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Pecorino, polemica sul prezzo

Pecorino, polemica sul prezzo

Coldiretti: «È arrivato a 8,50 euro al chilo, ma resta fermo quello del latte»

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CAGLIARI. Sale ancora il prezzo del pecorino romano. «Se il prezzo del latte seguisse il trend di crescita del pecorino romano dovrebbe essere pagato a 1,21 euro al litro e non 60 centesimi. Ma nessuno ne parla», protesta Battista Cualbu, presidente di Coldiretti Sardegna.

Il pecorino romano, prodotto con il latte pagato a 0,60 centesimi, tocca gli 8,50 euro al chilo mentre il latte cresce a rilento: raggiunti gli 85 centesimi al litro si è bloccato. «Un film già visto, in cui a guadagnare è sempre e solo una parte della filiera, quella della trasformazione», si indigna Cualbu . Gli fa eco il direttore di Coldiretti, Luca Saba: «C’è una differenza abissale tra il trend di crescita del pecorino romano e quello del latte. Quello del formaggio è più che raddoppiato, l’altro invece è fermo. La realtà è che il prezzo del latte, rispetto a quello del pecorino romano, è cresciuto addirittura meno della metà. Tradotta in soldoni la differenza è di circa 100 milioni di euro. Denari che, ancora una volta, mancano dalle tasche dei pastori. Gli stessi che, con il latte crollato a 60 centesimi, la scorsa annata hanno pagato 130 milioni dei 150 persi con il crollo del prezzo del pecorino romano». Continua Saba: «Con una crescita così veloce del prezzo del romano in cinque mesi, c’è il rischio che qualcuno ci speculi e scarichi i costi sui pastori. È necessario un accordo di filiera per garantire tutti. Il rischio è che si assista a breve ad un nuovo crollo del pecorino, anche peggiore di quello vissuto nel 2016».

«In questa situazione ci preoccupa il silenzio non solo dei trasformatori ma anche dell’Oilos, l’organismo al quale ci si è affidati per poter programmare e gestire un futuro diverso del comparto, ma che al momento continua a tacere – dice Culabu – La realtà è che il prezzo del latte continua a dettarlo una parte della filiera e non il mercato. In questo modo non si mettono in condizione i pastori di poter conoscere i dati e avere gli stessi strumenti della controparte per poter sedersi ad un tavolo e contrattare».

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