La Fedeli è ottimista «Decennio difficile la crisi è alle spalle»
La titolare dell’Istruzione ospite d’onore della cerimonia Sulla ricerca: «400 milioni di fondi per i giovani e il Sud»
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SASSARI. La buona notizia è che «la legge di Bilancio 2018 ha stanziato 70 milioni e, tra le altre cose, con questi fondi verranno reclutati 1300 ricercatori di tipo B. Inoltre, entro il 2018 verranno assunti altri 1100 ricercatori di tipo B più 600 di tipo A per gli atenei del Mezzogiorno, compresa l’università di Sassari». Con questi numeri ieri la ministra (ormai in scadenza) Valeria Fedeli si è presentata a un uditorio, quello dei docenti universitari e degli studenti, ansioso di capire quali strade stia imboccando la politica nazionale per ripescare dagli abissi delle classifiche internazionali un sistema universitario che negli ultimi anni ha assistito impotente al progressivo impoverimento delle risorse messe a disposizione.
A sentire le parole della ministra però le notizie confortanti non finiscono qui, quindi una ventata di speranza ha attraversato la platea radunata davanti alle toghe del Senato accademico. «L’appuntamento di oggi è anche un’ottima occasione per un bilancio di quanto fatto sin qui - ha detto la Fedeli -. Come ben sapete l’università italiana esce da un decennio difficilissimo. Un decennio contraddistinto da una forte crisi strutturale, crisi di sistema e crisi di obiettivi. Ma questa fase la stiamo lasciando alle spalle. Lo confermano i primi segnali positivi che potrei condensare nelle tre grandi traiettorie d’intervento degli ultimi mesi: capitale umano, diritto allo studio e ricerca di base».
E sarebbe su queste tre traiettorie che si incrociano i destini di tanti ricercatori precari, dei docenti che non vedono riconosciuti i propri diritti retributivi, del personale tecnico-amministrativo in perenne sofferenza ma soprattutto degli studenti che hanno investito il loro futuro in un corso di laurea e dal quale vorrebbero uscire con una possibilità concreta di approdo al mondo del lavoro. «L’incremento delle risorse complessive - ha proseguito la rappresentante del Governo Gentiloni - va inquadrato nella ripresa del Fondo di funzionamento ordinario che per la prima volta dal 2015 aumenta. L’Ffo infatti cresce nel 2018 del 6,4 per cento, percentuale pari a circa mezzo miliardo di euro in più rispetto agli anni precedenti». La stagione delle riforme, a quanto ha riferito la ministra, si è spesa anche nel settore dei diritti degli studenti. La nuova legge di Bilancio per il 2018 interviene «in modo chiaro: sul diritto allo studio, incrementando il fondo e portandolo a 237 milioni di euro e sulle borse di dottorato di ricerca, aumentandone l’importo di circa il 10 per cento dopo dieci anni di congelamento. In sostanza il Governo ha individuato pochi ma importanti obiettivi: gli studenti, i giovani ricercatori, il potenziamento delle eccellenze. E per la ricerca il Governo ha varato il più ricco finanziamento per i bandi Prin mai registrato: quasi 400 milioni di euro con indirizzi specifici per i giovani e per il Sud».
Ma la ministra ha anche posto l’accento sull’idea stessa del sistema universitario e sul suo valore. «L’università deve servire innanzitutto alla formazione culturale, scientifica, alla crescita della conoscenza e dei saperi, oltre che al senso di responsabilità e, solo dopo, all’utile. E l’utile è costituito dalle necessità di sviluppo economico dell’Italia di fronte alle sfide della competizione globale, per il quale dobbiamo irrobustire il nostro sistema puntando su maggiori competenze, come stiamo facendo con il progetto “Industria 4.0».
Tutte parole condivisibili ma accolte da qualche sommesso borbottio («sì ma perché scivolare nel politichese? Qui ci vogliono fatti concreti»). Scettici subito “accontentati” da una serie di cifre impressionanti: 80 milioni di euro nel 2020, 120 nel 2021 e 150 nel 2022, tutti destinati agli scatti di anzianità dei docenti, bloccati da decenni. Una vera e propria boccata d’ossigeno: parola di Valeria Fedeli. (g.g.)
A sentire le parole della ministra però le notizie confortanti non finiscono qui, quindi una ventata di speranza ha attraversato la platea radunata davanti alle toghe del Senato accademico. «L’appuntamento di oggi è anche un’ottima occasione per un bilancio di quanto fatto sin qui - ha detto la Fedeli -. Come ben sapete l’università italiana esce da un decennio difficilissimo. Un decennio contraddistinto da una forte crisi strutturale, crisi di sistema e crisi di obiettivi. Ma questa fase la stiamo lasciando alle spalle. Lo confermano i primi segnali positivi che potrei condensare nelle tre grandi traiettorie d’intervento degli ultimi mesi: capitale umano, diritto allo studio e ricerca di base».
E sarebbe su queste tre traiettorie che si incrociano i destini di tanti ricercatori precari, dei docenti che non vedono riconosciuti i propri diritti retributivi, del personale tecnico-amministrativo in perenne sofferenza ma soprattutto degli studenti che hanno investito il loro futuro in un corso di laurea e dal quale vorrebbero uscire con una possibilità concreta di approdo al mondo del lavoro. «L’incremento delle risorse complessive - ha proseguito la rappresentante del Governo Gentiloni - va inquadrato nella ripresa del Fondo di funzionamento ordinario che per la prima volta dal 2015 aumenta. L’Ffo infatti cresce nel 2018 del 6,4 per cento, percentuale pari a circa mezzo miliardo di euro in più rispetto agli anni precedenti». La stagione delle riforme, a quanto ha riferito la ministra, si è spesa anche nel settore dei diritti degli studenti. La nuova legge di Bilancio per il 2018 interviene «in modo chiaro: sul diritto allo studio, incrementando il fondo e portandolo a 237 milioni di euro e sulle borse di dottorato di ricerca, aumentandone l’importo di circa il 10 per cento dopo dieci anni di congelamento. In sostanza il Governo ha individuato pochi ma importanti obiettivi: gli studenti, i giovani ricercatori, il potenziamento delle eccellenze. E per la ricerca il Governo ha varato il più ricco finanziamento per i bandi Prin mai registrato: quasi 400 milioni di euro con indirizzi specifici per i giovani e per il Sud».
Ma la ministra ha anche posto l’accento sull’idea stessa del sistema universitario e sul suo valore. «L’università deve servire innanzitutto alla formazione culturale, scientifica, alla crescita della conoscenza e dei saperi, oltre che al senso di responsabilità e, solo dopo, all’utile. E l’utile è costituito dalle necessità di sviluppo economico dell’Italia di fronte alle sfide della competizione globale, per il quale dobbiamo irrobustire il nostro sistema puntando su maggiori competenze, come stiamo facendo con il progetto “Industria 4.0».
Tutte parole condivisibili ma accolte da qualche sommesso borbottio («sì ma perché scivolare nel politichese? Qui ci vogliono fatti concreti»). Scettici subito “accontentati” da una serie di cifre impressionanti: 80 milioni di euro nel 2020, 120 nel 2021 e 150 nel 2022, tutti destinati agli scatti di anzianità dei docenti, bloccati da decenni. Una vera e propria boccata d’ossigeno: parola di Valeria Fedeli. (g.g.)
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