La Nuova Sardegna

La stagione estiva super compressa dura solo 40 giorni

di Luca Rojch
La stagione estiva super compressa dura solo 40 giorni

L’analisi di Marcetti, docente di management del Turismo: «Da migliorare le strutture e i collegamenti, anche navali»

4 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. Dissidente turistico. Carlo Marcetti, responsabile del corso universitario di management ed economia del turismo, non ha paura di andare controcorrente e spiegare quale sia la rotta da seguire.

Marcetti parte dalla Ct1. «La proroga darà una certa tranquillità per la prossima estate. Si potranno utilizzare le tariffe agevolate. Questo sarà utile per gli operatori che già da ora definiscono le strategie. E sono convinto che la Ct1 la si debbe continuare a usare non solo per agevolare i sardi e i loro spostamenti, ma anche per i turisti. E si deve portare avanti anche la nuova Ct2, quella che collega l’isola con scali diversi da Roma e Milano. Sono indispensabili per attirare nuovi flussi».

Poco Balneari. Marcetti infrange anche un altro luogo comune. «Si parla sempre di allungare la stagione – spiega –. Concordo, ma secondo me per prima cosa si deve allungare la stagione balneare, che ora dura al massimo 40 giorni. A settembre è tutto chiuso, si vive già una minorità. Un’aria di smobilitazione. La ricetta è semplice. Da una parte promuovere il turismo attivo, all’aria aperta. Se pensiamo a chi fa investimenti importanti sui servizi ricettivi lavorare solo 40 giorni è poca cosa. Il 95 per cento del turismo in Sardegna arriva dal balneare. Partiamo da questo dato. Intorno a questo pensiamo anche ad altri motivi per spingere i turisti a venire nell’isola per tutto l’anno. Raccontiamo ai turisti l’altra Sardegna, quella che spesso non conoscono neanche i sardi».

Navi. C’è un altro grande tema che nel dibattito sui trasporti è stato toccato in minima parte, ma per Marcetti è centrale. «Si deve tornare a parlare di navi – dice Marcetti –. Il fatto che il trasporto aereo cresca con numeri simili significa che il traffico marittimo non fa il suo dovere. Non entro nel merito della convenzione, ma qualche elemento nelle proposte che vengono fatte nel trasporto marittimo non torna. Certo sarà cambiato il modo di fare vacanza, sono più brevi, e anche per questo si preferisce l’aereo. Ma il viaggio in nave consente una certa indipendenza ai turisti, consente di portare con sè l’auto. I collegamenti interni in Sardegna continuano a essere complicati. Pensate che solo nell’aeroporto di Olbia ci sono 12mila auto disponibili per il noleggio. E un altro dato ci deve far riflettere. Tra gennaio e settembre 2017 il porto di Olbia, quello con maggiore traffico in tutta l’isola, ha perso 240mila passeggeri. È vero che è stato compensato con una crescita di Porto Torres, più 80 per cento, e Golfo Aranci, più 30 per cento, ma come numeri assoluti questi dati ci devono far riflettere». Marcetti mette l’accento anche su un’altra rotta. «La Santa Teresa-Bonfacio è il nostro collegamento internazionale. Potrebbe essere una chiave per attirare anche i turisti francesi, che sono diventati i secondi dopo i tedeschi. La Corsica ha una continità con il resto della Francia particolarmente vantaggiosa e potrebbe diventare la tappa intermedia per chi vuole arrivare nell’isola».

Dmo. Marcetti non sembra scaldarsi di troppo entusiasmo davanti al nuovo strumento che la Regione porta avanti: il Dmo. «Non può essere un totem che risolve i problemi. Osservo solo che sono quattro gli assessori che hanno tentato di crearlo, ma il mandato è sempre scaduto prima. Confido nelle grandi capacità dell’assessore Barbara Argiolas».

Seconde case. «Non le demonizzo. Al contrario nei periodi di grande sovraffollamento consentono di smistare una parte dei turisti che arrivano. La realtà è che si dovrebbero far uscire dal mercato nero. Ma non vanno considerate un male assoluto. Consentono di rispondere a una domanda turistica. In caso contrario non si capirebbe il successo dei b&b». Nuove strutture. Anche sui nuovi alberghi Marcetti ha una visione differente. «Ben vengano nel rispetto delle leggi – afferma –, ma io mi faccio un’altra domanda, chi li costruisce? Chi ha le risorse da investire? Ho notato che l’attenzione si è focalizzata sulle 60 strutture in tutta la Sardegna che sono all’interno dei 300 metri dal mare. Credo che sia necessario per loro dotarsi degli standard turistici che ora esige il mercato. Si vuole fare turismo tutto l’anno ma si impedisce agli hotel di avere le spa e i centri benessere. Di fare camere più grandi e col riscaldamento. È un controsenso. Rispettiamo le leggi, ma non diventiamo talebani. Certi interventi sono indispensabili per restare sul mercato. Spesso ci si dimentica che chi gestisce le catene alberghiere vende l’ambiente dell’isola e vive di quello. Perché dovrebbe distruggerlo? Io faccio una controproposta. Aiutiamo le zone interne a strutturarsi per offrire una accoglienza turistica di eccellenza. Creiamo una legge urbanistica che consenta questo tipo di interventi. Questi sono modi concreti per combattere lo spopolamento e le difficoltà che spesso vivono determinate aree dell’isola che hanno un potenziale non valorizzato».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative