lo hanno accompagnato in ambulanza, devono immediatamente sottoporsi alla profilassi.
Come ha sottolineato in un comunicato la Assl di Carbonia devono sottoporsi alla terapia antibiotica «i compagni di studio o i colleghi di lavoro del paziente, chi ha dormito o mangiato spesso nella stessa casa del malato, le persone che nei sette giorni precedenti l’esordio della malattia hanno avuto contatti con la sua saliva attraverso baci, stoviglie, spazzolini da denti o giocattoli. Stessa procedura anche per i sanitari che sono stati direttamente esposti alle secrezioni respiratorie del paziente, per esempio durante le manovre di intubazione o la respirazione bocca a bocca».
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