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Sardi sempre più indebitati: in vetta per i prestiti

Claudio Zoccheddu
Sardi sempre più indebitati: in vetta per i prestiti

Le province di Sassari e Nuoro sono prime in Italia per quelli personali

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SASSARI C’è chi si indebita per comprare l’auto, chi fa le rate per acquistare il cappotto griffato ma anche chi non rinuncia all’ultimo modello di smartphone ed è disposto a sottoscrivere un finanziamento. I sardi, però, preferiscono i soldi, il cash . Senza alcun vincolo d’acquisto. Si chiamano prestiti personali e nell’isola hanno uno stato di salute migliore di quelli finalizzati all’acquisto di determinati beni. Nuoro e Sassari sono le province che comandano la graduatoria nazionale dei prestiti personali con un importo medio di 14mila euro. In altri tempi sarebbe stato un segnale incoraggiante, adesso rappresenta un dato da maneggiare con le pinze perché chi chiede soldi lo può fare per tanti motivi, tra cui anche pagare i debiti. Nell’isola, infatti, i dati non sono omogenei: è cresciuta la richiesta di prestiti personali, finanziamenti non vincolati all’acquisto di un bene o di servizio specifico, ma è crollata quella di prestiti finalizzati, che invece sono strettamente legati all’acquisto di beni di consumo.

I prestiti nell’isola. Per quanto riguarda il numero di richieste di prestiti finalizzati all’acquisto di beni e servizi come auto e moto, arredo, elettronica ed elettrodomestici, ma anche viaggi, spese mediche, palestre, la Sardegna ha segnato nel 2017 un calo pari al -1,2 per cento rispetto al 2016, mentre a livello nazionale si è registrata una variazione in negativo dello 0,8 per cento. In termini di importo richiesto, la media regionale per i prestiti finalizzati è stata di 5.062 euro. Un numero parecchio al di sotto del dato nazionale, che invece ha raggiunto i 5.954 euro. L’importo più consistente è stato rilevato nella provincia di Olbia-Tempio, dove la media dei prestiti finalizzati è stata di 5.579 euro. Per quanto riguarda i prestiti personali, nel 2017 la Sardegna ha fatto segnare un incremento nel numero di richieste del 7,2 per cento rispetto al 2016, ben più forte della variazione rilevata a livello nazionale che non ha superato il 5,4 per cento. In tutte le province si evidenziano crescite decisamente significative. Ogliastra e Olbia-Tempio si posizionano al primo posto, entrambe con aumenti dell’8,9 per cento. In coda al gruppo c’è la provincia di Oristano, che ha registrato una crescita seppure con una variazione decisamente più modesta che, infatti, non ha superato il +2,3 per cento.

L’economista. Prima di leggere tra le righe delle fredde tabelle che raccontano l’indebitamento dei sardi è necessaria una guida che possa essere in grado di interpretare i numeri e metterli al posto giusto quando si tratta di decidere quale possa essere il valore di segni, positivi e negativi. Perché se aumentano le richieste di prestito non è detto che si tratti esclusivamente di un segnale di ripresa, o di una rinnovata fiducia nelle capacità di ripresa di cui parlano i politici. un aspetto sui cui i cittadini hanno più di un dubbio.

Riccardo de Lisa, docente di Economia dei mercati e degli intermediari finanziari all’Università di Cagliari ha una chiave di lettura che supera quanto è possibile leggere sugli schemi stilati dal Crif: «Si può certamente dire che i dati evidenziano come il mercato mostri alcuni segnali di vivacità, seppure non troppo rilevanti. Ma adesso è necessario comprendere se i prestiti finalizzati diminuiscono perché i consumatori non comprano sfruttando il debito o se invece si tratta di un contenimento complessivo dei beni di consumo. Diciamo che a questo punto le possibilità sono due: le persone hanno deciso di mettere i soldi da parte rinunciando a qualche acquisto, oppure non si compra per un motivo molto più semplice, le spese non sono sostenibili dalle famiglie che non possono permettersi esborsi per acquistare beni di consumo».

Riccardo de Lisa ha un altro dubbio decisamente significativo: «L’aumento dei prestiti personali – spiega l’economista – deve essere valutato in tutte le sue possibilità. Ad esempio, al momento è difficile capire come possano essere investiti i soldi affidati alle famiglie perché se venissero utilizzati per coprire altri debiti a cui non è stato possibile fare fronte con le entrate normali, è chiaro che la lettura cambierebbe. Se i prestiti venissero utilizzati per consolidare altri debiti sarebbe difficile parlare della ripresa dei consumi».

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