Insularità, il sì dei costituzionalisti
Giuristi e magistrati appoggiano il referendum sostenuto da oltre 90mila firme
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CAGLIARI. Il referendum per inserire il principio dell’insularità nella Costituzione ha profonde e solide radici giuridiche. È con questa frase che il coordinatore del comitato promotore, Roberto Frongia, ha aperto il confronto fra i costituzionalisti convocati in Consiglio regionale. A cominciare da Enrico Altieri, presidente aggiunto e onorario della Cassazione, che ha detto: «Se il principio entrerà a far parte della Carta fondamentale della Repubblica, apparterrà di fatto all’identità nazionale dell’Italia e quindi finirà per essere inattaccabile anche da parte dell’Europa». Felice Ancora, insegna diritto costituzionale all’università di Cagliari, ha rilanciato: «I trattati dell’Unione prevedono il riconoscimento dello status d’isola, ma finora non è stato concesso alla Sardegna. Ora le 92mila raccolte dal Comitato rappresentano una spinta in più per porre rimedio a questo passaggio a vuoto da parte del Parlamento prima e di Bruxelles poi». Secondo Vanni Lobrano, docente di diritto romano all’università di Sassari, il referendum «consegnerà alla Sardegna la possibilità di affrontare in modo nuovo e molto più efficace il tema dell’Autonomia e uscire finalmente da una concezione di decentramento diventata insopportabile». Simonetta Sotgiu, magistrato di Cassazione, ha aggiunto: «Lo Statuto sardo è malfatto, abbiamo bisogno di maggiori garanzie per rivendicare pari opportunità rispetto alle altre regioni». Alfonso Celotto, costituzionalista, ha sottolineato, come «il successo, a ottobre, del referendum consultivo darebbe più forza alla Sardegna nei rapporti con l’Europa». Fino alla chiusura della professoressa Maria Antonietta Mongiu: «È arrivato il momento che i sardi siano consapevoli dei loro diritti e superino il limite storico dell’autoescludersi».
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